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Camorra, eseguito sequestro preventivo a Castellammare
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5 anni fail

Sequestrate aziende, riconducibili al clan D’Alessandro, che si occupano del commercio ittico e di servizi di ambulanza; valore complessivo del sequestro 4milioni di euro
Questa mattina, a Castellammare di Stabia e in altre località, i Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia e del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Napoli. A richiedere il provvedimento della locale Direzione Distrettuale Antimafia.
Il sequestro riguarda l’intero complesso aziendale e delle quote del capitale sociale di tre società. Esse si occupano di commercio ittico e dei servizi di ambulanza, per un controvalore complessivo stimato in circa 4 milioni di euro.
L’attività d’indagine ha consentito così l’acquisizione di gravi elementi indiziari circa la gestione monopolistica del clan D’Alessandro – a partire dall’anno 2011 – del trasporto degli infermi nel territorio di Castellammare di Stabia e della fornitura all’ingrosso di prodotti ittici agli imprenditori del settore dell’area stabiese.
A svolgere le indagini i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castellammare di Stabia e del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata. A coordinarle invece la DDA di Napoli.
Secondo quanto riporta una nota della Procura risultano acquisiti elementi probatori nei confrotni del 43enne D’Alessandro Michele e il 48enne Rossetti Antonio. I due, ritenuti elementi di vertice del clan, avrebbero fittiziamente intestato una ditta di trasporto infermi ad un prestanome. L’attività economica e i relativi profitti sarebbero ricondotti allo stesso Rossetti.
Altrettanti gravi indizi risultano acquisiti in relazione al mercato ittico. Secondo la Procura di Napoli, infatti, gli “esponenti di spicco del clan D’Alessandro, dopo aver intestato fittiziamente a terzi prestanome alcune società di commercio di pesce e di frutti di mare, avrebbero assunto, con condotte violente, una posizione di leadership incontrastata, mediante imposizione ai titolari delle pescherie ed agli imprenditori del settore di forniture a prezzo maggiorato e senza possibilità di reso non solo di prodotti ittici, ma anche dell’acqua di mare, sovente prelevata da specchi acquei inquinati”.
Gravi indizi di colpevolezza sono raccolti anche circa “l’impiego in queste attività commerciali di capitali provenienti dal traffico di sostanze stupefacenti e dall’attività estorsiva sul territorio, nonché il trasferimento di ingenti somme di denaro contante verso la Grecia, ove le società controllate dalla consorteria criminale si rifornivano di prodotti ittici”. A diffondere l’operazione la Procura della Repubblica di Napoli

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