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15-Nov-2018 Aggiornato alle 16:28 +0100

Napoli, Federico II: “La messa in quadro delle cose” parte sesta

Giovedì 21 aprile il seminario “Scritture in transito tra letteratura e cinema”

Ad introdurre la sesta giornata del seminario “Scritture in transito fra letteratura e cinema” è stata la professoressa Silvia Acocella (Letteratura Italiana Contemporanea presso l'Ateneo di Napoli), punto d’appoggio per gli studenti dell’aula Piovani, che hanno assistito alla messa in quadro delle cose. Mettere in quadro significa scegliere, un’operazione apparentemente semplice che nasce, invece, da una riflessione.

Ludovico Brancaccio (montatore) ha, infatti, mostrato una carrellata di suggestive foto scattate dalla finestra dello studio-casa dell’insegnante dell'Università di Napoli Federico II. Le foto sono state scattate giorno per giorno e non sono mai uguali fra loro perché a poggiare sul mondo esterno immortalato dalla macchina fotografica è sempre un mondo tutto interiore. Quest’ultimo sceglie, mette a fuoco, scrive: prima di un palazzo-specchio, poi di un cielo nuvoloso contornato dalla pioggia e di un sole freddoloso, infine certamente di uno stato d’animo che si proietta su di essi.

A seguire, Walter Montagna (film-maker) si è soffermato sul senso della cinematografia (scrittura del movimento) in quanto il cinematografo con la mente riesce a cogliere ciò che vi è di essenzialmente vago e indeterminato anche in un solo minuto di tempo. In un cammino poliprospettico, partito dall’attaccamento feticistico del protagonista de “La migliore offerta” e dalle sue donne incorniciate e blindate, è passato per la necessità di essere iconoclasti, attraverso la sequenza “Sacre querce di Sardegna, addio di “Padre padrone” per soffermarsi infine sul confronto tra l’inquadratura e la cinesfera ideata dello Zibaldone. Le parole del “Padre padrone” che spiega al figlio come individuare il non visibile si sovrappongono alla rimembranza di Leopardi e al suo piacere “nel vedere il cielo attraverso una finestra”.

Dalla finestra leopardiana di Recanati ha preso avvio l’intervento di Flavia Salerni, in quanto si configura come il presupposto necessario per allenare l’immaginazione. Circoscrivendo il suo sguardo “Il giovane favoloso” limita il contatto con il reale e da qui immagina le cose doppie. In un noto passo dello “Zibaldone” è proprio Leopardi a sostenere che nel vedere una cosa, ad esempio una torre, arriva al suo doppio. Si raccoglie in questo immaginare “lo primo fonte del piacere umano”.

Il filo conduttore della sesta puntata del seminario è stato riannodato dalla professoressa Acocella, che ha ricordato la nota celata di cartone di Chisciotte (di Cervantes). Lo scudo di quest’uomo finisce per essere la carta e anche quando essa viene bucata, lui continua a rimetterla a posto. I fori di quella celata non sono sintomo di sconfitta, perché le cose sono focalizzate ancor meglio e raccolte tutte nell’invincibile mondo di carta.

Michele Paragliola

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