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10-Dec-2018 Aggiornato alle 19:03 +0100

Racket ed omertà: Giugliano vede, sente e parla

Racket ed omertà: Giugliano vede, sente e parla Foto: Giovani Reporter Racket ed omertà: Giugliano vede, sente e parla

Camorra, racket e territorio questi i temi affrontati nell'incontro dell'Associazione Culturale SIPES/TERRA MIA.

Il capitano dei Carabinieri Antonio De Lise è al primo posto contro il racket dei clan giuglianesi. Ha dimostrato concrete capacità operative non solo sul piano della repressione, ma anche su quello della prevenzione. Non si tratta di sovraesposizione mediatica, come qualcuno subdolamente potrebbe insinuare, ma di pura e concreta determinazione ad arginare la piaga del racket, tanto devastante per l' economia giuglianese.

I Giovani Reporter, sfidando il freddo e la neve di Burian, lo intervistano presso Officine Bar Nautilus di Varcaturo, lunedì 26 febbraio, in occasione dell'evento organizzato dall'Associazione culturale SIPES/TERRA MIA.

Il Capitano Antonio De Lise è stato felice di rispondere ha risposto alle domande dei Giovani Reperter di 1ª L.

N° 13 clan camorristici operativi: perché il racket si è radicato tanto profondamente proprio nel territorio Giuglianese?
Perché nessuno ha intenzione di combattere la camorra eccetto Carabinieri e Polizia. Sono ancora troppo pochi i cittadini che denunciano.

È mai successo che i camorristi, per non dare nell’occhio, abbiano mandato dei ragazzini a riscuotere il pizzo?
Sì, è successo questa estate a Giugliano, dove un ragazzo di 21 anni ha perso la vita.

Se un commerciante denuncia un ricatto da parte della camorra, in che modo possiamo “nasconderli” da loro e difenderli dalle loro tremende minacce?
Se il commerciante denuncia c'è ľapparato dello Stato che si mette insieme e lo difende.

Capitano De Lise, se qualcuno denuncia il pizzo e poi si trova il negozio incendiato, c’è qualcun altro che lo può aiutare economicamente o dargli un lavoro? Quale “pezzo” dello Stato dovrebbe intervenire? 
Esistono associazioni "ANTI RACKET" che li aiutano durante la parte del processo, sia nella parte del risarcimento dopo la denuncia, però spesso e volentieri i negozianti ricattati non fanno la denuncia e si ritrovano il negozio bruciato.

Presente, tra il pubblico, anche Luigi Leonardi, l’eroico imprenditore napoletano che oggi vive sotto scorta per aver denunciato e fatto arrestare i suoi estorsori. Luigi non si è sottratto alle domande dei Giovani Reporter di 1ª L

Come si è sentito quando è stato tenuto prigioniero dai suoi aguzzini per due giorni a Secondigliano?
Mi sono sentito oppresso e molto impaurito, una brutta esperienza, ma una volta liberato, ha trovato il coraggio di denunciare ancora.

Riprenderà la sua attività?
Sì, a breve riprenderò la mia attività e ne sono molto contento.

Numerosi ed interessanti gli interventi dei partecipanti.  Savio, Giovane Reporter di prima media, chiede se esistono mezzi investigativi che permettano alle Forze dell’Ordine di combattere le nuove forme di racket, come quelle di chi impone di acquistare prodotti a prezzi maggiorati da un’azienda, nascondendo così il “pizzo”.

Lo stesso Luigi Leonardi, pur riconoscendo il buon lavoro svolto dal Capitano e dai suoi colleghi sul territorio, racconta che dalla sua esperienza ha subito molte ingiustizie: ha denunciato i suoi estorsori dopo aver pagato loro in contanti il “pizzo”, ma lo Stato non ha risarcito la sua perdita perché non è stato possibile trovare le prove proprio per il pagamento in contanti!

Salvatore Trinchillo, noto imprenditore locale, figlio di imprenditore minacciato e ferito in un agguato dai clan negli anni ‘80, con amarezza ammette che molto spesso all’imprenditore fa comodo l’amicizia del “camorrista importante”. Non si può impiantare un’associazione antiracket se la mentalità non cambia, per questo giudica importantissima la formazione, l’educazione che faccia capire che non si può pretendere di combattere la camorra locale offrendo poi i cosiddetti “Cavalli di ritorno”!

A tutti il Capitano De Lise risponde che senza denunce e consumo “critico” da parte dei cittadini non è possibile iniziare nessuna forma di lotta. L’imprenditore Luigi Leonardi ha sofferto e probabilmente sta ancora soffrendo molto, ma si è ribellato al racket, “vedendo” e “sentendo” bene per poi “parlare” altrettanto bene. La sua drammatica storia costituisce un messaggio di speranza, oltre che un esempio di come si possono combattere queste forme di criminalità.

Leggi anche: GIUGLIANO VARCATURO, VIOLENZA GIOVANILE ALLE PRESE CON LA SOLITUDINE

Giovani Reporter
Classi 1ª sezione L e 3ª sezione M.
SMS Don Salvatore Vitale

Giovani Reporter "Don Vitale"

Il progetto si pone come continuazione di un percorso di Giornalismo ambientale che ha visto gli alunni partecipi nello studio e raccolta di documentazione affidabile per restituire valore scientifico alle notizie riguardanti la cosiddetta Terra dei Fuochi (inquinamento, falde acquifere, salubrità dei prodotti agricoli, tutela e vigilanza del territorio).

L’input è il territorio di Licola, Varcaturo e Lago Patria, nelle sue criticità, da evidenziare in vista di ipotesi risolutive e mai di sterile denuncia da scoop, e nelle sue potenzialità da valorizzare.

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