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17-Nov-2017 Aggiornato alle 19:02 +0100

Il Diario di Nic Samarro, Rino Micidiale: «Signora cara, voi di capitoni ammosciati ne vedete spesso eh?»

24 dicembre di un anno imprecisato

Caro Diario,

prima di tutto ti voglio fare gli auguri a te e tutta la tua famiglia che non conosco ancora ma portagli i miei profondi saluti. Stavota ti debbo raccuntare veramente na storia che mi ha scocciato e non poco. Mannaggia a me e quanno aggia ditto che vulevo entrare nella politica: so troppe responsabilità e gli uomini di podere comme sono divenuto io non possono mai dire di no nemmanco nella notte sacra in cui mi piace mettere il bambiniello dinto il Presepio. Comunque io stavo come al solito aiutando muglierema a tagliare la capa del capitone quanno all’intrasatto è trasuto dinto la cucina il mio amico Rino Micidiale (che come ti ricordo ha il ciato che è na maledizione di Tutankamon) urlando comme a nu pazzo senza nemmeno salutare: «Nic dobbiamo correre ammediatamente al bar del paese pecchè stanno tutti quanti là e ci aspettano!». Ora, mio caro amico diario, ti devo spiegare che se quando sta bello fermo il ciato di Rino fa paura, quanno corre, specie dopo aver magnato come na zampogna, tu lo vedi comme se fosse na nebbia o comme a quando stai fuori e parli che fa friddo. Muglierema se ne addunata e come al solito è stata davvero diplomatica per non offendere il nostro ospite: «Uagliò puorto a stu scem for da casa mia che il capitone s’è ammosciato pure lui con questa malaria! Mi sembri tu quando ti fai la doccia, ai voglia di pigliarlo a schiaffi» e Rino: «Signora cara, voi di capitoni ammosciati ne vedete spesso eh?». Non ho mai capito pecchè quando gli altri parlano io mi sento sempe come se stessero dicendomi qualcosa che non riesco a comprendere fino in fondo, sarà una mia fobia … aveva ragione mio nonno che diceva che la cerevella e na sfoglia e cipolla!

Comunque siamo tutti accursi presso il bar e subbito il Sindaco Parrucchino ci ha detto che qualcosa era andato storto con l’affare degli alloggi e che la opposizione non ne voleva mica sapere di collaborare con noi, nonostante fossimo avveramente degli ottimi amici. Tutti insieme e sempe per il bene del popolo nostro. Allora io mi rimasi davvero sorpreso pecchè am-mentre parlava ho visto uno dei consiglieri minorato che arrivava e che si chiama Pietro o Palicco (detto così pecchè porta sempre nu stuzzicadenti in bocca manco fosse nu sigaro): «Vi voglio dire subbito una cosa, fermo rimanendo che io non sono molto d’accordo ma se insistete sono d’accordo, anche in onore della nostra secolare amicizia, vi debbo dicere che songo appena stato con gli altri consiglieri di minoranza ed abbiamo deciso che, se starete alle nostre condizioni ovvero che la pastiera la dobbiamo dividere nu poco anche noi, allora sta cosa si può fare. Fermo restando apperò che per fora a stu bar non si deve sapere anzi dobbiamo far vedere che siamo tutti incazzati l’uno contro l’altro». Parrucchino allora ha fatto nu balzo dalla sedia e ha detto che lui, da brava persona quale era, non poteva accettare di certo di dividere la pastiera intera ma al massimo avrebbe portato qualche dolcetto nella cazetta della Befana. Lui ricatti non ne subiva.

Ora caro mio diario io e te siamo molto privati e intimi ma non ti posso dire tutte le bestemmie che sono volate dopo queste parole pecchè questa è na notte santa e mi songo confessato pure prima di mettermi a tavola a magnare con la mia famiglia. Che poi dico io con tutta sta roba da mangiare questi litigano propeto per nu poco e pastiera e due ciucculatine? Mah mi sa che io questa alta politica ancora non riesco a coglierla nella sua vera essenza … ma ora vado a magnare sento la pentola con il baccalà frizzuliare. Caro diario ancora auguri!

I racconti narrati, i luoghi, le vicende ed i personaggi sono di pura fantasia e totalmente inventati. Ogni fatto e riferimento a persone o cose realmente esistite e/o esistenti è puramente casuale. Questa è una rubrica di scrittura creativa ed intrattenimento satirico ed umoristico.