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Il Tesoro Nascosto: Un Picasso Riscoperto dopo 50 Anni

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Un capolavoro nascosto per decenni nel salotto di una famiglia di Pompei, ora confermato come un autentico Picasso grazie a una perizia del Tribunale di Milano. La famiglia Lo Rosso esulta, ma ribadisce: “Non lo vendiamo”.

In un racconto che sembra uscito da un romanzo, il ritratto “Buste de Femme Dora Maar”, attribuito al celebre pittore spagnolo Pablo Picasso, è rimasto appeso per oltre mezzo secolo nel salotto di una famiglia di Pompei, ignara del capolavoro custodito tra le mura domestiche.

Solo di recente, grazie a un’accurata perizia, l’opera ha ricevuto l’attestazione di autenticità, confermando il suo valore artistico e storico. Valutato oggi intorno ai 6 milioni di euro, il dipinto è al centro di una straordinaria vicenda che intreccia arte, destino e perseveranza.

Il Ritrovamento casuale e la storia della famiglia Lo Rosso

La storia inizia negli anni ’70, quando Luigi Lo Rosso, all’epoca rigattiere, lavorava a Capri. Durante uno dei suoi incarichi, si imbatte in una tela che lo incuriosisce e decide di portarla a casa. Da allora, il “Buste de Femme”, che ritrae Dora Maar, una delle muse e amanti di Picasso, ha fatto parte della vita quotidiana della famiglia Lo Rosso, appeso in bella vista nel loro salotto a Pompei.

Per decenni, l’opera è stata considerata poco più di un affascinante quadro decorativo. Nessuno sospettava che si trattasse di un’opera autentica di uno dei più grandi maestri del XX secolo, finché non è iniziata una lunga e faticosa ricerca per accertarne l’origine. Andrea Lo Rosso, figlio di Luigi, ha ereditato la tenacia del padre e ha proseguito per anni nel tentativo di ottenere una risposta definitiva sulla paternità del quadro.

Il punto di svolta arriva con la perizia condotta da Cinzia Altiero, grafologa forense e specialista nel campo dell’arte, nominata Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) dal Tribunale di Milano. Dopo un’attenta analisi, la dottoressa Altiero ha stabilito che la firma “Picasso” sul fronte della tela è autentica e riconducibile direttamente alla mano del maestro spagnolo. Nel suo rapporto, ha sottolineato che “non vi è alcuna evidenza che dimostri la natura apocrifa dell’opera”.

Questa conclusione ha rappresentato un momento di grande sollievo e soddisfazione per la famiglia Lo Rosso, che per anni aveva lottato contro scetticismi e tentativi di screditare il quadro. “Siamo felici e soddisfatti,” dichiara Andrea Lo Rosso, “non è più una nostra affermazione, ma quella di una personalità riconosciuta nel campo.”

Nel corso della lunga battaglia per l’autenticazione, Andrea Lo Rosso ha ricevuto anche il sostegno del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, che lo incoraggiò a non arrendersi. “Mi disse che questo è un mondo difficile, dove solo chi ha i giusti contatti riesce a farsi ascoltare,” ricorda Lo Rosso. “Mi consigliò di continuare a cercare la verità e di pretendere prove scritte se qualcuno avesse dichiarato il quadro falso. Mi fece capire che non esistevano esperti che potessero contestare con certezza l’autenticità di un Picasso.

Sgarbi, inoltre, fece notare che esiste un altro dipinto molto simile al “Buste de Femme Dora Maar” e che sarebbe importante stabilire quale dei due sia stato realizzato per primo. “Il primo ad essere dipinto avrebbe un valore maggiore, e io credo che sia proprio questo,” conclude Lo Rosso.

Nonostante il valore stimato dell’opera sia di 6 milioni di euro, la famiglia Lo Rosso ha deciso di non venderla. “Questo quadro è parte della nostra famiglia,” spiega Andrea, “e rispettiamo la volontà di mio padre, che non c’è più, di non venderlo.” Per la famiglia, il desiderio non è economico, ma il riconoscimento della verità storica e artistica del dipinto.

Durante la lunga ricerca di autenticazione, ci sono stati anche momenti difficili. Lo Rosso racconta di essere stato truffato da persone che promettevano certificazioni per poi scomparire, e di aver ricevuto diverse offerte di acquisto, tutte rifiutate. “Non abbiamo mai pensato di vendere la tela,” ribadisce Lo Rosso, “ma abbiamo sempre voluto che fosse valutata correttamente.”

Ora che il Tribunale di Milano ha certificato l’autenticità dell’opera, resta l’attesa per una risposta ufficiale dalla Fondazione Picasso, che sarà chiamata a confrontarsi con le conclusioni della perizia. “Non siamo più noi a sostenere che si tratta di un Picasso,” sottolinea Lo Rosso, “ma un esperto forense ha stabilito che la firma è autentica e che l’opera è del maestro. Ora attendiamo che anche la Fondazione risponda per iscritto.

Per la famiglia Lo Rosso, questo verdetto rappresenta il culmine di una lunga e faticosa battaglia per la verità. Il “Buste de Femme Dora Maar“, rimasto per anni appeso in una villa a Pompei senza che se ne comprendesse l’importanza, è ora riconosciuto come un’opera d’arte di inestimabile valore. E, per la famiglia, questo quadro non è solo un capolavoro artistico, ma un’eredità preziosa da custodire, come simbolo della dedizione e dell’amore per la verità che li ha guidati in tutti questi anni.

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