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Sessa Aurunca, finito in manette il capo clan “Dei Muzzoni”

Sessa Aurunca, finito in manette il capo clan “Dei Muzzoni” foto repertorio

Le indagini hanno permesso di far luce sulle responsabilità e sulle modalità dell’omicidio di BRODELLA commesso nel febbraio 1993.

Nella mattinata del 02.10.2019, presso la casa di reclusione di Milano Opera i Carabinieri del NORM della Compagnia di Sessa Aurunca (CE) hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dal GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di E.M. cl.’59, capo dell’omonimo clan c.d. “dei muzzoni”, storicamente operante nei territori di Sessa Aurunca, litorale domizio e basso Lazio.

Le indagini, condotte dai militari della Compagnia Carabinieri di Sessa Aurunca e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, hanno permesso di far luce sulle responsabilità e sulle modalità dell’omicidio di BRODELLA Ferdinando, affiliato al clan “La Torre” di Mondragone, vittima di “lupara bianca” nel febbraio 1993.

Le convergenti risultanze investigative delle attività d’indagine condotte dai militari dell’Arma e delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia permettevano di acquisire un grave quadro indiziario a carico di E.M. per i reati di omicidio premeditato, detenzione illegale di armi e distruzione di cadavere, aggravati dall’aver commesso il fatto al fine di agevolare la realizzazione delle finalità illecite perseguite della organizzazione di stampo camorristico denominata “Clan LA TORRE” operante prevalentemente nei comuni di Mondragone e limitrofi.

Le motivazioni dell’omicidio di BRODELLA Ferdinando, giustiziato nel febbraio 1993 a colpi di pistola in Sessa Aurunca da E.M., capo del clan di Sessa Aurunca, unitamente ad altri soggetti, su esplicita richiesta del capo clan di Mondragone, A.L.T., sono da ricondursi al comportamento assunto all’epoca dalla vittima, uomo di fiducia del L.T. che, pur sapendo di essere ammalato di AIDS, avrebbe avuto rapporti promiscui con donne del clan, così trasmettendo o rischiando di trasmettere la malattia alle stesse, e attraverso queste ultime allo stesso L.T..

Il provvedimento cautelare è stato notificato al termine della procedura di recepimento del mandato d’arresto europeo da parte della Spagna, paese nel quale E.M. era stato arrestato per essere poi estradato in Italia, che ha accordato una estensione della pregressa estradizione, onde permettere all’E. di essere giudicato in Italia anche per questo omicidio.

 

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