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Lavoratori senza stipendio e TFR: cosa fare per recuperare quanto spetta
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Tra aziende che chiudono e stipendi bloccati, l’avvocato Alfonso Savino spiega come tutelare salario e TFR: dalla messa in mora al Fondo di Garanzia INPS, agire subito è decisivo.
In un tempo segnato da crisi aziendali, chiusure improvvise e posti di lavoro sempre più fragili, sono molti i lavoratori che si ritrovano senza stipendio, senza trattamento di fine rapporto e, spesso, senza sapere come reagire. In questi casi, però, restare fermi è l’errore più grave.
A spiegarlo è l’avvocato Alfonso Savino, esperto di diritto del lavoro, che richiama l’attenzione su un principio essenziale: agire subito per non perdere i propri diritti.
“La prima regola è non restare in silenzio”, sottolinea l’avv. Savino. “Il lavoratore deve raccogliere immediatamente tutta la documentazione utile: contratto di lavoro, buste paga, estratti contributivi INPS e ogni eventuale comunicazione intercorsa con l’azienda. Con questi elementi, il legale può predisporre una messa in mora formale, che rappresenta il primo passo per richiedere ufficialmente le somme dovute”.
Il problema si complica quando l’azienda ha cessato l’attività oppure viene assoggettata a procedura concorsuale. Anche in questi casi, tuttavia, il lavoratore non è privo di tutela. “Se l’impresa chiude o fallisce, è necessario presentare domanda di ammissione al passivo presso il Tribunale”, spiega Savino. “I crediti di lavoro, come stipendi arretrati e TFR, godono di un privilegio riconosciuto dalla legge e hanno quindi una posizione preferenziale rispetto a molti altri creditori”.
Quando però il patrimonio dell’azienda non basta a soddisfare i crediti, entra in gioco uno strumento fondamentale: il Fondo di Garanzia INPS. Si tratta di una tutela concreta, spesso decisiva, che consente al lavoratore di recuperare il TFR e, in presenza dei requisiti previsti, anche le ultime tre mensilità non corrisposte.
“Il Fondo di Garanzia consente di evitare che il lavoratore resti definitivamente privo delle somme maturate”, evidenzia l’avvocato Savino. “Occorre però dimostrare lo stato di insolvenza del datore di lavoro, attraverso una procedura concorsuale oppure mediante un’azione esecutiva conclusasi senza esito utile”.
Dal punto di vista operativo, per accedere a questa tutela bisogna presentare apposita domanda online all’INPS, allegando la documentazione necessaria. Tra gli atti richiesti rientrano, a seconda dei casi, il provvedimento di ammissione al passivo, la sentenza dichiarativa di fallimento — oggi liquidazione giudiziale — la documentazione relativa al credito riconosciuto e la prova del rapporto di lavoro.
“Una volta verificata la sussistenza dei requisiti, l’INPS provvede direttamente al pagamento delle somme spettanti al lavoratore”, chiarisce ancora Savino. “È dunque fondamentale che la domanda sia completa e correttamente documentata”.
Il messaggio finale è chiaro e non lascia spazio a incertezze: la tempestività è decisiva. Attendere troppo può compromettere la possibilità di recuperare quanto dovuto o rendere più complesso l’iter di tutela.
In un contesto economico già segnato da difficoltà e precarietà, conoscere i propri diritti e attivarsi senza ritardi diventa essenziale. Perché il lavoro non è solo fonte di reddito, ma dignità, sicurezza e giustizia sociale. E difendere il salario e il TFR significa, prima di tutto, difendere la persona.
A cura di Lelio Mancino

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