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Campi Flegrei, sicurezza delle abitazioni: contributi pubblici fino al 50%. Intervista all’ingegnere Pasquale Coppola 

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Il nuovo decreto punta sulla prevenzione sismica nelle aree a rischio: risorse, interventi ammessi e territori coinvolti.

Prevenire anziché ricostruire. È questa la linea tracciata dal Decreto del 12 novembre 2025, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 gennaio 2026 n. 11, che introduce contributi pubblici diretti per la riduzione della vulnerabilità sismica degli edifici residenziali privati situati nell’area dei Campi Flegrei.

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Un provvedimento che interessa migliaia di famiglie e che punta sulla sicurezza strutturale prima dell’emergenza. Ne parliamo con l’ingegnere Pasquale Coppola, professionista impegnato da anni nell’analisi del rischio sismico del territorio.

Ingegnere Coppola, di cosa si tratta esattamente?

«Il decreto introduce un sistema di contributi pubblici a fondo perduto, destinati a finanziare interventi di riduzione della vulnerabilità sismica degli edifici residenziali.

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Non è una misura post-disastro: è prevenzione pura, pensata per mettere in sicurezza le abitazioni prima che si verifichi un evento grave».

Quali territori sono interessati?

«Il provvedimento riguarda la cosiddetta zona di intervento dei Campi Flegrei, in particolare i Comuni di Napoli, Pozzuoli e Bacoli, aree caratterizzate da un’elevata esposizione al rischio sismico e bradisismico».

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Resta tuttavia una criticità rilevante: il Comune di Monte di Procida, pur ricadendo anch’esso in ambito di Zona Rossa dei Campi Flegrei, è stato escluso dal Decreto-Legge per quanto riguarda la possibilità di accesso alla procedura CARTIS per la valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici. Una scelta normativa che, di fatto, limita l’accesso ai contributi pubblici per un territorio soggetto a rischi analoghi.

Chi può accedere ai contributi?

«Possono presentare domanda:

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  • i proprietari degli immobili,
  • gli usufruttuari,
  • i conduttori, se delegati,
  • i condomìni, tramite amministratore.

Il requisito essenziale è che si tratti di edifici residenziali privati con vulnerabilità sismica accertata».

Che tipo di lavori vengono finanziati?

«Il decreto distingue due categorie di interventi:

  • rafforzamento locale, per eliminare criticità strutturali specifiche;
  • miglioramento sismico, con interventi più incisivi che aumentano la sicurezza globale dell’edificio.

Sono comprese anche le spese tecniche, le indagini strutturali e le opere edilizie strettamente connesse».

Qual è l’entità del contributo pubblico?

«Il contributo può arrivare fino al 50% del costo ammissibile per ciascuna unità immobiliare. Il restante 50% resta a carico del proprietario. Il costo ammissibile include progettazione, direzione lavori, indagini, lavori strutturali e opere connesse».

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Quante risorse sono state stanziate?

«Il decreto prevede 20 milioni di euro l’anno, dal 2025 al 2029, per un totale di 100 milioni di euro. Le risorse vengono ripartite tra i Comuni in base al numero e alla vulnerabilità degli edifici».

Come si presenta la domanda?

«Le domande vanno presentate ai Comuni competenti. Per l’annualità 2026 il termine ordinario è fissato al 31 luglio, salvo eventuali riaperture in presenza di fondi residui. Le graduatorie tengono conto del livello di rischio e della qualità tecnica dei progetti».

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Che valore ha questo decreto per il territorio?

«È un cambio di paradigma – conclude l’ingegnere Pasquale Coppola –. Lo Stato sceglie di investire sulla prevenzione, riducendo il rischio prima che si trasformi in tragedia. Meno emergenze, meno sfollati, più sicurezza per chi vive in queste zone».

A cura dell’Avvocato Lelio Mancino

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