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27-May-2017 Aggiornato alle 11:00 +0200

Diario di un Samarro. Nic: «Penzavo che ero il più scemo della famiglia poi mi hanno candidato»

1 settembre di un anno imprecisato

Caro diario, comincio accusì a scrivere queste righe perché l’ho visto nei film napoletani e mi è sempre piaciuto. Mi presento sono Nicola Giustino ma tuttequanti mi riconoscono come Nic Samarro che non è propeto na bella cosa pecchè Samarro è nu incrocio tra samenta e tamarro ma ce sta di peggio nel mio paese. Il mio paese a proposito nun è propeto na schifezza ma manco nu bello posto anche se io ci sto abbastanza bene pur si ce stanno posti migliori. Aggia penzato di scrivere qui le mie memorie pecchè si me succede qualcosa almeno sappiamo che cosa mi è successo e sai, o tu che leggi, che cosa mi è accaduta. Nel mio paese nun ce stanno propeto bellissime perzone. Tutti so cuotti dal sole che nun ce lassa sta nu mumento tranquilli. Ma fosse niente. È l’animo e coccuruno che è propeto brutto e che non mi fa addurmì di notte e per questo approfittando e sta rinfrescata che mi ha dato l’aria stasera voglio parlare di quello che mi accade. Ti devo confessare che io songo consigliere comunale nel mio paese e ho dovuto fare nun pochi salti mortali per divenircelo. Penza che quanno mi chiamarono i miei parienti per dirme che avevano scelto me per farmi votare e salire al comune io penzavo che loro credevano che fossi praticamente o chiù scemo della famiglia e invece no. Quanno sono sagliuto che bella festa che mi hanno fatto e tuttequanti sono venuti a dirmi che ora dovevo sentire i consigli che mi davano e che dovevo alzare la mano quanno dicevano loro pecchè la famiglia andava difesa così a turno i miei zii vennivano in sala cosigliare e mi facevano il zennetto (occhiolino) se dovevo votare sì oppure no. Qualcuno specie mio zio Ciro Sputazza che ci ha una paresi sulla parte destra e non poteva fare l’occhiolino, muoveva la testa ma io capivo sempre fortunatamente. Solo una volta mi sono sbagliato pecchè mio zio Ciro si era addurmuto e la testa non si muoveva allora aggiò penzato che dovevo votare no a na cosa che aveva a che fare con un fatto di un terreno o na cosa e cheste pecchè le carte non c’era il bisogno di leggerle. Io avevo penzato che erano troppo i sordi che spendevamo pecchè quella cifra io non l’avevo mai vista allora votai no e tutti si incazzarono specie il sindaco Anielllo Parrucchino pecchè diceva che era meglio votare sì. Le urla furono così forte che zio Ciro si scetò e mi sputò un uosso di pruna in testa direttamente dal pubblico che appludì ma mai ho capito se al lancio di zio Ciro oppure a me che avevo votato no. È sempe stato bravo con gli sputi infatti coglie nu pertuso a più di dieci metri! Ma mò ti devo lasciare sento mia moglie che mi chiamma! A presto! I racconti narrati, i luoghi, le vicende ed i personaggi sono di pura fantasia e totalmente inventati.

Ogni fatto e riferimento a persone o cose realmente esistite e/o esistenti è puramente casuale. Questa è una rubrica di scrittura creativa e intrattenimento satirico ed umoristico.