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Politica

Massimiliano Porcelli: “La Terra dei Fuochi non è un destino, ma il risultato di scelte precise. Ora servono coraggio e verità”

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Dopo la puntata di Report “E brucia ancora”, l’avvocato e candidato al Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Porcelli, parla di ambiente, legalità e del futuro di un territorio che non si rassegna a essere la discarica d’Italia.

La puntata di Report andata in onda ieri, dal titolo “E brucia ancora”, ha riaperto una ferita mai rimarginata: quella della Terra dei Fuochi. Immagini di roghi, sversamenti illegali e indifferenza istituzionale hanno riportato al centro del dibattito una questione che, nonostante le promesse, continua a divorare salute e dignità. Abbiamo incontrato l’avvocato Massimiliano Porcelli, candidato alle prossime elezioni regionali della Campania, che da anni si batte per la tutela del territorio e la trasparenza amministrativa. Con lui abbiamo parlato di ambiente, responsabilità e futuro.

Avvocato Porcelli, dopo la puntata di Report, molti cittadini della Campania si sentono di nuovo traditi. È davvero cambiato qualcosa nella Terra dei Fuochi?

    Purtroppo no, o almeno non quanto dovrebbe. Qualcosa è stato fatto, ma la verità è che siamo ancora lontani da una reale bonifica ambientale e morale. Report ha mostrato ciò che molti di noi denunciano da anni: i roghi non sono mai cessati, la gestione dei rifiuti resta opaca e i controlli insufficienti. La Terra dei Fuochi continua a bruciare perché non si è mai voluto colpire il sistema che la alimenta: interessi economici e connivenze politiche.

    C’è chi parla di emergenza infinita. Lei cosa ne pensa?

    L’emergenza è diventata una scusa. Quando un problema dura da trent’anni non è più un’emergenza, è una strategia di gestione. L’emergenza consente deroghe, appalti rapidi, controlli ridotti. E in questo sistema, chi paga è sempre il cittadino, che respira veleni e vede deprezzarsi la propria terra. È tempo di riportare la normalità, cioè legalità e trasparenza.

    Report ha puntato il dito anche contro la lentezza delle bonifiche. Lei ha proposte concrete per affrontare questa impasse?

    Sì. Prima di tutto serve una mappatura reale e pubblica dei siti contaminati. Oggi i dati sono frammentari e spesso secretati. Io propongo un Portale della Trasparenza Ambientale, accessibile a tutti, dove ogni cittadino possa consultare in tempo reale le analisi del suolo, dell’acqua e dell’aria. Poi bisogna affidare le bonifiche a imprese con certificazioni antimafia e curriculum ambientale verificabile. Infine, serve un presidio permanente di legalità, con la collaborazione diretta delle procure e delle forze dell’ordine.

    Lei è avvocato, ma anche un uomo che vive questo territorio ogni giorno. Cosa prova quando sente l’espressione “Terra dei Fuochi”?

    Mi fa male, profondamente. È un’etichetta che pesa come una condanna collettiva. Ma noi non siamo solo la Terra dei Fuochi. Siamo anche la terra della cultura, del lavoro, dell’accoglienza. Il fuoco che brucia qui è anche quello della rabbia e della voglia di riscatto. Io voglio trasformare quel dolore in proposta politica, in azione concreta.

    In molti si chiedono: perché la politica non è mai riuscita a risolvere questa tragedia ambientale?

    Perché la politica, troppo spesso, si è limitata a gestire l’esistente. Mancano visione e coraggio. Io credo che servano persone disposte a dire anche parole scomode, a rompere equilibri consolidati. Finché ci limiteremo a parlare di “riqualificazione” senza affrontare il nodo dei traffici illeciti e delle responsabilità istituzionali, continueremo a girare in tondo. Dobbiamo essere vicini ed ascoltare le associazioni che da anni si battono per la tutela ambientale e della salute. Essere vicini alle persone che amano e vivono come me e la mia famiglia questi amati e martoriati territori.

    Se fosse eletto consigliere regionale, quali sarebbero le sue prime tre mosse per l’ambiente in Campania?

    Primo: trasparenza totale sui dati ambientali e sugli appalti pubblici. Secondo: investimenti veri in impianti di riciclo innovativi e monitoraggio digitale dei flussi dei rifiuti. Terzo: educazione ambientale nelle scuole, perché la cultura della legalità parte dai ragazzi. Solo formando una nuova coscienza civile potremo vincere questa battaglia.

    Ha un messaggio per chi ormai non crede più in nessuno?

    Li capisco, perché anche io ho provato la stessa sfiducia. Ma la rassegnazione è il più grande alleato dell’illegalità. Dobbiamo tornare a credere che le cose possano cambiare, e cambiare davvero. Io non prometto miracoli, prometto impegno, verità e presenza costante sul territorio. Questa terra non è perduta: ha solo bisogno che qualcuno smetta di voltarsi dall’altra parte come abbiamo fatto con il Movimento 5 Stelle che ha lottato e sta lottando per questi territori. Dall’approvazione della Legge sugli Ecoreati con Salvatore Micillo, al lavoro del già Ministro Costa e della Vice Presidente del Senato Mariolina Castellone sempre in prima linea come visto ieri nelle interviste rilasciate a Report.

    Dalle parole dell’avvocato Massimiliano Porcelli emerge una visione lucida e disincantata, ma non priva di speranza. La Terra dei Fuochi, per lui, non è solo un simbolo di degrado ambientale, ma il banco di prova di una rinascita possibile, se accompagnata da trasparenza e coraggio politico. La puntata di Report ha riacceso i riflettori su una ferita ancora aperta. Forse, come suggerisce Porcelli, è tempo che il fuoco diventi luce, non più fumo.

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