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Infiltrazioni della Camorra a Melito: le motivazioni del commissariamento

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Infiltrazioni della Camorra a Melito, nella relazione che il Ministro dell’Interno ha inviato al Quirinale le motivazioni: presunti intrecci tra politica e camorra, cimitero, mercato ortofrutticolo e andamento degli uffici

Una situazione di degrado gravissima duvute alle infiltrazioni camorristiche quella del Comune di Melito, che si protrae da troppi anni e che ha portato allo commissariamento dell’Ente.

Le vicende giudiziarie che hanno investito l’ultima amministrazione di Melito di Napoli hanno provocato anche una commissione di accesso che, per sei mesi (tre canonici e tre di proroga), ha indagato e fornito un quadro nefasto delle condizioni in cui versa la città di Melito, compromessa dalle infiltrazioni camorristiche.

“Al termine dell’indagine ispettiva” si legge nella relazione, e sulle conclusione della commissione d’accesso, “il prefetto di Napoli ha convocato il 12 dicembre 2023 il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica” al quale hanno partecipato anche “il sostituto procuratore della Repubblica della direzione distrettuale antimafia presso il tribunale di Napoli e il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli Nord”. Questi ultimi hanno evidenziato “il drammatico e avvilente quadro delle attività amministrative e gli accertati e significativi elementi di compromissione dell’azione dell’ente” e ciò ha portato ad esprimersi “all’unanimità con gli altri componenti del comitato per l’avvio della procedura di scioglimento, attesa la necessità di disporre, sollecitamente, iniziative di ripristino della legalità violata”.

Questo il quadro in cui versa il comune di Melito e nella relazione del Ministro Piantedosi si legge “il territorio su cui insiste il comune di Melito di Napoli è caratterizzato dalla presenza di diversi gruppi criminali di stampo camorristico” ed a questo si somma la “debolezza politico-amministrativa delle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo, inclusa l’ultima, le quali nei decorsi 20anni non hanno mai portato a compimento, fino alla scadenza naturale, il mandato elettorale ricevuto”.

Politica

Melito, infatti, ha subito ben cinque scioglimenti “dell’organo assembleare” tra cui anche un’altro “per condizionamenti di tipo mafioso, procedimento dissolutorio che ha preso l’avvio a seguito di altra ordinanza cautelare che ha riguardato, tra gli altri, anche un ex sindaco pro-tempore ed esponenti della criminalità organizzata indagati, anche in quella circostanza, ‘per associazione di tipo mafioso e voto di scambio'”.

Alla fragilità di cui si parla nella relazione è aggiunta anche l’amministrazione eletta nel 2021, e si pone la “sostanziale continuità politico-amministrativa tra le due ultime amministrazioni elette, atteso che ben 11 consiglieri comunali, tra i quali è compreso anche il primo cittadi nonché unassessore, erano già in carica nella precedente consiliatura”.

Tant’è che il Prefetto – nella relazione presentata al Ministro – scrive che gli elementi di continuita politica-amministrativa “assumono rilevanza dirimente ai fini della riferibilità, anche all’Amministrazione comunale eletta al termine delle consultazioni elettorali dell’ottobre 2021 (…) delle ingerenze criminali, responsabili, soprattutto dell’illegittima gestione della concessione afferente i lavori e i servizi del cimitero comunale, nonché dell’omesso controllo e vigilanza sugli immobili dî edilizia pubblica ex lege n. 219/81“.

Ulteriori elementi che hanno portato allo scioglimento sono ripresi da quanto riportato dall’ordinanza cautelare che ha investito parte della politica di Melito e non solo.

Si legge infatti ancora nel documento che “dalle cui risultanze sono stati tratti numerosi riscontri circa l’esistenza dei menzionati collegamenti tra la struttura politica e burocratica dell’ente e il gruppo camorristico locale”.

“In riferimento alle elezioni amministrative del 2021” si legge ancora “l’autorità indagante ha accertato e proceduto per i reati di estorsione, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione e concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso”.

Avrebbe inoltre rivelato “nelle fasi preliminari del procedimento elettorale ‘l’elevato grado di influenza’ esercitato dalla locale consorteria per individuare le candidature e gli schieramenti politici ritenuti più affidabili per gli interessi del clan su cui dirottare i pacchetti di voti provenienti, in particolare, da un complesso reidenziale cittadino soggetto più di altri al controllo mafioso“.

La relazione riporta infatti quanto messo nero su bianco nel provvedimento giudiziario dal quale emerge una “fitta rete di interlocuzioni, ove di non veri e propri accordi, tra rappresentanti della politica locale edesponenti dî spicco della locale criminalità organizzata (…) a dimostrazione della permeabilità delle formazioni politiche ai condizionamenti mafiosi la spregiudicatezza con le quali le trattative sono state condotte nel periodo immediatamente precedente le consultazioni elettorali” del 2021.

Addirittura la commissione d’indagine “rivela come la locale organizzazione criminale si sia riservata il potere di scegliere chi sostenere e chi, invece, addirittura bloccare, come avvenuto per un candidato in un primo momento voluto dal locale capo cosca e poi ‘invitato’ a non candidarsi o, comunque, a non assicurarsi molti voti”. Pone in “rilievo l’attività svolta da un imprenditore locale in favore del futuro sindaco volta ad assicurare un congruo numero di voti e la rinuncia a candidature da parte di avversari politici”.

Un contesto in cui si permeerebbero interessi politici, del clan e personali, tant’è che nella relazione è riportato di una conversazione in cui verrebbero riferite ad un “esponente della locale cosca delle intese in corso nonché di una riunione alla quale dovrà partecipare per discutere del sostegno assicurato dal clan“.

Abbattimento muro

L’attività ispettiva ha verificato si legge ancora nella relazione: “le immediate ricadute amministrative delle riferite interferenze criminali su alcuni servizi comunali quali la gestione del cimitero comunale, o l’esecuzione di alcune opere come diretta conseguenza di promesse elettorali fatte al locale gruppo camorristico e puntualmente adempiute subito dopo il voto, come nel caso segnalato dell’abbattimento di un muro e della realizzazione di un impianto sportivo in una specifica area cittadina”.

La relazione del Prefetto “ha riferito dei rapporti personali e delle frequentazioni rilevate a carico di numerosi amministratori comunali con soggetti controindicati”.

Personale burocratico

Da quanto si apprende dalla relazione non solo sarebbero coinvolti esponenti politici, ma anche parte del personale burocratico che “risulta avere rapporti parentali, di affinità o di frequentazione con soggetti riconducibili al contesto criminale melitese”. Il Prefetto, infatti, evidenzia “la posizione di un dipendente comunale, sospeso dal servizio in quanto destinatario una misura cautelare in carcere, a carico del quale sono ipotizzate responsabilità penali per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e intestazione fittizia di beni, reati aggravati dal metodo mafioso”.

Accennato anche ad un altro caso di un dipendente del comune “il cui coniuge risulta essere socio accomandatario di un’impresa alla quale partecipano soggetti ritenuti concorrenti esterni di uno dei cartelli camorristici della zona”.

A questi casi si aggiunge anche quello di un ex dipendente della Polizia Municipale “responsabile dei servizi cimiteriali dal mese di settembre 2017 al mese di luglio 2020 […] nei cui confronti è stata eseguita una misura cautelativa giudiziaria in quanto ritenuto intraneo all’associazione camorristica locale, e accusato, inoltre, di aver partecipato attivamente alle attività estorsive dei cantieri edili e delle ditte commerciali indicategli dalla predetta consorteria”.

La relazione parla inoltre di “irregolarità nell’espletamento delle procedure concernenti affidamenti di commesse pubbliche, come in quelle relative alla manutenzione del verde cittadino, lavori frequentemente attribuiti alle stesse ditte in violazione del principio di rotazione degli affidamenti”.

In merito a tale circostansa si legge “dell’affidamento, ‘in violazione dell’allora vigente normativa in materia di appalti’, del servizio di ordinaria e straordinaria manutenzione del verde pubblico per la durata di sei mesi nel 2023 ad una società peraltro, già assegnataria di analoghi lavori nel 2021 e nel 2022”. Si legge inoltre che il “rappresentante legale è uno stretto parente di un soggetto controindicato segnalato dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza per il reato di cui all’art. 416 dis c.p. e destinatario di ordinanza cautelare nel giugno 2021, per il medesimo reato, per aver fatto parte di una locale associazione di stampo camorristico”.

Mercato ortofrutticolo

Il Prefetto si sofferma ancora su un tema da sempre dibbattuto politicamente e non solo: quello del mercato ortofrutticolo. Le criticità riguarderebbero la gestione, ponendo l’accento sulle “problematiche conseguenti ai mancati controlli comunali sulle aree del mercato, portate alla luce a seguito di sopralluogo disposto dall’attuale gestione commissariale”.

Le verifiche, infatti hanno permesso di “constatare che tra i soggetti responsabili di occupazioni abusive è presente uno degli amministratori destinatari dell’ordinanza cautelare individuato come un concorrente esterno della locale associazione camorristica in quanto, pur non essendo stabilmente inserito nella predetta compagine criminale, operava sistematicamente con gli associati fornendo uno specifico e concreto contributo ai fini della conservazione e del rafforzamento dell’associazione camorristica”.

Il Prefetto inoltre evidenzia “la rappresentata assenza di controlli, in uno alla presenza fra gli espositori di soggetti riconducibili alla compagine politica e, in qualche caso al clan locale dominante sul territorio, lasciano intravedere una volontà da parte della struttura burocratica dell’Ente di non approfondirne, con mezzi ordinari, la legittimità della presenza, sia per il difetto di formale assegnazione degli stands, che della correntezza dei versamenti dei canoni dovuti e mai versati”.

Cimitero

Altro capitolo critico è rappresentanto dall’atto concessorio del Cimitero di Melito affidato in “project financing” ritenuto, come riportato nel documento, fortemente condizionato dalla
criminalità organizzata
.

L’ispezione avrebbe riscontrato numerosi inadempimenti da parte della società concessionaria posti in essere sia nel corso della precedente che dell’attuale consiliatura, verso i quali i competenti uffici del comune di Melito di Napoli – affidati peraltro a responsabili di settore e dipendenti destinatari dell’ordinanza cautelare del 2021 e riconducibili alla locale organizzazione criminale – non hanno posto in essere azioni di contrasto o di autotutela miranti a ripristinare la legittimità dei rapporti contrattuali e a tutelare gli interessi pubblici.

Vi sarebbero inoltre frequentazioni ed interessenze tra il titolare di fatto della società che ha in gestione il servizio (società poi costituitasi in ATI), la politica melitese e la locale criminalità organizzata.

La relazione riporta inoltre di “frequentazioni ed interessenze tra il titolare di fatto della società che ha in gestione il servizio (società poi costituitasi in ATI), la politica melitese e la locale criminalità organizzata”.

Ulteriori conferme dell’ingerenza della criminalità – secondo quanto riportato dalla relazione – verrebbero dall’ordinanza cautelare dalla quale emergerebbe che un componente dell’assetto gestionale della concessionaria, legato affettivamente al predetto imprenditore e che ha rivestito, in passato, anche pubblici incarichi, ha stretti rapporti familiari con un candidato consigliere comunale presentatosi nell’ultima tornata amministrativa di Melito di Napoli con una lista elettorale vicina ad un noto esponente del clan camorristico locale i cui voti sarebbero poi stati dirottati, in fase di ballottaggio, in favore del sindaco eletto.

Riguardo la questione cimitero che “ha rilevato molteplici profili di criticità”, si aggiungerebbe anche il mancato completamento dei lavori di ammodernamento del nuovo cimitero e della manutenzione straordinaria di quello vecchio in stato di degrado. Non solo, si aggiunge anche che risultano mancanti i pagamenti dei canoni e degli aggi concessori e un’irregolare esecuzione contrattuale, tutta finalizzata alla massimizzazione del profitto privato, a scapito del comune di Melito di Napoli.

La relazione spiega che questi inadempimenti e irregolarità sono’ stati tollerati, se non favoriti, dalle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo, compresa l’ultima uscente, come si può evincere anche dall’esame delle vicende che hanno riguardato un protocollo di intesa sottoscritto dal comune e dal concessionario avente la finalità di risolvere le controversieulla gestione del cimitero comunale; atto pattizio giudicato sostanzialmente illegittimo dall’ANAC che, con deliberazione assunta nel febbraio 2021, invitava ilcomune di Melito di Napoli ad adottare provvedimenti volti a ricondurre nell’alveo della legalità laconcessione in essere e a comunicare all’autorità medesima le relative determinazioni assunte al riguardo.

In conclusione l’attivà ispettiva ha consegnato un quadro degradante sottolineando che la mala gestio del servizio è stata oggettivamente favorita ‘dal contesto di degrado politico e organizzativo in cuil comune versa da anni’ e dalle interferenze e dai condizionamenti della criminalità organizzata, i cui combinati effetti hanno compromesso il regolare svolgimento di una delie funzioni fondamentali di un ente locale e contribuito in maniera significativa al determinarsi dei presupposti sulla base dei quali il comune di Melito di Napoli ha poi dichiarato il dissesto finanziario.

Compromissione dell’andamento amministrativo degli uffici comunali

La commissione d’indagine avrebbe ravvisato criticità “nell’espletamento della procedura di un concorso interno, indetto per la progressione di categoria, riservato al personale in servizio”. Avrebbe rilevato, infatti “le ripetute anomalie e irregolarità che hanno caratterizzato lo svolgimento dell’iter di approvazione del regolamento comunale concernente le procedure comparative per lprogressioni verticali e del relativo bando. La commissione d’indagine segnala al riguardo ‘un’indebita commistione degli organi politici néell’approvazione del bando'”.

L’approvazione del regolamento – a quanto si legge – “non è stata preceduta dalla votazione dell’organo consiliare dell’ente, bensì da una anomala, preliminare, valutazione di una commissione consiliare”. Inoltre “è risultata erronea una prima presa d’atto, poi corretta, sul numero dei canditati partecipanti al menzionato concorso, che si è concluso con la scelta di un candidato già segnalato in precedenza per avere, per il tramite di un proprio familiare, ‘legami di continuità’ con un gruppo camorristico presente in quel territorio”.

Vi sarebbero anomalie e irregolarità riscontrate dalla commissione d’indagine riguardanti “un’altra procedura concorsuale, per la copertura di un posto di categoria C, tramite progressione verticale”.

Interrogazioni Banca Dati Nazionale Antimafia

Nel periodo che va da ottobre a maggio del 2023, riporta il documento, la commissione di indagine ha accertate solo “tre interrogazioni effettuate alla banca dati nazionale antimafia (BDNA)”. Sarebbero troppo pochi accessi “se paragonati agli accessi effettuati dallo stesso ente locale nei restanti mesi del 2023, in costanza della gestione commissariale”.

“La mancata effettuazione di controlli”, si legge ancora, “certifica, quanto meno per il periodo considerato, che le commesse pubbliche di lavori e forniture di beni e servizi, così come le licenze commerciali, i provvedimenti autorizzativi e concessori comunali, sono stati espletati omettendo compiutamente le prescritte verifiche di legge”.

Un quadro assolutamente degradato dal punto di vista socio-politico-amministrativo al quale è da aggiungere una infiltrazione camorristica seria che da anni spinge la città di Melito di Napoli verso l’avvitamento socio-economico-culturale.

Ciò ha portato alla decisione di comminare al comune il più lungo periodo di commissariamento previsto dalla legge. Ciò dovrebbe portare al risanamento dell’Ente.

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