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A Ferrara, tra “Signori” e “Ma-iàl”!
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Luoghi comuni e curiosità della città emiliana tra Storia, Memoria e Gastronomia.
Città a misura d’uomo, dal centro storico raccolto e curato. Il panorama è mozzafiato dalla torre del suo fiabesco castello che è il “cuore pulsante” della città, circondata da possenti mura difensive e attraversata da stradine acciottolate dal fascino antico.
Cari viaggiatori, avete presente tutti gli stereotipi descrittivi ricorrenti di uno qualsiasi dei tanti blog di viaggio o, ancor di più, dello spazio limitatissimo di un reel sui social network che deve catturare l’attenzione in un lampo e concentrarla nella visione di poche immagini?
Ecco, a Ferrara, ci sono davvero tutti, ma attraversare i suoi “luoghi comuni” vuol dire scoprire un’incredibile ricchezza culturale, tutta italiana e tutta da assaporare, proprio come in un assaggio dei suoi tipici cappellacci alla zucca e noce moscata, in cui una sfoglia morbida e, allo stesso tempo, tenace il giusto, avvolge un ripieno dolce e salato, con quel pizzico di pungente che si lascia ricordare.
Signorile ed elegante, tranquilla di giorno, conviviale e di sera, Ferrara si racconta come una città dove, storicamente, il pensiero e le idee trovano terreno fertile per crescere, la visione trova i mezzi per divenire realtà.

Personaggi storici come Federico da Montefeltro, Lucrezia Borgia, Girolamo Savonarola, l’astronomo Copernico, grandi artisti come Boldini, De Chirico, il regista Antonioni e il progettista di auto Ettore Bugatti, poeti del calibro di Ludovico Ariosto e Torquato Tasso sono nati, morti, vissuti o transitati da qui, respirandone l’aria, traendo ispirazioni prima e lasciando traccia delle loro opere poi.
E’ sicuramente allo scrittore Giorgio Bassani che Ferrara deve molto del suo impegno alla memoria. Girare in città seguendo le pagine dall’autore è un modo discreto, ma potente per scoprire i luoghi legati alla cultura ebraica, per i quali sarebbe opportuno visitare la città nei primi giorni della settimana.
Il Complesso delle Tre Sinagoghe, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, Il Cimitero Ebraico di via delle Vigne (che conserva la lapide dell’autore) e il Parco Massari dai giganteschi cedri del Libano, che ha ispirato il romanzo “Il Giardino dei Finzi-Contini”.
Tra le righe di Bassani, il giardino è un perimetro bucolico quasi incantato, nel cui verde si confondono le speranze dei giovani ebrei che lo frequentavano, convinti che le alte mura di recinzione non fossero valicabili dagli imminenti orrori delle leggi razziali e delle conseguenti deportazioni.
“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie e le audaci imprese …” Le rime di Ariosto ben si adattano alle vicende della Signoria degli Este e rappresentano un altro filo conduttore che guida alla riscoperta della sua storia rinascimentale: dall’unicità del Castello circondato dall’acqua, rassicurante sfondo scelto da De Chirico per le sue “Muse Inquietanti”, al calendario su affresco del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia.
E’ alla potente lungimiranza della famiglia estense che si deve l’Addizione Erculea, un progetto di ampliamento che, a partire dal 1492, vede trasformare parte dei terreni agricoli in un prolungamento urbanistico che fanno di Corso Ercole I d’Este, con la razionalità e i dettagli degli edifici del Quadrivio degli Angeli, una delle strade più belle d’ Italia e d’Europa: il Rinascimento che assurge a modernità.
Mai al mondo, di quel tempo, s’era vista una città così bella come Ferrara e chissà se proprio ad allora che risale la tipica esclamazione ferrarese “ma-iàl!” che, variandone il tono comunque mai ingiurioso, può indicare rabbia, stupore, gioia, meraviglia.

Proprio la sensazione che si prova in uno degli edifici più belli della città. Preziosi, i capolavori d’arte conservati o ospitati per mostre nelle sue sale; ipnotici, i tagli delle oltre 8000 bugne sulle pareti esterne, in grado di giocare con luce e ombre. E’ Palazzo dei Diamanti che risalta per originalità, al cospetto della diffusa monocromia del rosso mattone, tipica del cotto ferrarese.
Ferrara è un condensato di arte e architettura che basta attraversare Piazza delle Erbe (oggi,“Trieste e Trento”) per scoprire Il Palazzo Ducale con il suo scalone d’onore, la Cattedrale di S. Giorgio con i leoni di marmo posti all’ingresso quasi a protezione degli interni decorati con un imponente “Giudizio Universale”; affiancare in parallelo l’antica Loggia dei Merciai o entrare nella vertigine estetica della Rotonda Foschini, nei pressi del Teatro Comunale.
Camminare o pedalare sono le uniche alternative possibili nel centro storico. Attenzione, è facile inciampare: nelle stradine più strette per via del selciato irregolare, per il quale sono stati adoperati i sassi del Po o per via del Listone, una sorta di gradino molto ampio che ricopre parte della piazza nelle adiacenze della Cattedrale per oltre 120 metri.
Di sera poi, il rischio aumenta, quando si vien fuori dalle storiche osterie,(qualcuna risalente addirittura al 1400), sazi di insaccati e pasticci elaborati, ed ebbri per il troppo vino rosso.
In questa città, uno solo dei cliché da racconto non è possibile: “C’era una volta”. Qui, le volte sono tante e ricoprono ancora i magazzini nella strada che, durante il medioevo, era destinata alla compravendita di merci e di “corpi”; oggi, invece è uno dei passaggi più romantici, spesso percorsa dagli innamorati che intrecciandosi in un abbraccio da “coppia”, il tipico pane ferrarese, svaniscono tra misteriosi veli di nebbia.
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