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23-Jul-2017 Aggiornato alle 11:08 +0200
Dott. Giuseppe De Carlo

Dott. Giuseppe De Carlo

Mangiare broccoli contro diabete e cancro: effetti antiossidanti del vegetale

Scienza. Per tutti gli amanti dei broccoli arriva un’importante notizia grazie alla scoperta, apparsa su Science Translational Medicine, poiché i germogli di broccoli avrebbero l’effetto di ridurre i livelli di zucchero nel sangue, oltre ad essere noti per il loro effetto antitumorale. Gli scienziati del Lund University Diabetes Centre, coordinati dal prof. Anders Rosengren, hanno scoperto che il broccolo contiene un antiossidante noto come sulforato che è in grado di abbassare in maniera significativa i livelli di zucchero nel sangue. Uno dei più efficaci medicinali utilizzati per i diabetici, secondo una ricerca condotta su 3800 pazienti, è il sulforato contenuto in maggior quantità nei broccoli. Si è sperimentata tale scoperta su novantasette pazienti somministrando ad alcuni di loro il composto e ad altri un placebo per un periodo di12 settimane.

Da ciò è emerso che i pazienti che avevano assunto l’antiossidante, il sulforato, mostravano una soppressione della produzione di glucosio da cellule epatiche e la riduzione di quella derivante da enzimi. Inoltre il sulforato estratto dai germogli dei broccoli sarebbe anche in grado di abbassare i livelli di emoglobina glicata nei pazienti obesi e che abbia gli stessi effetti del farmaco metformina, da sempre usato contro il diabete con una serie di effetti collaterali sul fegato. I broccoli sono noti anche per il loro effetto antitumorale costituendo una maggiore protezione nei confronti delle cellule tumorali. Infatti, la ricerca condotta dagli scienziati dell’University of Michigan Comprehensive Cancer Center, pubblicata anche su Clinical Cancer Research, avrebbe rivelato la capacità di questi vegetali di inibire lo sviluppo della massa neoplastica mediante le proprietà del sulforafano. La sperimentazione è stata condotta sui topolini con l’estratto dei germogli di broccolo e ottenendo risultati sorprendenti per la lotta contro il cancro. Da tenere presente che anche la pianta matura dei broccoli ha effetti inibitori del cancro, in particolare quello al seno, grazie alla presenza di indolo-3-carbinolo.

Poi i germogli di broccolo contengono isotiocianato, una sostanza che ha potere disintossicante delle cellule in misura cento volte superiore alla pianta matura. Gli effetti salutari per questo tipo di verdura, molto diffusa nel nostro paese, si hanno anche su altri tipi di tumori come quello dell’intestino e del cancro al seno. I risultati scientifici non lascerebbero dubbi sul fatto che da oggi esiste un motivo in più per mangiare i broccoli.

Ben presto potremmo essere in grado di predire il diabete di tipo 1

L'importante notizia da una ricerca italo-inglese

Scienza. Uno studio condotto dai ricercatori italiani dell’Università Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con la Queen Mary University of  London, pubblicato anche su alcune riviste scientifiche di diabetologia, ha portato alla scoperta di un anticorpo in grado di predire l'insorgenza della forma di diabete di tipo 1, ossia il “diabete dei bambini”, nei soggetti sani. Questo lavoro scientifico, condotto sotto la guida del Prof. Paolo Pozzili, ordinario di Endocrinologia e Malattie Metaboliche presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, si è basato su dati ricavati da un importante studio “ABIS” (All Babies in Southeast Sweden) condotto dall’Universita' di Linkoping, che ha valutato l’incidenza di sviluppo del diabete di tipo 1 su oltre 17mila persone che sono state monitorate con prelievi ematici eseguiti periodicamente, fin dalla nascita. Questi campioni di siero di questi soggetti sono stati analizzati poi dai ricercatori italiani per verificare l'eventuale presenza nel sangue di un particolare bio-marcatore, che si basa sull’insulina ossidata ovvero “arrugginita” da radicali liberi dell’ossigeno che si generano nel corso del processo infiammatorio, insieme con altri quattro tipi di bio-marcatori "standard", da sempre utilizzati per la diagnosi del diabete di tipo 1.

Sono risultati positivi all’auto-anticorpo il 91 per cento dei soggetti che avevano sviluppato il diabete di tipo 1 e per cui si è valutata l’efficacia di questo nuovo bio-marcatore sui soggetti sani, seguiti fin dall’età neonatale, riconoscendo nello stesso tempo che questa particolare insulina modificata costituisce un nuovo target della risposta autoimmune nel cosiddetto diabete dei bambini. In un prossimo futuro si potrà indicare un caso di diabete di tipo 1 in base alla presenza nel sangue di quest’auto-anticorpo, denominato oxPTM-INS-Ab, e questo nuovo auto-anticorpo potrebbe divenire un importante alleato per riuscire a prevedere quali sono le persone più a rischio di contrarre questa forma di diabete, finora non diagnosticabile in tempo utile per evitare gravi danni alle cellule beta del pancreas. I ricercatori, adesso, sono al lavoro per rendere questo test con prelievo di sangue disponibile nel più breve tempo possibile.  Sarà uno specifico dosaggio immunoenzimatico, che rientra in quelli del tipo ELISA (Enzyme-Linked Immuno-Sorbent Assay o saggio immuno-assorbente legato ad un enzima), metodo d’analisi immunologica più pratico ed economico rispetto al dosaggio radioimmunologico necessario per gli altri bio-marcatori fino ad oggi utilizzati per la diagnosi del diabete di tipo 1.

Due importanti studi italiani su come uccidere le cellule tumorali

Due importanti ricerche contro il cancro, entrambe coordinate dal Prof. Paolo Pinton dell’Università di Ferrara, hanno dato nuove indicazioni su come eliminare le cellule tumorali. Le ricerche sono state pubblicate anche sulla rivista scientifica Nature.

La svolta importante di questi studi è arrivata nella scoperta di un recettore, IP3R3, che controlla la trasmissione del canale ionico del Calcio tra due importanti strutture cellulari: il reticolo endoplasmatico (riserva dello ione calcio) e i mitocondri (le centrali energetiche della cellula).

Il gruppo di ricerca del Prof. Pinton da sempre ha sostenuto il ruolo dello ione calcio come secondo messaggero in svariati processi cellulari e che il corretto flusso di tale ione è necessario per uccidere le cellule tumorali.

In alcune forme tumorali questo meccanismo del canale ionico del calcio è risultato essere compromesso. Questi due studi hanno voluto mostrare i meccanismi molecolari che governano la degradazione e la stabilizzazione del recettore del canale Calcio, IP3R3.

Nel primo lavoro si è identificata la proteina ligasi FBXL2 che favorisce la degradazione del recettore del canale ionico e che gioca un importante ruolo in alcune forme di tumore come quello della prostata. Invece, nel secondo lavoro si è chiarito il meccanismo d’azione della proteina deubiquitinasi BAP1 nella progressione della patologia tumorale che colpisce le membrane di rivestimento dei polmoni, ossia il mesotelioma pleurico maligno.

Infatti, quando la proteina deubiquitinasi è modificata il recettore per il canale ionico, non è più stabilizzato con una crescente vulnerabilità nei confronti di polveri contenenti fibre di amianto portando così a una maggiore predisposizione allo sviluppo del tumore.

Questi due studi italiani, finanziati anche con il sostegno dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, potranno portare a una possibile sperimentazione clinica e a nuovi approcci molecolari per la sintesi di farmaci per tali patologie tumorali.

Pillole di Scienza, riproduzione delle oscillazioni anomale del Parkinson in laboratorio

Sarà una metodica utile per testare i farmaci

Pillole di Scienza. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Buffalo, coordinato da Feng,  ha riprodotto in laboratorio le oscillazioni anomale dei segnali nervosi del Parkinson e sembra che proprio queste oscillazioni siano la causa dei tremori caratteristici della malattia. Infatti, nei pazienti con morbo di Parkinson vi sono neuroni che controllano il movimento, mostrano anomale oscillazioni dei segnali nervosi. Il nostro corpo è una coordinazione di movimento tra contrazione e rilassamento dei muscoli mentre nei pazienti  parkinsoniani le strutture cerebrali sono interessate da uno squilibrio dovuto alla neurotrasmissione causato da un deficit del neurotrasmettitore endogeno della dopamina, necessario per il normale movimento volontario del cervello.

Tale ricerca è stata pubblicata anche sulla rivista scientifica “Cell Reports”. I risultati dei loro studi sono stati ottenuti con cellule riprogrammate e queste oscillazioni in vitro potrebbero aprire la strada a una sperimentazione rapida di nuovi test e trattamenti farmacologici. In questo studio si sono fatte delle registrazioni dell’attività elettrica nei neuroni con mutazione della proteina parkina, che è in grado di alterare la funzionalità della dopamina, in cui si vedevano chiaramente le oscillazioni. Invece quando le mutazioni sono eliminate mediante un virus, le stesse oscillazioni scomparivano. Si tratta di una metodica utile per testare i farmaci anche perché ciò che è riprodotto in vitro nel laboratorio è molto simile a quello che accadde nel cervello. Un qualunque test farmacologico che blocchi l’oscillazione in vitro potrebbe essere un candidato farmaco.

Sclerosi Multipla, trovata la proteina che manda in blocco i mitocondri

Una nuova scoperta si accende sulla Sclerosi Multipla

Scienza. Uno studio anglo-canadese, pubblicato sul giornale scientifico “Journal of Neuroinflammation”, condotto da un team dell’University of Exeter Medical School e dell'università dell'Alberta e co-finanziato dal Royal Devon & Exeter Nhs Foundation Trust ha portato a una nuova luce sui meccanismi della Sclerosi Multipla.

Sarebbe la proteina chiamata Rab32, presente in grandi quantità solo nel cervello dei pazienti con sclerosi multipla, che andrebbe a “ostacolare” il lavoro delle centrali energetiche cellulari dei mitocondri che danneggia la glia, ossia la guaina protettiva nei neuroni. Tale proteina sarebbe assente nelle persone sane. Secondo quest’équipe di ricercatori la proteina Rab32 eserciterebbe la sua azione disturbatrice sui mitocondri inducendoli a funzionare male e a produrre un effetto tossico sulle cellule cerebrali dei pazienti con un troppo avvicinamento del reticolo endoplasmatico, una parte cellulare utile per immagazzinare il calcio, ai mitocondri. Gli scienziati già da qualche tempo sospettavano un possibile coinvolgimento dei mitocondri sulla sclerosi multipla, al di là della natura autoimmunitaria della patologia e sono arrivati a tale notizia analizzando campioni di tessuto cerebrale umano. In tali campioni i ricercatori hanno scoperto la presenza consistente della proteina soltanto nei malati di sclerosi multipla. Una svolta che arriva proprio nella Settimana per la consapevolezza sulla sclerosi multipla Ms Awareness Week, in programma dal 24 al 30 aprile 2017, che colpisce circa 2,5 milioni di persone nel mondo, soprattutto donne.

Questa scoperta rappresenta un passo avanti cruciale che, nel tempo con l’idea di utilizzare la proteina Rab32 come bersaglio da colpire e cercando nel frattempo eventuali altre proteine influenzanti che possono “accendere” la patologia, possa portare a nuovi trattamenti efficaci contro la sclerosi multipla. La medicina finora ha saputo offrire solo la terapia dei sintomi della patologia, poiché non si conoscono ancora le cause precise, ma i nuovi entusiasmanti risultati scientifici indicano una nuova strada da esplorare. Un unico obiettivo di tutta la ricerca scientifica è quello di fermare tale patologia neurologica e offrire ai malati una vasta gamma di trattamenti terapeutici tra i quali poter scegliere.

Scienza, andare in bici: ecco tutti i benefici per la salute

Andare in sella a una bici fa bene alla salute

Pillolle di Scienza. Uno studio del team scientifico dell’Università di Glasgow, pubblicato anche sulla rivista scientifica British Medical Journal, ha confermato che andare in sella a una bicicletta oppure chi cammina spesso vede migliorare le sue prospettive di salute. Infatti, secondo un’analisi osservazionale che hanno condotto questi scienziati di Glasgow su 260mila cittadini inglesi, con età media di cinquantatré anni e che avevano percorso sessanta chilometri in sella a una bici ogni settimana, hanno potuto osservare che vi era una riduzione del rischio di cancro e del rischio di malattia cardiaca almeno del 45%. Tale studio ha riguardato anche chi cammina quotidianamente, anche se ciò incide in maniera meno evidente sui benefici alla salute.

Ovviamente stiamo parlando solo di uno studio osservazionale nel quale si evidenzia solo un dato statistico senza approfondire la causa e l’effetto per cui senza avere la certezza che la riduzione del rischio di malattia cardiaca e di tumore possa essere correlata all’utilizzo della bicicletta ma offre molti spunti interessanti per puntare a politiche di miglioramento di tragitti stradali per tale mezzo. Vuol dire che si potrebbero creare più piste ciclabili attive per andare pure al lavoro in bici, anche se in Campania tale politica non ha preso mai il sopravvento, o ancora fornire anche un accesso alle bici sui mezzi di trasporto pubblici.

Questo studio è stato realizzato dall’Università della Danimarca Meridionale coinvolgendo quasi 24mila uomini e quasi 28mila donne fra i cinquanta e i sessantacinque anni. Poi la bici è in grado di prevenire anche il diabete poiché tale mezzo attiva il 70% della nostra massa muscolare degli arti inferiori, senza nessun carico delle articolazioni. Il diabete di tipo 2 insorge di solito con l'accumularsi di acidi grassi nelle fibre muscolari, una quantità eccessiva di energia che neanche il nostro organismo riesce a captare effettivamente, per cui si produce più insulina (fenomeno insulino-resistenza). In questo la bici, come qualsiasi attività fisica, inverte questo processo di accumulo degli acidi grassi stimolando l’eliminazione dei trigliceridi e abbassando la glicemia. Create per noi percorsi di piste ciclabili…

Scienza, nel latte materno trovato un ottimo alleato anticancro

Potremmo trovare presto un potente farmaco privo di effetti collaterali

Scienza. Un gruppo di ricerca dell’Università svedese Lund, guidato dalla ricercatrice Prof. Catharina Svanborg, membro dell'Accademia reale svedese delle scienze dal 1997, ha identificato il complesso antitumorale chiamato HAMLET (Human Alpha-lactalbumin Made Lethal to Tumor cells) capace di sconfiggere oltre 40 tipi di cancro in vitro. Questo complesso molecolare è la combinazione di due elementi presenti nel latte materno: la proteina alfa-lattoalbumina e l’acido oleico. Tale scoperta è avvenuta casualmente con lo studio della ricercatrice Prof. Catharina Svanborg alle proprietà antibatteriche del latte materno per cercare di creare nuovi antibiotici naturali e, contemporaneamente, si è accorta che una frazione del latte materno induceva le cellule tumorali a morire (le cellule uccise dall’Hamlet erano cellule tumorali cerebrali, vescicali e intestinali).

Sembrano siano così efficaci nel distruggere le cellule tumorali di molti tipi di cancro grazie al suo meccanismo di azione di inserirsi all’interno delle membrane cellulari tumorali, poi raggiungendo il nucleo del DNA nel quale il complesso si accumula e impedisce così al DNA di riprodursi. In tal modo questo meccanismo blocca la crescita cellulare e, nello stesso tempo, la diffusione delle cellule tumorali. Una porzione di questa molecola è stata riprodotta artificialmente per poi essere sperimentata sui topi e in seguito sull’uomo. La sperimentazione sui topi ha dimostrato che il complesso HAMLET limita l’avanzamento del tumore cerebrale e del cancro alla vescica ma offre anche un’azione terapeutica contro il tumore del colon. Infatti, il complesso Hamlet, in sinergia con molecole di acqua, potrebbe prevenire anche l’avanzamento del tumore. Invece la sperimentazione sull’uomo ha fatto emergere che si possono eliminare i papillomi cutanei e nel caso del cancro alla vescica si possono espellere le cellule malate attraverso l’urina lasciando intatto il tessuto sano adiacente e i pazienti non subiscono effetti tossici indesiderati. I risultati di questa importante ricerca sono stati pubblicati su alcune riviste scientifiche come The New England Journal of Medicine, Nature Reviews Gastroenterology e Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Un risultato molto importante che potrebbe aprire ben presto la strada alla commercializzazione del complesso HAMLET come potente e rivoluzionario farmaco antitumorale, privo di effetti collaterali, per i pazienti ammalati di tumore. Inoltre per quanto riguarda il tumore alla mammella, i ricercatori dell’AIRC (Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro) hanno già da qualche tempo dimostrato che l’allattamento al seno riduce per la mamma il rischio di contrarre tale tumore. Per adesso è importante che siano state le proprietà benefiche del latte materno nonostante la strada da percorrere sia ancora lunga.

Camminare sulle punte potrebbe essere un segnale di autismo?

Pubblicato uno studio che associa l'autismo al tip-toe behaviour

Scienza. Un Centro di Tavernerio (Como), specializzato nella cura e riabilitazione di bambini e ragazzi affetti da autismo e da patologie neuropsichiatriche, ha pubblicato sulla rivista scientifica Autism Research uno studio sul fenomeno del cammino sulle punte dei bambini. Infatti, quando noi vediamo un bambino affetto dal cosiddetto toe walking o tip-toe behaviour, un termine anglosassone per indicare la deambulazione dei piedi, pensiamo che sia un bambino autistico, circa il 30 per cento dei soggetti autistici è affetto da tale disturbo. Tale disturbo incide molto sull’equilibrio e sull’autonomia di un bambino, che possono causare con il tempo una retrazione irreversibile del tendine di Achille portando necessariamente a un intervento chirurgico per la sua risoluzione. Questo Centro specializzato nell’autismo per dimostrare la relazione tra il comportamento del cammino sulle punte e le difficoltà di linguaggio presenti nei soggetti autistici, ha eseguito studi sistematici su settanta casi seguiti presso l'istituto. Studiando il comportamento dei bambini autistici, presenti nel loro Centro, si è potuti evidenziare tre modi con cui si può manifestare il cammino sulle punte cioè presente solo nella corsa, presente nel cammino e nella corsa, presente nella stazione eretta, nel cammino e nella corsa. Da qui la necessità di introdurre il termine di comportamento sulle punte in letteratura, finora mancante, per classificare e misurare questo fenomeno.

Potremmo dire che il comportamento sulle punte sia dovuto al fatto che il sistema nervoso centrale non sia grado di scegliere le stimolazioni periferiche, tal caso di tipo propriocettivo, e quindi l’intensità sensoriale diventa un modo di difesa del cervello. Per quest’aspetto si consiglia quindi sempre di usare una superficie delle scarpe morbida che riduce moltissimo il comportamento sulle punte e su tale fronte vi sarebbe una soluzione tecnologica da applicare alla calzatura per avere una scarpa corretta con una terapia a lungo termine per correggere tale stigma sociale. Nei casi più gravi e soprattutto, nei casi in cui i difetti del piede siano dovuti a delle patologie neuropsichiatriche, si può intervenire solo con un intervento chirurgico di correzione.

Scienza, una proteina potrebbe predire la Sclerosi Laterale Amiotrofica

La scoperta potrebbe essere un utilissimo strumento

Scienza. Una recente scoperta condotta dal centro clinico NeMo, con la collaborazione dell’Ospedale Molinette di Torino, potrebbe predire in anticipo l'aggravarsi della malattia Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) attraverso un semplice prelievo di sangue. Infatti, questa ricerca focalizza il suo punto chiave sulle proprietà della proteina C-reattiva (PCR ossia C-reactive Protein) che è una proteina rilevabile nel sangue ed è prodotta dal fegato e dal grasso corporeo. Tale proteina fa parte della famiglia delle pentrassine, proteine pentameriche costituite ognuna da 5 subunità monomeriche identiche associate a ione Ca2+, che si legano tra di loro per formare una struttura pentagonale.

Normalmente in soggetti sani i livelli di PCR si attestano su valori bassi (8 mg/L) invece nei pazienti che si trovano nella fase più acuta di alcune patologie o dopo gli interventi chirurgici, la PCR è prodotta in misura superiore al normale, raggiungendo in tal modo una maggiore concentrazione nel sangue. L'aumento di questa proteina di fase acuta nel sangue avviene normalmente quando l'organismo è sottoposto a condizioni di forti stress e per il seguente studio, si è evidenziata una relazione univoca tra le alte concentrazioni di proteina C-reattiva e la virulenza della Sla nei diversi pazienti. Inoltre gli scienziati hanno correlato un quadro clinico grave del paziente ad alti livelli della proteina C-reattiva ma anche a una sopravvivenza della malattia più breve. Questa scoperta tutta italiana, pubblicata anche sulla rivista scientifica Jama Neurology, potrebbe diventare un utile strumento per predire precocemente tale malattia, che colpisce oltre seimila persone in Italia. Ciò è importante perché se si riesce a modulare il processo dell’infiammazione nella progressione della malattia, allora è possibile anche sviluppare strategie terapeutiche interessanti da sviluppare nell’attività clinica quotidiana.

Dal laboratorio arriva la prima carne sintetica di pollo e di anatra

Obiettivo primario una migliore produzione

Pillole di Scienza. Un’azienda di San Francisco Memphis Meats ha comunicato di aver ottenuto carni sintetiche di pollo e di anatra da cellule staminali del muscolo di animali coltivati in laboratorio con una tecnica simile a quella dell’Università Olandese di Maastricht che aveva prodotto la carne di manzo del 2013.

Questa importante scoperta è stata pure presentata sul sito della rivista scientifica Science che racconta anche le conseguenze di legalizzazione di tale prodotto non essendo ancora chiare le regolamentazioni di questo settore alimentare emergente e di quali istituzioni si occuperanno di sorvegliare la sicurezza questi prodotti. Per fare una polpetta o un hamburger, l’azienda americana ha usato impalcature speciali per formare filamenti di tessuto, ne servono almeno venti mila filamenti per realizzare una polpetta sintetica.

L’obiettivo primario di tale azienda è di produrre la carne in una maniera migliore, molto più sostenibile per l’ambiente con un importante salto tecnologico per l’umanità. Inoltre l’azienda Memphis Meats sta pensando di avviare la produzione di carne di vari tipi e spera di arrivare sugli scaffali di tutti i supermercati con i propri prodotti sintetici come polpette, hot dog, carne e salsicce tra circa cinque anni. Finora questi alimenti sintetici non avevano mai raggiunto il mercato ma molte aziende americane stanno cominciando a scommettere nel campo di questi nuovi cibi. Infatti, si stanno sperimentando anche le prime produzioni in laboratorio di latte e albume d’uovo da lieviti modificati geneticamente. Sarà solo importante regolare questo settore emergente nel modo più chiaro possibile con adeguate istituzioni alla sorveglianza e alla sicurezza di questi prodotti.

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