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24-Nov-2017 Aggiornato alle 15:59 +0100

Campania, Archeologia: l'acquedotto del Serino storia di una meraviglia campana.

Napoli. Ponte-canale dei “ponti rossi”. Foto scattata nel 1865 (fonte http://bit.ly/1U5nr3M ). Napoli. Ponte-canale dei “ponti rossi”. Foto scattata nel 1865 (fonte http://bit.ly/1U5nr3M ).
L’acquedotto del Serino da duemila anni fa parte dell’immaginario popolare come esempio della grande tecnica raggiunta dagli ingegneri romani nel campo dell’ingegneria civile, 96 km di condotta che dalle ricche sorgenti dell’Acquaro-Urcioli (Serino–Avellino) terminavano nell’enorme serbatoio noto come Piscina Mirabilis nel territorio di Bacoli.

Un percorso molto particolare che ha messo a dura prova gli ingegneri romani che hanno dovuto superare colline, attraversare valloni fluviali (tipo quello di Miano a Napoli), superare il territorio frastagliato di Pozzuoli. Difficoltà rese ancora più dure dal fatto che la condotta doveva conservare la pendenza dell’1‰ al fine di permettere uno scorrimento sicuro dell’acqua. Insomma un bel problema che fu risolto in maniera blrillante utilizzando tutto quello che la tecnologia dell’epoca permetteva. Un esempio di perfetta conoscenza delle regole che permettono ai fluidi di scorrere in un canale a pelo libero, sfruttando la gravità come unico motore.

L’antico nome romano dell’Acquedotto del Serino non è noto, anche se viene spesso nominato Aqua Augusta, per indicare una committenza imperiale nella costruzione di questo enorme e costosissimo complesso voluto principalmente per alimentare di acqua di buona qualità la flotta imperiale che stazionava a Miseno, attivo almeno dal 10 aC., secondo l’iscrizione dello Scalandrone (Tra l’Averno e Baia), lasciata dal “Curator Aquae Augusti” Satrio Ragonianus, e datata al 30 Dicembre del 10 a.C.. Una seconda epigrafe. Datata al 324 d.C., commemora alcuni restauri, riporta i nomi di alcune dei centri serviti dall’acquedotto: Puteoli, Neapoli, Nola, Avella, Cumae, Acerra, Baiae, Misenum.

La sorgente sgorga a 371 m. sul livello del mare presso le sorgenti calcaree di S. Lucia di Serino. Il percorso è il seguente Avellino, Forino, Sarno, Palma, Napoli, dove è visibile il doppio ponte canale dei Ponti Rossi, lungo 35 metri che supera la valle omonima. Dai Ponti Rossi (km 75, 41,20 m. slm) l’acquedotto continuava lungo il versante della collina di Capodimonte, risaliva il lato orientale della collina del vomero e giungeva al quartiere di Chiaia dove si immetteva nella Crypta Neapolitana ( km 83, 38,40 m. slm), il lungo tunnel stradale (711 m.) costruito dall’architetto Cocceio sotto Augusto (I sec.a.C). Il canale principale proseguiva per Fuorigrotta (presso le Terme di via Terracina), passando poi per Bagnoli (Km 88,5), dove deviava verso le terme di Agnano e superato il Monte Spina sul lato sud, raggiungeva il monte Olibano. Giunto nella ricca città portuale di Pozzuoli l’acquedotto si sdoppiava: un ramo scendeva in città, un altro ramo proseguiva verso nord parallelamente alla via Domitiana, fino al cratere dell'Averno. Qui la condotta si separava ancora: un tratto grazie al alla cosiddetta Grotta della Pace (o di Cocceio), arrivava a Cuma; la linea principale proseguiva verso il Monte della Ginestra tra l’Averno ed il Lago lucrino, penetrando nel bancone tufaceo di Tritoli fino alla Galleria della Scalandrone, realizzata nel 36 a.C. da Agrippa, il più stretto collaboratore di Augusto. Superato il complesso delle Terme imperiali di Baia, l’acquedotto giunge nel comune di Bacoli terminando nella Piscina Mirabilis. Il canale, esplorato in alcuni punti è in media alto 1,65 m per 0,55 m di larghezza. È completamente rivestito di cocciopesto ed è scavato direttamente nella roccia.

Come abbiamo detto all’inizio l’acquedotto del Serino era la parte conclusiva, ma fondamentale del grande progetto avviato dall’imperatore Augusto dopo la battaglia di Azio (31 a.C.) che aveva come obbiettivo principale lo scopo di potenziare il porto militare di Miseno, che aveva sostituito il più antico porto Giulio presso il lago di Lucrino. Obiettivo pienamente raggiunto, ma che come effetto collaterale ha avuto quello di permettere ai numerosi centri della Campania raggiunti, di svilupparsi e cresce all’ombra delle sue arcate e della Pax Augustea. Una struttura talmente imponente che per secoli ha influenzato l’immaginario collettivo rendendolo uno dei simboli più luminosi del nostro grande passato.