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Dalle sponde opposte del Mediterraneo ai confini del mito

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Dalle sponde opposte del Mediterraneo

Dalle sponde opposte del Mediterraneo ai confini del mito: Gibilterra, Cap Spartel e il Mistero di Atlantide

Quando geografia, politica, storia e mitologia si intersecano come meridiani e paralleli su una mappa, ci si trova in presenza di luoghi che, pur avendo coordinate reali, riecheggiano di racconti e leggende, in grado di trasportarci al di là dello spazio e del tempo.

Tra questi, Gibilterra conserva un fascino inversamente proporzionale alla sua estensione. Contesa nei secoli tra conquistatori e invasori, da sempre oggetto di battaglie, Gibilterra è oggi bandiera britannica in terra iberica.

Grazie alla sua posizione e alla sua inaccessibilità, svolge il ruolo di sentinella, sul varco tra Mediterraneo ed Atlantico, affollato da sempre di naviganti, mercanti e trafficanti.

Fino a qualche anno fa, perfino per il viaggiatore moderno, l’ingresso era singolare: come a ricreare virtualmente la Union Jack (il vessillo nazionale) l’unico accesso terrestre era rappresentato da un’intersezione tra strada e pista aeroportuale, dove le auto in sosta davano la precedenza al transito degli aerei.

Nel breve volgere di una passeggiata, si osserva la tipica compostezza inglese nella pedonale Main Street, il rosso delle iconiche cabine telefoniche che, insieme all’odore di fritto di “Fish & Chips”, fanno sicuramente respirare atmosfera “very British”! Con l’ausilio della funivia, si sale alla Rocca e si contempla la vista: i turisti commentano le cangianti sfumature azzurre del mare; i viaggiatori, in estatico silenzio, si perdono nei calcoli delle distanze che, mai come in questo punto, dove cielo, acque e terre sono così vicine, diventano una pura formalità. Incauto però è distrarsi troppo.

Sospettose, dispettose e ladre, le scimmie residenti vivono in completa libertà: piuttosto imprevedibili, si lanciano in fulminee imprese furtive a danno dei visitatori; esse sono protette dalla Corona, che associa alla presenza delle bertucce, la continuità del proprio dominio su Gibilterra.

Dalla rocca, parte un percorso di trekking, piacevolmente immerso nella natura, ma, altresì, inaspettatamente faticoso, come a rivivere davvero le imprese del mitologico eroe, che di qui, leggenda racconta, sarebbe passato.

Il monumento raffigurante due pilastri (di valore sicuramente più simbolico che artistico) celebra il mito di Ercole e delle sue memorabili “fatiche”, il percorso di prove per diventare un dio: rappresenta, di fatto, la fine del mondo allora esplorato, il limite della conoscenza di quel tempo. Da lì, “Non Plus Ultra”. Il mondo di oggi, invece, sa che, proprio sulle rive opposte del Mediterraneo, sul promontorio un tempo chiamato Ampelusio, vi è un luogo altrettanto importante e simbolico.

Nel regno del Marocco, sull’altura di Cap Spartel, che deve il suo nome alla vegetazione ricca di ginestre spagnole, si erge un faro. Inaugurato nella seconda metà del 1800, la costruzione è stata possibile, grazie alla collaborazione di diversi governi che, in più, ne hanno sancito la neutralità in caso di conflitto.

Oltre ad essere normalmente l’idolo dei naviganti che, nelle notti senza luna o nei giorni di nebbia e tempesta, affrontano le traversate affidandosi alla sua guida, quello di Cap Spartel, si arricchisce di importanza, in quanto esempio di pace e concordia. Alla solitaria costruzione verticale, si riconosce, in generale, un ulteriore significato simbolico universale: un faro è conoscenza, la sua luce illumina e accompagna il viaggiatore, il suo raggio incoraggia e spinge ad andare oltre quegli ostacoli, reali e immaginari, che la vita pone lungo la rotta.

Alla base del promontorio, si trovano, inoltre, le famose “Grotte di Ercole”, che si racconta custodiscano l’ingresso ad un fantomatico tunnel sottomarino, che sarebbe stato utilizzato dalle scimmie per passare dal continente africano a quello europeo.

Nei fondali di quella definita “Secca di Majuan”, si identificano, secondo alcune teorie, i resti sommersi della mitologica isola di Atlantide. “Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola…”: è il filosofo Platone a localizzare Atlantide, descrivendola come un modello di società perfetta, in cui gli uomini erano riusciti a coniugare le proprie necessità con le leggi degli Dei e della Natura, vivendo in pace, ricchezza e armonia.

“In tempi posteriori, essendosi succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di una notte, tutto in massa si sprofondò sotto terra e l’isola di Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve…” scrive Platone. Pur sparendo senza lasciare traccia, il mito di Atlantide si rinnova costantemente: diverse teorie, più o meno scientificamente affidabili, tentano di localizzare in giro per l’intero globo, i resti della civiltà ormai sommersa, delineando, ogni volta, nuovi possibili itinerari di viaggio.

Comunque, ognuno di noi ha una sua “Atlantide”: quella meta ideale di viaggio o di vita, a cui tendere ogni giorno, di cui non resta solo che tracciare le coordinate.  

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