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21-Oct-2017 Aggiornato alle 18:34 +0200

Marano, zona PIP sodalizio tra camorra e imprenditoria 5 provvedimenti cautelari

Marano, zona PIP sodalizio tra camorra e imprenditoria 5 provvedimenti cautelari Foto: archivio

La procura contesta agli indagati concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, minaccia, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale costruzione della Zona PIP di Marano

Questa mattina i Carabinieri del ROS (Reparto Operativo Speciale) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’ufficio del GIP del Tribunale di Napoli, dietro richiesta della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) nei confronti di 5 persone Aniello e Raffaele Cesaro, Pasquale ed Antonio Di Guida,e Oliviero Giannella tutti indagati, come riporta la nota stampa della Procura, per concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, minaccia, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, aggravati dalle finalità mafiose. Va precisato che Pasquale Di Guida, come si legge nel documento rilasciato dalla Procura, risulta indagato per riciclaggio aggravato.

Il provvedimento trae origine dalle indagini iniziate nel 2015 coordinate dalla Procura della Repubblica e operate dai Carabinieri del Reparto Anticrimine di Napoli nell’ambito delle infiltrazioni camorristiche del clan Polverino nella realizzazione della zona PIP del Comune di Marano.

L’indagine ha permesso di accertare l’esistenza di un accordo economico/criminale con i fratelli imprenditori Aniello e Raffaele Cesaro e i Polverino che, stando a quanto riportano gli inquirenti, attraverso le loro imprese, si aggiudicati e hanno eseguito i lavori per la realizzazione della Piano di Insediamento Produttivo, il progetto avviato nel 2004 che prevedeva un’area di 146mila mq nella zona periferica Nord-Ovest di Marano. La gara è stata aggiudicata nel 2005 dalla ditta Cesaro Srl Costruzioni Generali, di proprietà di Aniello Cesaro, nella forma del “Project Financing” alla quale poi è subentrata nel 2006 Iziative industriali srl creata appositamente per la realizzazione e gestione del PIP.

Il Progetto prevedeva la costruzione di 30 capannoni industriali, 20 dei quali già realizzati, e di alcuni immobili di servizio pubblico del valore complessivo di circa 40milioni di euro, 36 dei quali erano staziati dal concessionario.

Gli appalti per la costruzione della zona PIP, un infrastruttura importantissima per l’economia locale, sarebbero arrivati, secondo gli inquirenti, avvalendosi delle condizioni di forza derivanti dall’essere in società con gli esponenti apicali dei Polverino che, stando alla nota della Procura, attraverso il loro potenziale intimidatorio hanno forzato l’iter amministrativo e procedurale del progetto al fine di imporre al Sindaco di Marano dell’epoca una variante al PRG per l’approvazione del PIP e permesso di determinare la nomina di un professionista di fiducia per redigere lo studio di fattibilità del PIP e predisporre gli atti necessari per l’indizione e lo svolgimento della gara in modo da pilotarla a favore dei fratelli Cesaro; intimidire i proprietari dei terreni espropriati al fine di cedere alle pretese del cartello imprenditoriale camorristico; predisporre con l’aiuto di due professionisti, indagati in stato di libertà nel medesimo procedimento, una serie di atti falsi relativi ai permessi per la realizzazione dei capannoni, delle opere di urbanizzazione e per ottenere il collaudo tecnico-amministravo provvisorio delle opere. Tutto ciò esercitando illecite pressioni sui funzionari pubblici per attestare falsamente la conformità dei lavori.

Le indagini hanno portato alla luce anche i tentativi di inquinamento probatorio da parte degli indagati e numerose inadempienze che hanno determinato nel 2016 il sequestro preventivo delle opere di urbanizzazione, realizzate con denaro pubblico (4 milioni di euro), poste a servizio dell’area PIP  che, quanto riportano gli inquirenti, risultano essere un pericolo per l’incolumità pubblica dato che non è avvenuto alcun collaudo e vi è stata una pessima esecuzione dei lavori delle opere della rete fognaria, idrica ed elettrica, mediante l’utilizzo di materiale difformi ed inferiori di qualità rispetto a quelli previsti.

Dalle indagini, come riporta la nota stampa, è venuto fuori, anche attraverso riscontri forniti dai collaboratori di giustizia, che i fratelli Cesaro in sinergia con i Polverino, avrebbero finanziato la costruzione del PIP  con ingenti somme di denaro frutto di traffici illeciti direttamente riferibili al capo clan Polverino Giuseppe, attualmente detenuto al 41 bis.

In questo quadro gli inquirenti hanno accertato, come riportato nella nota della Procura della Repubblica, l’imponente attività di riciclaggio sia stata condotta attraverso l’acquisizione di complessi immobiliari di tipo residenziale come il “Parco dei Gerani” ai Colli Aminei a Napoli, “Parco Emanuele” a San Giovanni a Teduccio, Parco “Lago II” Lotto B a Giugliano in Campania, Parco “Villaricca 2” a Villaricca. Acquisti operati dalle imprese dei cugini di Marano Antonio e Pasquale Di Guida  con la partecipazione delli ing. Giannella Oliviero, che hanno garantito l'intestazione fittizia dei Beni. Tutti immobili posti sotto sequestro assieme ben quattro società, 41 appartamenti, 76 box auto, 29 capannoni industriali.

Redazione

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