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Cronaca

Attentato a Ranucci: arresti tra Avellino e Napoli

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I quattro presunti esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 a Sigfrido Ranucci a Pomezia sono tutti residenti in Campania e già noti alle forze dell’ordine

Sono tutti campani i presunti esecutori materiali dell’attentato presso l’abitazione del giornalista Sigrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre del 2025.

Come riporta l’ANSA, tre dei quattro sono della provincia di Avellino e uno della provincia di Napoli.Destinatari del provvedimento cautelare una giovane coppia Pellegrino D’Avino, destinatario della custodia cautelare in carcere e sua moglie Marika De Filippi, destinataria degli arresti domiciliari entrambi residenti ad Avella, Saverio Mautone residente a Sperone (AV), destinatario della custodia cautelare in carcere e Antonio Passariello residente a Cicciano (Na), destinatario anch’egli della custodia cautelare in carcere. Ad emettere il Provvedimento il Gip presso il Tribunale di Roma.

I reati contestati

Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione e porto di materiale esplosivo, danneggiamento, minaccia e utilizzo di un ordigno esplosivo, aggravati dal metodo mafioso e dalla partecipazione di più persone.

Come previsto dall’ordinamento italiano, gli indagati devono considerarsi non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Le contestazioni mosse dalla Procura rappresentano, allo stato, l’ipotesi accusatoria che dovrà essere verificata nel corso del procedimento.

L’aggravante mafioso

L’aggravante del metodo mafioso contestata agli indagati riguarda le modalità dell’azione e il contesto investigativo, ma non equivale, di per sé, all’accertamento dell’appartenenza a un’organizzazione mafiosa.

L’elemento geaografico

L’elemento geografico ha attirato l’attenzione degli investigatori perché tre dei quattro presunti esecutori provengono dalla stessa area territoriale, quella del Baianese, mentre il quarto vive in un comune immediatamente limitrofo. Tuttavia, allo stato delle indagini, la Procura di Roma non ha attribuito pubblicamente l’attentato a uno specifico clan camorristico.

Le intercettazioni e la ricostruzione investigativa

Tra gli elementi raccolti dalla Procura figurano anche numerose intercettazioni telefoniche e ambientali che avrebbero contribuito a delineare il quadro investigativo.

Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe effettuato sopralluoghi nei giorni precedenti all’attentato, utilizzato telefoni dedicati per evitare di essere individuato e pianificato nei dettagli l’azione.

L’ipotesi investigativa è che il commando abbia agito dietro compenso economico, circostanza che rafforza la convinzione degli inquirenti secondo cui dietro l’attentato vi sarebbe un livello organizzativo ulteriore rispetto agli esecutori materiali.

Il nodo dei mandanti

Se gli arresti rappresentano una svolta nell’individuazione dei presunti autori materiali, il vero obiettivo dell’inchiesta resta ora l’identificazione dei mandanti.

Nell’ordinanza cautelare il giudice per le indagini preliminari evidenzia infatti come non sia stato ancora possibile individuare chi avrebbe commissionato l’attentato e per quale preciso movente.

Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia proseguono quindi per ricostruire l’intera catena decisionale, verificare eventuali collegamenti con ambienti della criminalità organizzata e accertare chi avrebbe finanziato e pianificato l’azione intimidatoria.

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