Politica
Qualiano, Cacciapuoti: «Il centro sportivo del Napoli può cambiare la città, ma bisogna essere capaci di trasformare l’occasione in sviluppo»
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L’ex consigliere comunale interviene sui nodi della viabilità, sulla costruzione di un’alternativa politica e sull’ipotesi del nuovo centro sportivo della SSC Napoli: «Non basta ospitare un grande investimento. Bisogna capire come farlo germogliare nell’interesse dell’intero territorio».
QUALIANO – Tra problemi quotidiani che incidono sulla qualità della vita e prospettive capaci, almeno potenzialmente, di modificare il futuro della città, Qualiano attraversa una fase particolarmente interessante del dibattito pubblico.
Da un lato restano questioni irrisolte come traffico, parcheggi e mobilità urbana. Dall’altro si muove il quadro politico in vista dei prossimi appuntamenti amministrativi, mentre l’annuncio di Aurelio De Laurentiis sull’individuazione a Qualiano di un’area di 17,5 ettari per dieci campi di calcio e 7.500 metri quadrati di uffici e spogliatoi destinati alla prima squadra e al settore giovanile del Napoli ha aperto uno scenario fino a poche settimane fa difficilmente immaginabile.
Ne parliamo con Antonio Cacciapuoti, già consigliere comunale di Qualiano, che nei mesi scorsi aveva già indicato viabilità, manutenzione urbana e costruzione di una coalizione ampia tra le questioni sulle quali aprire un confronto per il futuro della città.
Cacciapuoti, partiamo da un problema molto concreto. A Qualiano il traffico sembra diventare ogni giorno più difficile da sostenere. Qual è il nodo principale?
«Il problema non è soltanto il numero delle automobili. Il problema è che manca una visione complessiva della mobilità cittadina. Ci sono ore della giornata nelle quali attraversare Qualiano diventa estremamente complicato e questo produce conseguenze non soltanto sul traffico, ma sulla qualità della vita, sul commercio e persino sulla possibilità di vivere normalmente il centro della città.
Non possiamo continuare a intervenire sul singolo incrocio o sulla singola strada. Serve ragionare sull’intero sistema: flussi di traffico, sensi di marcia, parcheggi, collegamenti con i comuni vicini e accessibilità delle attività commerciali».
Uno dei problemi più segnalati riguarda proprio i parcheggi.
«Gli spazi sono pochi rispetto alle esigenze della città e una parte significativa della sosta è regolamentata a pagamento. Il Comune, peraltro, ha recentemente affidato per 24 mesi il servizio relativo ai parcometri.
Il punto, però, non può essere semplicemente dove mettere un parcometro. Dobbiamo chiederci quale politica della sosta vogliamo avere.
Se una persona impiega troppo tempo per trovare parcheggio o percepisce difficoltà nell’accedere al centro, molto probabilmente sceglierà di andare altrove. Questo significa che traffico e parcheggi diventano anche una questione economica. Bisogna quindi studiare aree di sosta, circolazione e sensi unici in maniera coordinata, con un vero piano della mobilità e non attraverso interventi scollegati tra loro».
Arriviamo alla politica. Massimiliano Porcelli, nell’intervista rilasciata a PuntoMagazine, ha citato anche lei e Domenico Di Domenico nell’area di Casa Riformista, immaginando un possibile campo più ampio alternativo all’attuale maggioranza. Esiste uno spazio politico comune?
«Esiste sicuramente la possibilità di dialogare, ma credo che sarebbe un errore iniziare immediatamente dai nomi o dalle candidature.
Porcelli ha posto una questione che condivido: prima bisogna discutere della città che vogliamo. Ci sono sensibilità politiche diverse e nessuno deve cancellare la propria storia, ma questo non impedisce di verificare se esistono punti programmatici sui quali lavorare insieme».
Nella recente intervista a PuntoMagazine, Porcelli aveva indicato Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, esperienze civiche e l’area di Casa Riformista tra le componenti di un possibile spazio politico alternativo, sostenendo la necessità di partire dal programma prima di discutere nomi e candidature.
Quindi pensa a una coalizione ampia?
«Penso soprattutto a una coalizione credibile. “Ampia” non può voler dire mettere insieme tutto e il contrario di tutto pur di vincere.
Bisogna capire se siamo capaci di condividere alcune priorità: urbanistica, viabilità, ambiente, servizi, politiche sociali, giovani, sport, sviluppo economico e capacità di attrarre investimenti.
Se c’è questa base, allora le diverse esperienze possono rappresentare una ricchezza. Altrimenti avremmo soltanto una sommatoria elettorale destinata a mostrare tutte le proprie contraddizioni il giorno dopo le elezioni».
E veniamo alla questione che in questi giorni ha proiettato Qualiano anche sulla stampa nazionale: il centro sportivo del Napoli. Come valuta le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis?
«Se quanto annunciato sarà confermato e si arriverà concretamente alla realizzazione del centro sportivo, sarebbe un’opportunità straordinaria che Qualiano ha il dovere di provare a cogliere.
Stiamo parlando, secondo quanto dichiarato da De Laurentiis, di 17 ettari e mezzo, dieci campi di calcio e migliaia di metri quadrati destinati a uffici e spogliatoi per prima squadra e settore giovanile. Non è un intervento ordinario. Un insediamento di queste dimensioni può modificare la percezione stessa di un territorio».
Quale dovrebbe essere, secondo lei, l’atteggiamento della politica locale?
«Prima di tutto servono serietà e competenza. Un’occasione del genere non deve essere sprecata attraverso personalismi, contrapposizioni inutili o corse ad attribuirsi meriti.
Non basta dire: “Il Napoli viene a Qualiano”. La domanda vera è: che cosa può diventare questa presenza per Qualiano?
Bisogna ragionare sulle infrastrutture necessarie, sui collegamenti, sulla viabilità, sui servizi, sulle attività economiche che potrebbero nascere, sull’accoglienza, sull’indotto e sulle opportunità per i giovani e per lo sport locale».
Quindi il centro sportivo potrebbe andare ben oltre il calcio?
«È esattamente questo il punto. Se ci limitiamo a guardare dieci campi di allenamento dietro una recinzione abbiamo perso una parte dell’opportunità.
Dobbiamo chiederci come un investimento privato così importante possa dialogare con il territorio. Quali attività può attrarre? Che effetto può avere sul commercio? Sulla ristorazione? Sui servizi? Sulla ricettività? Sulla mobilità? Sull’immagine della città?
Serve una politica capace di sedersi a un tavolo con un interlocutore importante sapendo cosa chiedere e, soprattutto, sapendo cosa proporre».
Cosa teme maggiormente?
«Che ci si accontenti dell’annuncio. Che qualcuno pensi che basti poter dire che il centro sportivo del Napoli si trova a Qualiano per aver già ottenuto il risultato.
Non funziona così. Un grande investimento può produrre sviluppo oppure può rimanere sostanzialmente isolato dal tessuto che lo circonda.
La differenza la fanno la programmazione e la capacità amministrativa. Bisogna prepararsi prima, non quando i lavori saranno eventualmente già partiti».
E cosa dovrebbe ottenere la città?
«Non parlerei di “ottenere” nel senso di pretendere qualcosa da un investitore privato. Parlerei di costruire le condizioni affinché l’investimento produca effetti positivi anche sul territorio.
Per questo servono persone capaci di comprendere procedure urbanistiche, sviluppo economico, mobilità e programmazione. Bisogna dialogare con la società, con gli operatori economici, con le associazioni e con i cittadini.
Se il progetto si concretizzerà, Qualiano potrebbe trovarsi davanti a un’occasione che difficilmente si ripresenterà con le stesse dimensioni. Proprio per questo non possiamo permetterci improvvisazione».
Quindi questo progetto potrebbe entrare anche nel dibattito sul futuro politico della città?
«È inevitabile, ma non dovrebbe diventare materia di propaganda.
Il centro sportivo è un esempio perfetto di quello che intendo quando parlo della necessità di una visione. La politica deve essere capace di amministrare l’ordinario — dal traffico alle strade, dai parcheggi ai servizi — e contemporaneamente deve avere la capacità di riconoscere e governare le grandi opportunità.
Una città cresce quando riesce a fare entrambe le cose».
Una discussione che va oltre il centro sportivo
Le parole di Cacciapuoti inseriscono il possibile investimento della SSC Napoli in una discussione più ampia sul futuro di Qualiano.
L’annuncio di De Laurentiis resta un passaggio rilevante: il presidente del Napoli ha indicato pubblicamente dimensioni e destinazione dell’area individuata, mentre il sindaco Raffaele De Leonardis ha parlato di una possibile «straordinaria occasione» per la città, precisando però di attendere l’ufficialità prima di ulteriori valutazioni.
Nel frattempo il confronto politico locale continua a svilupparsi attorno a due piani che inevitabilmente finiscono per intrecciarsi: la gestione dei problemi quotidiani e la capacità di costruire una prospettiva di medio-lungo periodo.
Tra mobilità, sviluppo urbano e nuovi investimenti, sarà su questi temi — e sulle proposte concrete che ciascuna area politica metterà in campo — che il dibattito sul futuro di Qualiano potrà misurarsi nei prossimi mesi.

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