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Napoli, Federico II “Scritture in transito tra letteratura e cinema” parte quarta

Napoli, Federico II “Scritture in transito tra letteratura e cinema” parte quarta Collage: Michele Paragliola

Giovedì 31 Marzo 2016 “La polvere delle e sulle cose”

“Polvere sei e polvere ritornerai” riporta il terzo libro della Genesi, punto di partenza del quarto incontro tenutosi nell’Aula Piovani a Porta di Massa ( Dipartimento degli Studi Umanistici della Federico II) lo scorso giovedì. La scelta di questo termine caro alla professoressa Silvia Acocella emerge dall’idea che nascere dalla polvere e ritornare polvere sia un meraviglioso augurio, l’augurio di restare per sempre e non sparire mai. Le cose- causa, infatti, restano oltre la vita degli uomini, spesso riducendosi a piccoli granelli di polvere destinati al ricomporsi, come il cane del protagonista de “Il Gattopardo”, il quale nel suo lungo volo oltre la finestra si sgretola e si ricompone trovando pace. Quanta polvere si è depositata sulle cose è possibile notarlo anche nei dipinti di Baschenis e sulle sue nature morte musicali, ma anche nell’opacità delle bottiglie raffigurate da Giorgio Morandi. Proprio l’opacità di queste figure è fissata da Marcello Mastroianni ne “La dolce vita” di Fellini, spia di una tangibilità a sua volta simbolo del possesso di una cosa. L’aveva, del resto, compreso fin da subito Eugenio Montale, poeta dell’aderenza e delle cose, che nella poesia “Ai tuoi piedi” scritta per Mosca (Drusilla Tanzi) si interroga sulla corporeità della sua vita. Forse la sua consistenza è tutta racchiusa, raccolta, nelle cose che hanno accompagnato il suo corpo, oramai in attesa e addormentato.

“ricorderò gli oggetti che ho lasciati
al loro posto, un posto tanto studiato,
agli uccelli impagliati, a qualche ritaglio
di giornale, alle tre o quattro medaglie
di cui sarò derubato e forse anche
alle fotografie di qualche mia musa
che mai seppe di esserlo,
rifarò il censimento di quel nulla
che fu vivente perché fu tangibile
e mi dirò se non fossero
queste solo e non altro la mia consistenza
e non questo corpo ormai incorporeo
che sta in attesa e quasi si addormenta”

A chiudere il viaggio fra la polvere è stato Ludovico Brancaccio, con un percorso fra gli strumenti elettronici che si è fermato al 2001, l’anno della caduta delle torri gemelle a New York. Il settembre di quell’anno è il mese della sofferenza, della riapertura di una piaga, di cose e vite ridotte in polvere incancellabile. Ma solo nell’ottobre dello stesso anno, esattamente un mese dopo, Steve Jobs nella scrittura di Danny Boyle crea oggetti lisci, smussati, tangibili. L’iPod, appunto, con la sua qualità tattile pensata per la mano dell’uomo e pronto ad accogliere i graffi, resterà l’unico dono alla propria figlia di un padre inattingibile. La felicità dopo la sofferenza era l’obiettivo dell’iPod, un intento nobile- oggi nel 2016 più di ieri- da salvaguardare, opponendo il gesto di una carezza intrisa d’amore al grilletto, alla miccia, agli annientatori nascosti fra noi, ancora un po’ umani.  

Michele Paragliola

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