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23-Nov-2017 Aggiornato alle 9:02 +0100

Campania, O Princepe Piccerillo: un romanzo fantastico scritto dal visionario Antoine de Saint Exupèry

Il Piccolo Principe è un romanzo fantastico scritto dal visionario Antoine de Saint-Exupèry.

Questa favola raccoglie un microcosmo di stranezze e tipologie umane, a cui lo scrittore lega insegnamenti di vita, che spronino gli uomini a valorizzare l’innocenza, la purezza e l’esistenza. Ho avuto il piacere di imbattermi in una versione sui generis del romanzo “O Princepe Piccerillo”, ossia il testo tradotto in dialetto napoletano da Roberto D’Ajello.

L’animo e la filosofia di Exupèry assumono uno spessore rinnovato grazie alla passionalità del linguaggio napoletano. Il viaggio del piccolo principe attraverso asteroidi e personaggi di ogni genere, assume persino una vena ironica, dettata dalla schiettezza e dalla spontaneità del linguaggio utilizzato.

L’incontro con l’Mbriacone che Beve pa se scurda’ ca se mette scuorno ‘e vevere, o l’incontro con l’Ommo d’affare che conta Meliune ‘e chelli cusarelle ca se vedono quacche vota ncielo, o ancora l’incontro con Il Lampiunaro, che fa nu fetent ‘e mestiere.

Una serie di personaggi umani, che dipinti con l’ausilio del dialetto napoletano, sembrano apparire come figuranti e maschere della commedia dell’arte. L’intento del piccolo principe è quello di sottolineare la stranezza degli adulti, la loro incapacità di evadere dagli schemi di vita che si sono autoimposti, per cercare così di riprendere il contatto con il candore e l’innocenza dell’infanzia, valorizzando ciò che sentono, provano e vivono. Certamente ‘e gruosse so’ proprio strevuze, e songo assaje assaje scumbinate Exupèry indaga questi soggetti che rappresentano vizi e sfaccettature umane, proponendo possibili soluzioni per migliorare se stessi e la propria vita.

Il romanzo culmina nel sensazionale esempio della forza dell’amicizia, rappresentata dalla volpe che insegna al Principe la bellezza e la profondità dei sentimenti, in cui mai bisogna fermarsi alle apparenze: Addio-dicette ‘a vorpa-Chisto è ‘o segreto mio. E’ assaje semplice : se vede buono sulo cu ‘o core.

L’essenziale nun se vede cu ll’uocchie. Lo scrittore riesce a trasmetterci ogni lembo della sua straordinaria filosofia umanizzandola nel Piccolo Principe, un bambino dai capelli color oro incontrato nel cuore del Sahara, l’infanzia che Exupèry spera di rincontrare, per rinnovarne la forza e la vitalità.

E, rivolgendosi ai lettori, enuncia un ultimo appello: E si po’ nu criaturo ve vene ncontro, si ride, si tene ‘e capille d’oro, si nun risponne quanno le se fa na dimanna, vuje addivinate certamente chi è. Allora, faciteme ‘sta gentilezza! Nun me lassate accussì triste: scriviteme subbeto ch’è turnato…