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21-Nov-2018 Aggiornato alle 16:29 +0100

Napoli, ASIA: miracolo Del Giudice. Il Presidente fa un resoconto del lavoro fin qui svolto

«Quest'anno chiuderemo il bilancio con un attivo di 2.800.000 euro» Terra dei Fuochi?«La bonifica sia pubblica e sotto il controllo di Raffaele Cantone»

In che modo è cambiata la città di Napoli dal tuo insediamento ad oggi e quali sono le sfide maggiori che avete dovuto affrontare?

«Quando siamo arrivati avevamo 2400 tonnellate di rifiuti a terra, quindi una delle sfide è stata quella di liberare, insieme alla filiera istituzionale della Provincia di Napoli, le strade della città dai rifiuti. È stata una sfida perché il sistema impiantistico, ancora oggi, è insufficiente in quanto vede Provincia e Regione detentori della capacità di costruire tali impianti. È stata una sfida ulteriore perché la città era sfiancata, avvilita, piegata su se stessa: ormai in una sorta di rassegnazione. L'altra sfida terribile è stata quella di riorganizzare la motivazione del personale perché gli uomini e le donne di ASIA ormai erano additati come colpevoli di tutto pur non avendo responsabilità in alcuni casi.

Vederli così vessati e demotivati, anche impotenti dinnanzi a montagne di rifiuti che erano costretti a togliere, talvolta con le mani, a tutte le ore con la rabbia giustificata delle persone. La doppia azione è stata questa: dare subito un sollievo, realizzando le valvole di sfogo come quella dell'Olanda e le piattaforme di conferimento comunali in modo da alleggerire gli Stir provinciali e poi fare un lavoro intenso, corpo a corpo, a fianco dei lavoratori e con tutte le gerarchie dell'ASIA per motivare nuovamente il personale e per fare in modo che la giubba arancione fosse di nuovo portata con orgoglio. I primi sei mesi sono trascorsi per portare a termine questo lavoro invisibile ma necessario.

La terza azione portata a termine era quella di recuperare le strutture di Asia presenti sul territorio perché erano tutte vandalizzate, incendiate: parlare di raccolta differenziata con i cumuli per strada è praticamente un'impresa e soprattutto quelle poche campane che c'erano erano anche utilizzate male. In pratica bisognava anche ricostruire il tessuto delle attrezzature per strada. Ciò è stato fatto con la rigenerazione del materiale che già avevamo perché i conti di ASIA non erano un granché: il Comune aveva ereditato un grave deficit economico e così anche la sua azienda partecipata.

La quarta azione è stata coraggiosa: grazie anche alla forza del Sindaco, del Consiglio comunale e della Giunta che ci hanno dato fiducia nell'eliminare gli appalti con i privati. Una delle cose che abbiamo deciso di fare è di rendere l'azienda bene comune: Napoli era divisa in vari lotti, c'erano i privati che avevano dei guadagni aziendali abbastanza alti, drenavano denaro pubblico; beh, noi abbiamo internalizzato i servizi grazie al Comune di Napoli che ci ha messo a disposizione le sedi e le strutture. Questa operazione ha portato ad un doppio vantaggio: i lavoratori sono diventati tutti fidelizza all'azienda; ci siamo liberati dei privati, non perché tutti i privati si comportano male ma c'è da dire che avendo la magistratura fatto il suo corso su quelli che lavoravano sull'igiene urbana a Napoli, avevamo visto bene: non erano persone affidabili. Ricatti, scioperi, noi tutto questo l'abbiamo liberato.

I lavoratori hanno visto che l'azienda aveva un piano industriale, aveva una visione, una direzione ben precisa: diventare una delle aziende consolidate nell'igiene della città di Napoli. Ciò ci ha consentito, poi, con una rigorosa gestione del personale – in Asia non esiste più il cartellino, ma il sensore biometrico, c'è un senso di responsabilità profondo dei sindacati a cui vanno i ringraziamenti – abbiamo fatto un patto con i lavoratori, aggredendo il tasso si assenteismo. Altro passaggio importante è che ci siamo liberati dei fitti passivi; ASIA tra un anno non ne avrà più alcuno. Abbiamo chiesto ed ottenuto dal Comune, con un grande spirito di sacrificio da parte dell'Ente, delle strutture dove custodire i nostri mezzi ed ospitare i nostri uomini come capannoni ed officine. Abbiamo cercato di dotare l'azienda di officine interne in modo da efficientare il più possibile i servizi ed andare sempre meno verso le forniture esterne.

Ciò ci ha portato ad un altra cura da cavallo, a superare il 2013 che è stato un anno terribile perché il Comune che era in default è riuscito a venire fuori dalla crisi economica, risanando i conti e noi, che avevano un deficit altissimo ereditato, quest'anno chiuderemo il bilancio con un attivo di 2.800.000 euro. Ciò, ovviamente, si tradurrà in maggiori investimenti. Questo ha dato una fiducia enorme ai nostri fornitori, che posso partecipare alle nostre gare per attrezzature mezzi etc., ma soprattutto abbiamo dimostrato ai lavoratori che c'è una profonda inversione di tendenza, quindi tutti possono fare la propria parte. Abbiamo messo mano alle attrezzature; abbiamo suddiviso la città in dieci distretti perché non si può pensare di affrontare Napoli senza una progettazione ad hoc. Ricordo che la città conta un milione di abitanti, che diventano un milione e mezzo per eventi e turisti e grazie ad un flusso di questi ultimi che si va sempre più consolidando ed ai fuori sede.

Napoli è una metropoli e come tale i nostri servizi erano tarati per un milione. Li abbiamo riprogrammati per un milione e mezzo nonostante un vero problema quale è il pensionamento dei lavoratori: ASIA perde in due anni quasi trecento unità, ha una media di età di cinquantotto anni che è terribile per un'azienda di igiene urbana. Questa è una prova di efficientamento interno; talvolta ci sono giornate durissime e dopo tanti anni di questo lavoro la produttività diventa davvero meccanicamente impossibile per un fatto fisico per chi ha più di 60 anni. Noi, tuttavia, siamo riusciti in qualche modo a riorganizzare questi servizi: abbia- mo creato una cosa che non c'era la DRIS (Direzione Ricerca Innovazione Sviluppo). Abbiamo messo il cervello a progettare: non correre più dietro l'emergenza, dietro al sacchetto ma dividere la città in dieci zone, dieci distretti ad

gnuno dei quali è assegnato un capo distretto con una gerarchia ben precisa, per cui abbiamo delle squadre che hanno avuto per la prima volta delle direttive su come svolgere, ad esempio, il servizio per una città a vocazione turistica che veniva fuori dall'emergenza. La risposta è stata immediata anche da parte dei cittadini: oggi una carta a terra viene vista, oggi un sacchetto non prelevato diventa emergenza, oggi una buca si individua mentre due anni fa era riempita dai rifiuti. La cartina da tornasole che abbiamo per aver fatto bene il lavoro è quella notare cose che due anni fa non si vedevano. Chi due anni fa parlava di spazzamento era considerato pazzo perché c'erano i rifiuti al quinto piano. Quindi aver abbassato questo ed aver fatto alzare il livello di bello che la gente desidera per noi è una sfida ulteriore».

Quindi i cittadini hanno risposto bene alla raccolta differenziata. Il cittadino si sta abituando a questo tipo di operazione?

«Su questo abbiamo affrontato una doppia azione: abbiamo potenziato da un lato tutta la fornitura di attrezzature stradali non avendo uomini nell'attesa che a Napoli arrivassero i finanziamenti che nonsono mai arrivati da parte del Governo nè di altri. Napoli ha fatto tutto con i propri soldi a differenza di qualche altra città, il Comune è riuscito a garantirci delle risorse. Noi abbiamo dimostrato di costare di meno e non poco. Il nostro costo di produzione è sceso sensibilmente perché abbiamo ripeto migliorato tutte le strutture anche dal punto di vista energetico sfruttando le energie alternative. Insomma una cura anche tecnologica che ci ha permesso di risparmiare non poco. Allora abbiamo comprato le attrezzature. Abbiamo quasi 6mila attrezzature per la strada quindi la raccolta differenziata si fa su tutta Napoli.

Abbiamo posizionato di 700 moduli perla raccolta di abiti usati. Un successo. Abbiamo progettato dei punti e dei luoghi sensibili a livello tale che l'hanno scorso abbiamo regalato 600 coperte ai bisognosi, frutto della raccolta differenziata. Quest'anno riusciamo a dare una parte dei proventi ovvero 3 cent al kg alla Caritas per la mensa. Secondo passaggio è quello di aver fatto 4 isole ecologiche portandole a 6 totali in tutta la città. Questo è importante se consideriamo la difficoltà di trovare zone adatte in un luogo come Napoli che ha spazi molto delicati, come il centro storico ad esempio, quindi bisogna essere molto oculati. Abbiamo individuato dei siti tra cui quello che si trova di fronte alla piscina Scandone che sta avendo un successo enorme perché si trova in un punto strategico ed aperto anche di domenica.

Altro successo è quello delle isole ecologiche mobili dovuto alla grande collaborazione dei cittadini. Ad esempio la raccolta dei Raee: tonnellate di rifiuti elettronici presi con appuntamenti fissi per ogni municipalità e che ripeteremo verso Natale. Abbiamo innestato la raccolta differenziata porta a porta. Abbiamo chiuso tutto l'anello intorno Napoli, Scampia uno dei primi, in cui purtroppo tutti i cittadini dei comuni limitrofi, che non fanno la differenziata, scaricano e tutt'ora continuano a farlo. Attualmente Napoli ha 350mila abitanti serviti dal porta a porta semplificato. Lo abbiamo esteso in questi giorni con non poco sforzo: ad esempio organizzarci sui Quartieri per gli spazi, la scelta dei bidoncini e tutto quello che occorre è stato molto impegnativo.

Oggi abbiamo Posillipo, Bagnoli, Pianura in parte, Chiaiano, Scampia, Piscinola, una parte di San Pietro a Patierno, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio coperte. Poi abbiamo tutte le direttrici principali della città con un sistema stradale secco/umido perché non avendo avuto i finanziamenti per l'approvvigionamento dei bidoncini del porta a porta abbiamo scelto quest'ultima soluzione posizionando oltre 1.500 bidoni dell'umido azionati a pedale ed i bidoni di colore magenta del multimateriale. Nel frattempo abbiamo potenziato le campane per il vetro. A poposito, con l'operazione "vetro antico" siamo riusciti a dare dei bidoncini attraverso un prelievo puntuale di tutti i bar del centro storico che ci danno il vetro. Anche i ragazzi della movida napoletana a mano a mano ci stanno aiutando.

Puntiamo ad estendere questa esperienza appena altri percorsi saranno progettati. Infine abbiamo pensato al sistema Park Inverter ovvero la raccolta dell'umido nei parchi delle grandi utenze che hanno un circuito interno e sono abbastanza chiusi. Questo si sta verificando all'Arenella o in altre zone (tra poco anche al Vomero) ed abbiamo individuato delle aree dove prendiamo l'organico. Questi sono divenuti dei laboratori per sperimentare il metodo migliore. La sorpresa è che la media della città è intorno al 30% ma in alcune aree siamo circa al 70%. L'abbasamento è dovuto al fatto che ci sono delle aree della città dove i cittadini insistono a mettere tutto insieme. Questo insieme alle 2mila tonnellate di rifiuti al mese che altri cittadini di città limitrofe scaricano abusivamente per strada».

Impegni futuri: quali sono i traguardi che vi siete posti?

«Uno è di completare il programma delle bonifiche. Abbiamo bonificato 10 siti. Napoli ha circa 40 siti inseriti nel protocollo Terre dei Fuochi. Ci siamo dati insieme all'Amministrazione l'obiettivo di affrontare assolutamente il problema delle discariche abusive che stavano sul territorio napoletano da oltre 10 anni. Abbiamo raccolto 250 q di copertoni dalla stipula del contratto che smaltiamo gratuitamente grazie al consorzio Ecopneus mentre prima era a pagamento. Il programma futuro è di completare le zone che andremo a bonificare in modo da impedire a delinquenti di tornare sul luogo del delitto. Altro obiettivo è di potenziare la Polizia Ambientale a cui abbiamo già dato delle attrezzature, anche visto il grande aiuto che stiamo avendo. Il programma ulteriore è quello di dotare l'azienda di un parco di spazzatrici almeno di 35 unità.

Quando sono arrivato ce n'erano 3 mentre adesso sono 12. Abbiamo messo i conti a posto quindi i fornitori ci vedono con maggior favore e le nostre gare non vanno più deserte. Vorremo portare i livelli di spazzamento degni di una città come Napoli con le 35 spazzatici, trovando un tipo di macchina che non solo aspira ma pulisce e disinfetta attraverso un lavaggio delle strade facendo 3 operazioni e sopperendo così, in parte, alla mancanza di personale che sta andando in pensione. Altra punto nel nostro programma è di avere le piattaforme di stoccaggio provvisorio in modo da non pesare sul sistema provinciale nel momento in cui gli Stir vanno in affanno.

Ancora l'estensione del porta a porta nel centro storico progettando i servizi a camicia, su misura. Completare inoltre i percorsi di secco/umido e di raccolta differenziata con minino altre 5 isole ecologiche. Un obiettivo che già abbiamo portato a casa, invece, è quello di non prendere gli interinali. Per il 3 anno consecutivo riusciamo a lavorare solo con le forze interne. Non ho consulenti, ho eliminato tutte le consulenze esterne. Siamo convinti che in Asia ci siano le professionalità e le risorse interne giuste per poter progettare i servizi in modo da dimostrare alla città di essere capaci di continuare sulla strada del risanamento e dell'efficienza».

Parlare con Del Giudice e non chiedere della Terra dei Fuochi è complicato. La tentazione è forte: lo Stato italiano dopo una sorta di sdoganamento che c'è stato in Parlamento sta affrontando veramente la questione?

«Nel lontano 2003 quando inventai il termine "Terra dei Fuochi" nel Rapporto Ecomafie certamente non pensavo diventasse un brand. Questo non mi fa molto piacere. Avrei preferito che Terra dei Fuochi diventasse un impegno e non una moda. D'altro canto devo anche riconoscere l'importante azione di tanti comitati ed associazioni, in modo particolare la Chiesa, con Don Patriciello, che ha rappresentato l'intervento della Provvidenza quindi la raccolta del testimone da parte sua è un evento straordinario. Senza di lui sarebbe calato un silenzio devastante sulla Terra dei Fuochi che ha avuto negli anni 2003/2007 grande visibilità poi ovviamente conoscendo i poteri forti che si muovevano alle spalle, è caduto un silenzio mostruoso. Devo dire che i rappresentanti politici forse hanno trascurato un po' la nostra terra. Oggi vi è un'attenzione maggiore. Questo è un fatto positivo. Il decreto non è soddisfacente ma è un inizio.

Mi aspettavo che l'invio dei militari fosse più corposo ed in aiuto alle forze dell'ordine, non in sostituzione di esse perché hanno bisogno di macchine, computer etc. insomma di strumenti. L'operazione Primavera promessa tanti anni fa dai vari parlamenti attraverso le varie commissioni ecomafie non è mai scattata. Questo mi delude mentre mi preoccupa come tutti dimenticano immediatamente le cose che sono state dette. La legge 426 del 98 inseriva la Terra dei Fuochi quale sito di interesse nazionale. Qualche anno fa è stato derubricato: ora siamo un sito di interesse regionale... è uno schiaffo enorme che abbiamo ricevuto perché come si può bonificare quello che era un sito nazionale ora con uno regionale? Premesso che la Regione non ha bonificato nemmeno un metro quadro di territorio. Una delle prime cose che tutti dimenticano è che i dati sulle malattie già furono presentati dall'Istituto Superiore della Sanità. Una ricerca vera e libera, protocollata e pubblicata in Europa nel 2004. Insomma accanirsi a ripetere a fare le cose che sono state già fatte lo trovo francamente insopportabile.

Tutto è già noto a tutti. Le commissioni ecomafie bilaterarli Camera e Senato sanno tutto. Erano due le cose da fare: dotare le nostre forze dell'ordine dell'operazione Primavera cioè sinergia Polizia di prossimità, dotare la magistratura di organici per affrontare presto i processi ed inviare l'esercito non in sostituzione ma in aiuto. Ricordo ancora quando i nostri Carabinieri erano costretti con una Fiat Uno a fare inseguimenti sull'asse mediano a macchine 4x4 e duemila di cilindrata. Ricordo ancora che cosa è stata la totale omertà. In secondo luogo quello che tutti hanno dimenticato è la legge sul delitto ambientale. La legge per l'introduzione del delitto ambientale nel codice penale è ancora ferma in Parlamento. Sono venti anni. Lo strumento giuridico che ti permette di colpire pesantemente gli ecomafiosi è ancora fermo.

Queste sono le cose che mi aspettavo fossero fatte ed invece sono state dimenticate da tutti mentre è terribile quello che abbiamo dovuto sopportare quando molti ci dicevano stavamo distruggendo l'immagine, l'economia. Ricordo queste cose perché sono una ferita non ancora chiusa: non avevamo né l'intenzione di distruggere l'immagine né l'economia. In quel momento la stavamo proteggendo per non fare aumentare il pericolo. Oggi esso è aumentato a tal punto che la nostra agricoltura viene considerata non sana cosa assolutamente non vera. Bisognava unirsi prima e non fare la guerra tra chi voleva proteggere il territorio e chi voleva invece nasconderne i problemi.

A tal proposito creo che la bonifica non debba essere affidata ai privati ma al pubblico sotto controllo diretto, purtroppo devo dirlo perché avrà molto da lavorare, di Raffaele Catone adesso a capo di una autorità così importante e che dovrebbe avere una costola la quale controlli le bonifiche. Per noi questa figura è la migliore garanzia sia perché è cittadino di Giugliano, sia perché è persona di straordinaria e specchiata capacità ed onestà. Questa potrebbe essere l'occasione: un braccio dell'esercito insieme al genio militare che interviene, le università con i ragazzi campani che fanno progettazione e campi studio insomma creare un grande laboratorio territoriale di bonifica in mano pubblica e controllo pubblico perché i nostri territori sono in grado di essere bonificati tranne quelle parti come la discarica Resit dove credo che delle analisi approfondite, sincere e vere faranno emergere quello che purtroppo tutti sanno. Non bisogna aspettare qualche pentito che diventi la fonte della salvezza».

Carmine Sgariglia

CV in due parole
Ingegnere Elettronico
Giornalista Pubblicista

Carica ricoperta in puntomagazine.it
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