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25-Jul-2017 Aggiornato alle 9:25 +0200

Diario di un Samarro, Nic: "Aggio capito dove sono fernuti i soldi di tangentopoli"

Diario di un Samarro, Nic: "Aggio capito dove sono fernuti i soldi di tangentopoli" Foto: Archivio

Caro Diario, lo saccio che è parecchio mese che non ti scrivo ma e che non mi sono fatto sentire ma so stato veramente nu poco male. Sai di quella malatia che pare che non tieni mai genio di fare niente, che pare che tieni fame pecchè ci hai una cosa in tu stomaco che pare che tieni na famma esagerata ma il solito panino con la murtadella nun ti fa propeto niente oppure che nu tieni vuluntà di ascire fora ra casa e che ti fa stare na meza latrina cumpletamente.

Purtroppo quello che è successo è che io astavo passeggiando come ogni buon consigliere per i corridoi del comune e la porta dell’ufficio del sindaco parrucchino stava miezo apierto e ho sentito parlare con Rino bellicapelli e mi è apparso di sentire qualche cosa che non mi è piaciuta davvero metanto.

Stavano addicenno che mi volevano fare fuori, pecchè loro la promessa l’avevano mantenuta ma e non potevano fare di più di quello che avevano fatto e pecchè, comme ha ditto il sindaco parrucchino, “chist è propeto strunz ma di chill ca nu vedevo avveramente da na vita!”. Lo puoi immaginare solo tu, diario caro, commo mi songo sentito male nell’afferrare queste tremende parole additte nei miei confronti che non mi sono mai accorto che il sindaco non gli stavo simpatico tantissimo.

Allora che potevo fare? Songo accorso dallo zio Ciro sputazza che subbito non ha detto niente e praticamente ma, in in modo che io non mi so spiegare, mi ha addirittura ditto “bravo! Finalmente hai portato na cacchio di notizia ca serve a chesta famiglia. Mo miettitti assittato e fammi fare una chiammata, penzo che è arrivato il momento, caro nipote mio, ca devi cunoscere un tuo luntano parente che, diciamo, si trova lontano ufficialmente ma vicino fisicamente”.

Dopo qualche ora, si era fatto quasi sera, aggia sentito nu fracasso e nu sacco e persone che uscivano e trasevano e non ci ho capito veramente molto ma quello che ho potuto capire è che tutti stavano agitati per questa visita che doveva avvenire in case di zio Ciro e io non sapevo che mi dovevo sentire emozionato oppure cu na paura ncuorpo. Diciamo che mi sentivo nu poco confusionato negli intestini. Alla fine mio zio Ciro mi è venuto a chiamare pecchè ci dovevano spostare in cucina e quanno siamo trasuti aggia veduto nu signore cu nu bastone in miezo alle mani sulle quali faceva forza con le spalle. Stava guardando il fuoco mentre io trasevo e salutavo augurando la buona sera. Nella stanza non c’era tanta luce e stavano sulamente noi tre e nisciuno chiù.

“Caro Nicola” ha detto zio Ciro “questo qui che vedi è il tuo padrino, una perzona di enorme rispetto che aveva molto a cuore la bonanena di tuo padre, morto in un incidente casuale con la pugnalata alle spalle che tutti sappiamo, e che ha giurato di proteggerti sempre. Per favore evitiamo di fare figure di merda e parla solo per rispondere mai per dire qualcosa di tuo. È così che facciamo con gli uomini di onore”. A chiustu punto mi sono sentito quasi che la vescica mi stava lasciando ma ho trattenuto pecchè pensavo che fosse brutto andare al bagno.

“Nicolino, tu di me non ti puoi ricordare perché l’ultima volta che ti ho visto eri veramente piccolino ma , dopo aver viaggiato tanto tempo in tutto il mondo, sono davvero felice ora di averti qui di fronte. Tu devi dimenticare che mi hai visto, e per questo non ti dirò nemmeno il mio nome, ma ti devi ricordare quello che ho da dirti perché, al momento giusto, questo servirà per salvare te e la tua famiglia da questi quattro primati che vogliono farti fuori dai giochi”.

Ero contento: il mio padrino sapeva avveramente parlare bene in italiano. E vestiva anche meglio: teneva pure la giacca e la cravatta intonati con le scarpe.

“Devi sapere che all’epoca della Prima Repubblica io e tuo padre eravamo veramente una cosa sola. Gli affari andavano bene ed avevamo più di un settore che ci portava grandi profitti. I politici all’epoca sapevano fare andare avanti il Paese e mangiavano con noi spesso e volentieri, non come oggi in cui l’avidità è seconda solo alla loro incapacità nello gestire lo Stato. Il nostro problema è che i guadagni erano divenuti veramente troppo grandi da gestire e pensavamo che prima o poi qualcuno avrebbe fatto qualche domanda di troppo. Fu allora che tuo padre, persona di fine intelletto, pensò bene di dover coinvolgere parte delle maggiori famiglie del nostro paesino, allora composto più da mucche che da cittadini, per poter donare parte della nostra fortuna e darci una mano a ripulire i soldi che la politica ci affidava. Fu allora che decemmo di concerto alla famiglia del sindaco e dell’attuale giunta comunale nonché di alcuni cittadini che oggi bazzicano intorno al sindaco ma anche alla opposizione che, uno dei modi per poter pulire la grande quantità di soldi delle tangenti, sarebbe stata quella di far convergere gli stessi in una banca. Ti sei mai chiesto perché nel nostro paesino ci sono ben 4 sedi di banche di una certa importanza? Tu eri piccolo ma quando ancora le persone tenevano i soldi nelle mutande e pensavano che le banche se li fregassero qui ci stavano dei caveau che contenevano beni per miliardi di lire. Poi venne Tangentopoli come tutti sappiamo e qualcosa si ruppe, ma non il flusso di denaro. Caro Nicola i soldi delle tangenti della Prima Repubblica sono stati ripuliti in apposite banche create qui da noi con l’ausilio di queste famiglie che oggi vorrebbero comandare qui da noi ma noi non glielo permetteremo, tu non glielo permetterai.”

Ora diario mio bello, io non sapevo di stu Tangentopoli pecchè di fumetti come Topolino non li avevo letti davvero da parecchio tempo, ero criaturo penzo ma quella storia aveva qualcosa che mi sembrava famigliare.

“Per ora, figlioccio mio, non ti dirò altro ma ricorda che, la prossima volta che incontri quell’asino del sindaco parrucchino gli devi dire che come Paolo nel Vangelo noi tutto sappiamo, degli uccelli in cielo e degli ebrei in terra e che non conviene a nessuno iniziare la guerra. Ricordagli che i magistrati potrebbero sapere tutto a breve”

Zio Ciro si girò e baciò la mano del mio padrino si girò verso di me e mi diedo un bacio in fronte e poi mi disse: “Che bello avvedere che il mio uaglione si è fatto ommo. Ora vai a casa aizati, saluta e statte buon!”

I racconti narrati, i luoghi, le vicende ed i personaggi sono di pura fantasia e totalmente inventati. Ogni fatto e riferimento a persone o cose realmente esistite e/o esistenti è puramente casuale. Questa è una rubrica di scrittura creativa ed intrattenimento satirico ed umoristico

Satyricon

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