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Bici e moto nell’androne del condominio: cosa si può fare e cosa no
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2 settimane fail

Ne parliamo con l’Avv. Tiziano De Gregorio, avvocato e amministratore di condominio
Una bicicletta appoggiata nell’androne, uno scooter vicino al portone, magari altri oggetti lasciati negli spazi comuni. Situazioni quotidiane che possono facilmente trasformarsi in motivo di discussione tra vicini. Ma è davvero possibile parcheggiare bici e moto nell’androne di un palazzo?
Ne abbiamo parlato con l’Avv. Tiziano De Gregorio, avvocato e amministratore di condominio, che affronta quotidianamente queste problematiche sia sotto il profilo della gestione condominiale sia sotto quello giuridico.
«Non esiste una risposta identica per tutti i condomìni», spiega De Gregorio. «Bisogna verificare la conformazione dell’androne, la sua destinazione, l’eventuale intralcio provocato dal mezzo e soprattutto cosa stabilisce il regolamento condominiale».
Il punto di partenza è l’articolo 1102 del Codice civile: ciascun condomino può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso.
Su questo tema è intervenuto anche il Tribunale di Torre Annunziata con la sentenza n. 1970 del 3 settembre 2025, relativa alla sosta di motocicli e biciclette nell’androne, nel porticato e in altre aree comuni di un complesso condominiale.
Nel caso esaminato, il regolamento condominiale vietava di occupare gli spazi comuni con oggetti e di depositare beni ingombranti in porticati, androni e scale, consentendo soltanto la sosta temporanea degli automezzi nel viale per le operazioni di carico e scarico. Nel complesso erano inoltre già presenti aree destinate al parcheggio.
Il Tribunale ha ritenuto illegittima la sosta di moto e biciclette nelle aree interessate, perché in contrasto con le regole sull’utilizzo delle parti comuni e con il regolamento condominiale, disponendone la rimozione.
«È proprio questo uno degli aspetti più importanti», osserva l’Avv. De Gregorio. «Non dobbiamo pensare che sia sempre sufficiente lasciare uno spazio per passare. Bisogna capire quale sia la destinazione dell’area comune e cosa stabilisca il regolamento».
La pronuncia, tuttavia, non introduce un divieto generale valido automaticamente per ogni condominio. La valutazione deve essere effettuata caso per caso, tenendo conto delle caratteristiche dell’edificio, della destinazione dello spazio, delle disposizioni del regolamento e delle concrete modalità di utilizzo.
Per moto e scooter occorre poi prestare ancora maggiore attenzione. Oltre alla disciplina condominiale devono essere rispettate le prescrizioni di sicurezza e non possono essere compromessi accessi, passaggi o vie di esodo.
Un ruolo centrale spetta quindi all’amministratore e all’assemblea.
«Il nostro compito non dovrebbe essere soltanto quello di intervenire quando il conflitto è già esploso», continua De Gregorio. «Quando gli spazi lo consentono, si può cercare una soluzione organizzativa, ad esempio individuando un’area destinata alle biciclette o installando delle rastrelliere. Prevenire il problema è spesso molto più semplice che affrontare una controversia».
Il tema è destinato a diventare sempre più attuale, anche per la crescente diffusione delle biciclette tradizionali ed elettriche in edifici costruiti quando le esigenze di mobilità erano molto diverse.
«Il condominio è una piccola comunità», conclude l’Avv. Tiziano De Gregorio. «Ognuno deve poter utilizzare ciò che è comune, ma rispettando la destinazione degli spazi e i diritti degli altri. Regole chiare e buon senso possono evitare molte liti».
La questione, dunque, non può essere risolta con un semplice “sì” o “no”: l’androne non può essere trasformato unilateralmente in un parcheggio soltanto perché rimane materialmente lo spazio per passare. Prima di lasciare stabilmente una bicicletta, una moto o uno scooter occorre verificare la destinazione dell’area, il regolamento condominiale e le concrete modalità di pagamento utilizzo dello spazio comune.
Avv Lelio Mancino

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