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Esteri

Israele apre il valico di Erez il porto di Ashdod per portare aiuti a Gaza

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Valico di Erez
Valico di Erez nel 2005 - Di Zero0000 - Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=239373

Israele apre il valico di Erez e sarà utilizzato anche il porto di Ashdod per gli aiuti umanitari. Da ONU e USA: Si deve fare di più

Israele apre il valico di Erez rimasto chiuso dall’inizio del conflitto. Messo a disposizione anche il porto di Ashdod. Una apertura giunta dopo una telefonata intercorsa tra Netanyahu e Biden a seguito l’attacco che ha ucciso gli operatori umanitari di “World Center Kitchen” e ha di fatto sconvolto l’opinione pubblica, anche di coloro che, nonostante l’eccidio di civili, continuava ad ignorare e – in alcuni casi – a giustificare le continue violazioni perpetrate dal Governo di Israele. A seguito dell’attacco, infatti, diverse organizzazioni umanitarie hanno sospeso le attività.

A decidere l’apertura del valico nella regione settentrionale della striscia di Gaza, il gabinetto di sicurezza israeliano e darne notizia una comunicazione di un funzionario consegnata alla CNN ieri.

La decisione è arrivata dopo la telefonata intercorsa tra il Presidente degli Stati Uniti d’America e il Primo Ministro Israeliano.

Biden attraverso il portavoce Kirby ha chiarito che “La politica degli Stati Uniti sarà determinata dalla nostra valutazione dell’azione immediata di Israele su questi passi”.

Non usando alcun giro di parole il portavoce per la sicurezza nazionale ha spiegato di voler vedere “un enorme aumento degli aiuti umanitari e la riduzione della violenza su civili e cooperanti” e ha continuato “vogliamo non solo annunci ma esecuzione ed implementazione delle misure. Biden ha inoltre sottolineato che un cessate il fuoco immediato è essenziale per stabilizzare e migliorare la situazione umanitaria”. Ha inoltre esortato Netanyahu a “dare potere ai suoi negoziatori per riportare a casa gli ostaggi”.

È chiaro che sulla crisi in medio-oriente Biden rischia grosso anche in vista delle elezioni di novembre, perché in patria sono molti quelli che lo giudicano molto tiepido sulle azioni intraprese da Israele.

 In una nota diffusa nella notte dal gabinetto di guerra si apprende che “l’aumento di assistenza eviterà una crisi umanitaria ed è essenziale per garantire la continuazione dei combattimenti e raggiungere gli obiettivi della guerra”. Quindi, a quanto sembra, non ci sarà alcun cessate il fuoco se Hamas non rilascerà gli ostaggi. Tale posizione è quella degli Stati Uniti.

“Questa è una notizia positiva ma, ovviamente, dovremo vedere come sarà implementata. Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco umanitario e di un massiccio afflusso di aiuti”. Così ha detto alla CNN, giovedì il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, commentando l’apertura del valico di Erez e del porto di Ashdod.

Soddisfazione espressa anche dagli Stati uniti attraverso Adrienne Watson, la portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale per “l’impregno ad aprire il porto di Ashdod per la consegna diretta di assistenza a Gaza e ad aprire il valico di Erez per una nuova rotta di assistenza per raggiungere il nord di Gaza ed aumentare significativamente le consegne dalla Giordania direttamente a Gaza”.

Però c’è sempre di giudica tale passo come una piccola concessione. Troppa è la sproporzione tra il numero di vittime (1200) avvenute il 7 ottobre ad opera di Hamas, contro quelle che hanno prodotto i raid israeliani su Gaza (32000). Per non parlare degli uomini, donne e bambini civili innocenti mutilati.

A Gaza la popolazione vive un dramma catastrofico, fatto di fame, emergenza sanitaria, condizioni igieniche al limite della . Lo spiega un rapporto dell’ONU.

Nei giorni precedenti la guerra, il Governo israeliano chiuse sia il valico di Erez (per la circolazione delle persone) che quello di Kerem Shalom (per la circolazione delle merci).

Solo oggi la notizia della riapertura di Erez e del porto di Ashdod. Essa giunge dopo l’indignazione internazionale scaturita dall’uccisione di sette operatori umanitari che portavano cibo alla popolazione affamata.

Ciò che tuttavia lascia perplessi e come abbia fatto breccia la morte di sette persone, rispetto alla moltitudine di civili – di cui un terzo bambini – uccisi dall’esercito israeliano a Gaza.

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