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Napoli, verso la riapertura della Biblioteca dei Girolamini

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La storica biblioteca del Complesso Monumentale dei Girolamini a via Duomo dovrebbe riaprire al pubblico in primavera

La storia della Biblioteca e del Complesso dei Girolamini

È prevista per la prossima primavera la riapertura della Biblioteca Statale Oratoriana dei Girolamini, una delle più antiche istituzioni pubbliche di Napoli, con una raccolta libraria di circa 159.700 volumi manoscritti e stampati.

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L’antica biblioteca situata nel centro storico di Napoli è parte del più ampio complesso religioso fondato nel 1586 da un piccolo gruppo (composto da Antonio Talpa, Francesco Maria Tarugi e Giovenale Ancina) di sacerdoti provenienti da Roma dove, pochi anni prima, si erano raccolti insieme ad altri intorno alla figura di San Filippo Neri. Quest’ultimo aveva infatti fondato nella chiesa romana di San Girolamo della Carità la “Congregazione dell’oratorio”, ispirata ai valori evangelici della carità, dell’allegrezza spirituale e della semplicità, assegnando così ai suoi compagni gli appellativi con cui sono ancora conosciuti, vale a dire “Girolamini”, “Oratoriani”,Filippini”.

Giunti a Napoli su invito dell’arcivescovo Annibale di Capua, i padri oratoriani commissionarono la costruzione, in una vasta zona oggi compresa fra via Duomo e via dei Tribunali, di un insieme di sontuosi edifici, tra cui una chiesa in stile barocco, due chiostri, una quadreria e una biblioteca. Alla progettazione del complesso lavorarono, sin dai primi anni e nei secoli successivi – significativi interventi di restauro e completamento furono effettuati fino all’Ottocento –, alcuni tra i più famosi architetti e artisti italiani: i pittori Luca Giordano, Guido Reni e Pietro Cortona, a cui si devono gli affreschi e le decorazioni interne della chiesa; Domenico Fontana, primo supervisore dei lavori, e Ferdinando Fuga, che intervenne nel 1780 per la realizzazione della facciata della chiesa.

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Gli stessi Girolamini, a poco a poco, fecero della loro sede napoletana un vivace e poliedrico centro culturale, oltre che religioso, aperto al dialogo tra arti e scienze, attirando numerosi intellettuali laici e collezionando nel tempo, attraverso acquisti o donazioni, rinomati dipinti e libri preziosi. Testimoni dell’importante contributo offerto dai seguaci di Filippo Neri allo sviluppo del patrimonio storico-artistico partenopeo sono proprio le due aree della Quadreria e della Biblioteca.

Nella prima, una ricchissima pinacoteca che andrebbe decisamente riscoperta, sono esposte tavole e tele realizzate tra il Cinquecento e il Settecento da artisti appartenenti a scuole e stili diversi: sono presenti opere di pittori (in gran parte meridionali) manieristi, come Andrea da Salerno, Agostino Tesauro, Giovan Filippo Criscuolo, ma anche Federico Zuccari, il Pomarancio e il Cavalier d’Arpino; per poi passare al Seicento di matrice caravaggesca di Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Guido Reni, e a quello barocco dei napoletani Massimo Stanzione e Luca Giordano; c’è, infine, il primo Settecento con alcuni bozzetti firmati da Francesco Solimena e Ludovico Mazzanti.

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La seconda, invece, tra le poche biblioteche accessibili al pubblico durante il periodo della Controriforma, custodisce in sei sale un cospicuo e pregiato patrimonio librario composto da manoscritti – qui è conservato un codice miniato della “Divina Commedia” di Dante risalente alla metà del Trecento e confezionato a Napoli, il celebre “Filippino” –, libri a stampa (tra cui molti incunaboli e cinquecentine), periodici e, in un archivio a parte, un’enorme raccolta (circa 6500 documenti) di materiale relativo alla musica sacra del XVII e XVIII secolo, suddiviso in testi e partiture.

Tra gli scaffali si possono trovare edizioni rare e volumi di teologia, storia della Chiesa, storia e filosofia, diritto, scienza, musica e letteratura, frutto dei fondi acquisiti dai Girolamini nel corso del tempo. È il caso, particolarmente emblematico, del fondo intitolato a Giuseppe Valletta (1636-1714), giurista e bibliofilo napoletano, la cui collezione privata fu affidata alle cure della Congregazione dietro consiglio del filosofo napoletano Giambattista Vico (1688-1744).

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Sala dedicata a Giambattista Vico

Il degrado, le vicende giudiziarie e la riapertura tanto sperata

A differenza della chiesa, adibita a museo e visitabile in determinati periodi dell’anno, la Biblioteca dei Girolamini è ormai chiusa al pubblico da molto tempo, e precisamente dal 2012, quando fu posta sotto sequestro e il suo direttore sospeso e processato insieme ad altri complici per essersi appropriato illecitamente di alcuni preziosi libri antichi, vendendone una parte all’estero, approfittando dell’incarico ricoperto e del grave stato di incuria in cui il sito versava.

Adesso, la splendida biblioteca non è ancora fruibile e ulteriori interventi di restauro e riqualificazione sono attesi nei prossimi mesi per garantirne in primavera una riapertura – si auspica – definitiva. L’evento dovrebbe essere inoltre accompagnato da una mostra dedicata a un corpus di manoscritti conservati presso i Filippini e parte integrante della collezione personale di Andrea Matteo III di Acquaviva (1458-1529), condottiero ed erudito umanista.

Nella speranza che la Biblioteca dei Girolamini possa davvero riaprire le sue porte e rivelare a curiosi e appassionati gli inestimabili tesori che custodisce.

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