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20-Oct-2017 Aggiornato alle 15:01 +0200

Benedizione, un romanzo di Kent Haruf: il sussurro di una vita

Benedizione è un romanzo scritto da Kent Haruf, l’autore della Trilogia della Pianura, di cui fanno parte anche Crepuscolo e Canto della pianura, tre testi collegati dalle ambientazioni e dall’intimità che contraddistingue lo stile dell’autore.

Benedizione è un romanzo di riflessione ambientato nelle pianure del Colorado, in un paesino, Holt, in cui il tempo sembra essersi fermato.

La realtà cittadina è piccola, le vite dei personaggi si intrecciano in un susseguirsi di ricordi, rimpianti e pentimenti.

Dad Lewis sta vivendo la sua ultima estate e ad accompagnarlo in questi ultimi mesi di vita non ci saranno solo la moglie Mary e la figlia Lorraine, ma anche i fantasmi del passato, che ricompariranno durante la fase terminale della malattia: Frank, il figlio di Dad e Mary, la moglie di Clayton, un vecchio dipendente della ferramenta e i genitori di Dad.

Chi legge Haruf potrebbe affermare che si tratta di romanzi in cui sostanzialmente non accade nulla. In realtà lo scrittore realizza un percorso di riflessione sulla vita, analizzandone la cosiddetta normalità.

La peculiarità del testo si estrinseca nella volontà dell’autore di non utilizzare il discorso diretto, il che molto spesso crea confusione nel lettore, il quale non sempre riesce a capire chi parla con chi. Tale tecnica viene apprezzata solo nel corso della narrazione, quando vengono a galla le intenzioni dello scrittore: Haruf utilizza lo strumento linguistico per realizzare una metafora sull’assenza di chiarezza che contraddistingue i rapporti umani: oramai le parole e i discorsi vengano suggeriti più che comunicati, le relazioni non sono più dirette, ma passano sempre per intermediazioni di natura sociale, emozionale e discriminatoria.

Filo conduttore del romanzo è il non detto, l’incapacità che noi uomini abbiamo di affrontare con il cuore, con la testa e con la pancia, la drammaticità degli eventi che compongono anche la più normale delle esistenze.

Haruf vuole fornirci una sorta di guida che ci insegni a non sbagliare, in modo da poter giungere alla fine del nostro viaggio certi di aver vissuto appieno e goduto di ogni singolo istante; l’autore riesce a farlo con delicatezza e dolcezza, creando un rapporto personale con il lettore, analizzando vite normali nelle quali ognuno di noi può facilmente identificarsi

Quante volte sono entrato e uscito da quella porta. Non è così, Mary? Secondo te quante volte, caro? Sei giorni alla settimana, cinquantadue settimane all’anno per cinquantacinque anni, rispose lui. Quanto fa? Fa una vita intera. È vero. È la vita di un uomo, disse Dad”