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Marmolada, uno studio ricostruisce le cause del crollo del seracco del 2022
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Calore penetrato nel ghiaccio, una fitta rete di fratture e la pressione dell’acqua di fusione avrebbero portato il ghiacciaio a una condizione di “equilibrio critico”
A quasi quattro anni dalla tragedia della Marmolada, una nuova ricerca scientifica chiarisce i meccanismi che portarono al distacco del seracco avvenuto il 3 luglio 2022. Quel giorno una grande massa di ghiaccio si staccò nei pressi di Punta Rocca, travolgendo il percorso verso Punta Penia e causando la morte di undici alpinisti.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, esclude l’esistenza di un’unica causa. Il collasso sarebbe stato invece il risultato dell’azione combinata di più fattori che avevano progressivamente indebolito la massa glaciale.
Il ghiaccio era diventato più caldo e fragile
I ricercatori hanno sviluppato un modello tridimensionale capace di ricostruire il comportamento termico e meccanico del ghiacciaio. Dall’analisi emerge che l’aumento della temperatura non aveva interessato soltanto la superficie, ma anche le parti più interne del ghiaccio.
Quando la temperatura del ghiaccio si avvicina al punto di fusione, la sua capacità di resistere alle sollecitazioni diminuisce. In termini semplici, il ghiaccio diventa meno rigido e più vulnerabile alla rottura.
A questa condizione si aggiungeva la presenza di numerose fratture e crepacci. Queste discontinuità funzionavano come punti deboli all’interno della massa, riducendone ulteriormente la stabilità. Gli studiosi parlano infatti di una situazione di “equilibrio critico”: il ghiacciaio era ancora fermo, ma bastava un ulteriore cambiamento per provocarne il cedimento.
Il ruolo dell’acqua prodotta dalla fusione
Un altro elemento importante sarebbe stato rappresentato dall’acqua di fusione, prodotta dalle temperature eccezionalmente elevate registrate nei mesi di maggio e giugno del 2022.
L’acqua, penetrando nelle fratture e raggiungendo la base del ghiacciaio, avrebbe aumentato la pressione sotto la massa di ghiaccio, riducendo l’attrito che la manteneva ancorata alla roccia. È come se il ghiacciaio avesse perso progressivamente parte della propria presa sul terreno.
Secondo il modello elaborato dagli studiosi, l’aumento della temperatura interna, la presenza delle fratture e la pressione dell’acqua agirono insieme fino a rompere il delicato equilibrio della massa glaciale e a innescare il collasso.
Un possibile strumento per prevenire nuovi rischi
La ricerca non serve soltanto a comprendere quanto accadde sulla Marmolada. Il modello sviluppato potrebbe essere applicato anche ad altri ghiacciai alpini per individuare condizioni di instabilità e migliorare la valutazione dei pericoli.
Gli autori sottolineano infatti che molti ghiacciai delle medie latitudini stanno arretrando e si trovano esposti a condizioni climatiche simili. Il riscaldamento globale non determina automaticamente il crollo di un ghiacciaio, ma può creare le condizioni che ne aumentano la fragilità e la probabilità di cedimento.
Lo studio completo, intitolato Climate Warming and Ice Weakening Trigger Alpine Glacier Collapses: The Marmolada Case, è consultabile sulla rivista Geophysical Research Letters al seguente indirizzo: leggi la ricerca scientifica originale.

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