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14-Nov-2018 Aggiornato alle 19:38 +0100

Sport, "Alza la guardia contro il bullismo" il progetto di Sifu Enzo Izzo

  • Scritto da Mario Elefante
  • Pubblicato in Sport
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Sifu Enzo Izzo è un maestro (in cinese la definizione di maestro è Sifu) di Kung-fu con circa 40 di esperienza nell’insegnamento e nella realizzazione di attività sociali nella pratica sportiva. Oggi ci parla del fenomeno bullismo e delle possibili soluzioni.

«Gli episodi di bullismo sempre più frequenti – dice Sifu Izzo – preoccupano gli enti preposti al suo monitoraggio ed al contenimento. Innanzitutto bisogna fare distinzione tra fenomeni indicatori del disagio relazionale ed atti di prevaricazione intenzionali».

«Prima dei 6/7 anni non si può parlare di bullismo – continua Sifu Izzo – perché la personalità del bambino è in evoluzione costante ed alcune manifestazioni di aggressività possono essere soltanto un segnale di altre problematiche specifiche. Dalla dichiarazione di Kanderberg del 2007 si evince che sono circa 200 milioni i bambini che nel mondo vengono abusati dai loro compagni e questo la dice lunga sul fenomeno che si allarga a macchia d’olio. In ambito psicologico è necessario innanzitutto prendere consapevolezza del problema per conoscerne distintamente i contorni. Successivamente si devono individuare interventi destinati a rendere inefficaci gli habitat nei quali nasce e si nutre il bullismo. Un errore comune sta nel considerare vittima del bullismo solo colui che lo subisce. Nientaffatto!!».

«Sia chi subisce che chi mette in opera atti di bullismo – ci spiega con semplicità il Maestro – è frutto di una anomalia relazionale cresciuta in contesti sociali ben definiti. La famiglia, la scuola, il quartiere sono serre nelle quali vengono coltivati i valori di una comunità. Troppo spesso il messaggio che cresce impone ai soggetti deboli di dimostrare una forza prevaricatrice per marcare un territorio senza il quale ci si sentirebbero persi. Troppe volte gli atti di bullismo sono la disperata soluzione alla ricerca del conseguimento di traguardi altrimenti non raggiungibili. Mete che, spesso inconsapevolmente, impongono le aspettative di genitori, educatori ed amici. In questo contesto gli interventi mirati solo a blindare le potenziali vittime rischia di non risolvere ma, anzi, di acuire i problemi alla base del fenomeno».

«Spesso i fenomeni di bullismo – continua Izzo – si manifestano in presenza di terzi spettatori ed in questo caso hanno il significato di imporre agli astanti un silenzio complice dell’atto di prevaricazione. Chi non si piega a questa logica viene poi fatto oggetto diretto di aggressione. Per eliminare tali avvenimenti sociali dove la relazione contiene atti di prevaricazione, una delle azioni necessarie è quella di creare un ambiente nel quale far diventare le relazioni più stabili, profonde ed attente a regole e valori, dove instaurare principi di autorevolezza e non di autorità imposta. In questo contesto la pratica di arti marziali offre una sponda considerevole all’attività di normalizzazione dei rapporti sociali».

«Le arti marziali sono discipline – ci spiega Enzo Izzo individuando una soluzione percorribile – la cui pratica in gruppo consente di creare un contesto dove ogn’uno palesa i propri limiti, vi entra in contatto in modo protetto e viene instradato su un percorso per migliorarli. Questo fenomeno produce da subito una complicità positiva tra i praticanti che assimilano il principio della mutua assistenza per crescere insieme. Il principio secondo il quale il gruppo nella pratica delle tecniche non passa agli step successivi fintantoché tutti non sono diventati padroni di quel determinato esercizio, opportunamente stimolato dal maestro, crea un clima di mutua assistenza nei confronti dei meno performanti i quali, sentendo il gruppo a loro sostegno, si impegnano e raggiungono obiettivi predeterminati. In questo contesto è importantissimo il ruolo del maestro che deve sempre individuare percorsi formativi che siano alla portata di tutti e non spingere l’agonismo sino a creare antagonismi che creerebbero astio nei confronti dei meno bravi. Altro valore fondamentale delle arti marziali e il principio di disciplina che parte dal rispetto dell’ambiente dove si pratica, spesso i praticanti devono allestire la zona di allenamento all’inizio, e risistemarla alla fine. Fin dall’ingresso nella zona di allenamento il rituale prevede il saluto al maestro ed alla palestra e questo aumenta il rispetto sia tra i praticanti che nei confronti del luogo di allenamento. Ulteriore valore aggiunto nelle arti marziali è il sistema di gradi o cinture che caratterizzano i vari livelli di apprendimento. Tali riconoscimenti si conquistano con la preparazione tecnica ma anche dimostrando dedizione alla pratica ed interesse ad essere di ausilio ai praticanti più giovani. Ultimo ma non meno importante è l’aspetto pratico delle arti marziali: queste discipline insegnano a difendersi da aggressioni innanzitutto abbassando la soglia della tensione ed insegnando al praticante modalità di movimento che gli consentono di riuscire a trarsi d’impaccio in situazioni pericolose. Questo aspetto consente al praticante di reagire con più compostezza ad eventuali provocazioni, spesso mettendolo in condizioni di evitare il conflitto ma, in taluni casi, facendolo terminare velocemente manifestando una evidente superiorità nello scontro fisico che fa desistere l’antagonista dai suoi propositi aggressivi».

«Negli anni abbiamo acquisito tale esperienza – sottolinea Sifu Izzo – che ci ha consentito di approntare un protocollo specifico da proporre alle istituzioni scolastiche e che abbiamo voluto chiamare: “ALZA LA GUARDIA CONTRO IL BULLISMO”. Il motivo principale è che contro questi fenomeni bisogna sempre tenere alta l’attenzione e, la metafora con lo stare in guardia come postura di difesa delle arti marziali conclude il pensiero».

Il progetto prevede corsi da effettuare una o due volte a settimana con almeno due ore di pratica. La durata complessiva può andare da un minimo di quattro mesi a tutto il periodo del canonico anno scolastico. La pratica prevede un primo periodo di pratica sportiva pura per il miglioramento della preparazione fisica dei ragazzi. Successivamente si inizia la pratica delle tecniche appositamente studiate per migliorare la percezione del contesto e delle proprie reazioni a stimoli aggressivi esogeni. Il successivo programma tecnico è un completo sistema di autodifesa attiva ed anche un percorso di maggiore consapevolezza di se. Il progetto ha una valenza maggiore se viene proposto a tutti gli alunni di una classe individuando il gruppo come luogo dove manifestare e far crescere le coesioni sociali. Per la realizzazione del progetto è necessaria la creazione di una sinergia tra maestro di arti marziali ed insegnante, ma i due devono essere coadiuvati un assistente sociale o da uno psicologo per meglio monitorare i vari step. Nella realizzazione di questo progetto Sifu Izzo ha avuto al suo fianco L’ACSI che è uno degli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI ma anche un ente di promozione sociale riconosciuto dal Ministero.