Politica
“Votali!”: la catena del favore che soffoca la voce nelle aree interne
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9 mesi fail

Carmine Pascale: “Critico le scelte politiche, non le persone. Serve rispetto per il dissenso e libertà dalle logiche clientelari che soffocano le nostre comunità”
Quando mi chiedono qui a Montella “Ma tu ce l’hai col sindaco?”, la mia risposta è spesso: “Quale dei tanti?”
Vorrei fare una precisazione che, a volte, non è così scontata: è importante distinguere sempre tra la sfera personale di un individuo e il ruolo istituzionale che ricopre. Non si ha nulla contro la vita privata di nessuno, tantomeno di chi ricopre cariche pubbliche; ognuno è libero di vivere come desidera. Le critiche si sono concentrate sulle azioni politiche e sulle scelte amministrative, mai sulla persona in quanto tale.
Ho manifestato il mio disaccordo su alcune decisioni, è vero, ma ho sempre cercato di farlo con equilibrio e rispetto. Ciò dovrebbe bastare a dimostrare che non si tratta di un’avversione individuale. Se l’ostilità prende il sopravvento, infatti, è difficile mantenere la razionalità e il rispetto nel giudizio; l’emozione soffoca la logica, trasformando un’analisi costruttiva in un attacco fine a se stesso.
Quindi, no, non ho un problema con un sindaco specifico. Semplicemente, come cittadino ed elettore, non mi sento rappresentato dall’attuale classe politica, che sia nel mio paese, a livello provinciale, regionale o nazionale. Il dissenso nasce da una percezione di mancata rispondenza tra le azioni politiche e le legittime aspettative di equità, responsabilità e buona amministrazione. Non deriva da animosità verso chi detiene cariche pubbliche.
Tornando alla domanda iniziale, trovo sia una sconfitta comune dover giustificare certe affermazioni. Oggi, dove il confine tra un tweet e una dichiarazione di guerra sembra assottigliarsi, poter esprimere il proprio pensiero sulla politica – soprattutto se con pacatezza e costruttività – sui social dovrebbe essere la norma. Invece, specie nei contesti di paese dove tutti si conoscono, questo è solitamente percepito come un’offesa personale.
E proprio in tale dinamica si annida uno dei mali più profondi delle nostre comunità, specialmente nelle aree interne: la dipendenza dal politico-padrone di turno. Vuoi un lavoro per tuo figlio? Ti serve una visita specialistica? Hai una pratica ferma in comune? Ti occorre una “spintarella” per un concorso, per il negozio o magari un incarico con affidamento diretto? La risposta è sempre la stessa: “Votali!”. E così, il paese resta incatenato in un ciclo perverso di favori e ricatti, dove la libertà di espressione e di scelta è soffocata dalla necessità o dalla paura di rimanere ai margini.
Nota stampa Carmine Pascale

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