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27-May-2017 Aggiornato alle 11:00 +0200
Dott. Giuseppe De Carlo

Dott. Giuseppe De Carlo

Scienza, andare in bici: ecco tutti i benefici per la salute

Andare in sella a una bici fa bene alla salute

Pillolle di Scienza. Uno studio del team scientifico dell’Università di Glasgow, pubblicato anche sulla rivista scientifica British Medical Journal, ha confermato che andare in sella a una bicicletta oppure chi cammina spesso vede migliorare le sue prospettive di salute. Infatti, secondo un’analisi osservazionale che hanno condotto questi scienziati di Glasgow su 260mila cittadini inglesi, con età media di cinquantatré anni e che avevano percorso sessanta chilometri in sella a una bici ogni settimana, hanno potuto osservare che vi era una riduzione del rischio di cancro e del rischio di malattia cardiaca almeno del 45%. Tale studio ha riguardato anche chi cammina quotidianamente, anche se ciò incide in maniera meno evidente sui benefici alla salute.

Ovviamente stiamo parlando solo di uno studio osservazionale nel quale si evidenzia solo un dato statistico senza approfondire la causa e l’effetto per cui senza avere la certezza che la riduzione del rischio di malattia cardiaca e di tumore possa essere correlata all’utilizzo della bicicletta ma offre molti spunti interessanti per puntare a politiche di miglioramento di tragitti stradali per tale mezzo. Vuol dire che si potrebbero creare più piste ciclabili attive per andare pure al lavoro in bici, anche se in Campania tale politica non ha preso mai il sopravvento, o ancora fornire anche un accesso alle bici sui mezzi di trasporto pubblici.

Questo studio è stato realizzato dall’Università della Danimarca Meridionale coinvolgendo quasi 24mila uomini e quasi 28mila donne fra i cinquanta e i sessantacinque anni. Poi la bici è in grado di prevenire anche il diabete poiché tale mezzo attiva il 70% della nostra massa muscolare degli arti inferiori, senza nessun carico delle articolazioni. Il diabete di tipo 2 insorge di solito con l'accumularsi di acidi grassi nelle fibre muscolari, una quantità eccessiva di energia che neanche il nostro organismo riesce a captare effettivamente, per cui si produce più insulina (fenomeno insulino-resistenza). In questo la bici, come qualsiasi attività fisica, inverte questo processo di accumulo degli acidi grassi stimolando l’eliminazione dei trigliceridi e abbassando la glicemia. Create per noi percorsi di piste ciclabili…

Scienza, nel latte materno trovato un ottimo alleato anticancro

Potremmo trovare presto un potente farmaco privo di effetti collaterali

Scienza. Un gruppo di ricerca dell’Università svedese Lund, guidato dalla ricercatrice Prof. Catharina Svanborg, membro dell'Accademia reale svedese delle scienze dal 1997, ha identificato il complesso antitumorale chiamato HAMLET (Human Alpha-lactalbumin Made Lethal to Tumor cells) capace di sconfiggere oltre 40 tipi di cancro in vitro. Questo complesso molecolare è la combinazione di due elementi presenti nel latte materno: la proteina alfa-lattoalbumina e l’acido oleico. Tale scoperta è avvenuta casualmente con lo studio della ricercatrice Prof. Catharina Svanborg alle proprietà antibatteriche del latte materno per cercare di creare nuovi antibiotici naturali e, contemporaneamente, si è accorta che una frazione del latte materno induceva le cellule tumorali a morire (le cellule uccise dall’Hamlet erano cellule tumorali cerebrali, vescicali e intestinali).

Sembrano siano così efficaci nel distruggere le cellule tumorali di molti tipi di cancro grazie al suo meccanismo di azione di inserirsi all’interno delle membrane cellulari tumorali, poi raggiungendo il nucleo del DNA nel quale il complesso si accumula e impedisce così al DNA di riprodursi. In tal modo questo meccanismo blocca la crescita cellulare e, nello stesso tempo, la diffusione delle cellule tumorali. Una porzione di questa molecola è stata riprodotta artificialmente per poi essere sperimentata sui topi e in seguito sull’uomo. La sperimentazione sui topi ha dimostrato che il complesso HAMLET limita l’avanzamento del tumore cerebrale e del cancro alla vescica ma offre anche un’azione terapeutica contro il tumore del colon. Infatti, il complesso Hamlet, in sinergia con molecole di acqua, potrebbe prevenire anche l’avanzamento del tumore. Invece la sperimentazione sull’uomo ha fatto emergere che si possono eliminare i papillomi cutanei e nel caso del cancro alla vescica si possono espellere le cellule malate attraverso l’urina lasciando intatto il tessuto sano adiacente e i pazienti non subiscono effetti tossici indesiderati. I risultati di questa importante ricerca sono stati pubblicati su alcune riviste scientifiche come The New England Journal of Medicine, Nature Reviews Gastroenterology e Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Un risultato molto importante che potrebbe aprire ben presto la strada alla commercializzazione del complesso HAMLET come potente e rivoluzionario farmaco antitumorale, privo di effetti collaterali, per i pazienti ammalati di tumore. Inoltre per quanto riguarda il tumore alla mammella, i ricercatori dell’AIRC (Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro) hanno già da qualche tempo dimostrato che l’allattamento al seno riduce per la mamma il rischio di contrarre tale tumore. Per adesso è importante che siano state le proprietà benefiche del latte materno nonostante la strada da percorrere sia ancora lunga.

Camminare sulle punte potrebbe essere un segnale di autismo?

Pubblicato uno studio che associa l'autismo al tip-toe behaviour

Scienza. Un Centro di Tavernerio (Como), specializzato nella cura e riabilitazione di bambini e ragazzi affetti da autismo e da patologie neuropsichiatriche, ha pubblicato sulla rivista scientifica Autism Research uno studio sul fenomeno del cammino sulle punte dei bambini. Infatti, quando noi vediamo un bambino affetto dal cosiddetto toe walking o tip-toe behaviour, un termine anglosassone per indicare la deambulazione dei piedi, pensiamo che sia un bambino autistico, circa il 30 per cento dei soggetti autistici è affetto da tale disturbo. Tale disturbo incide molto sull’equilibrio e sull’autonomia di un bambino, che possono causare con il tempo una retrazione irreversibile del tendine di Achille portando necessariamente a un intervento chirurgico per la sua risoluzione. Questo Centro specializzato nell’autismo per dimostrare la relazione tra il comportamento del cammino sulle punte e le difficoltà di linguaggio presenti nei soggetti autistici, ha eseguito studi sistematici su settanta casi seguiti presso l'istituto. Studiando il comportamento dei bambini autistici, presenti nel loro Centro, si è potuti evidenziare tre modi con cui si può manifestare il cammino sulle punte cioè presente solo nella corsa, presente nel cammino e nella corsa, presente nella stazione eretta, nel cammino e nella corsa. Da qui la necessità di introdurre il termine di comportamento sulle punte in letteratura, finora mancante, per classificare e misurare questo fenomeno.

Potremmo dire che il comportamento sulle punte sia dovuto al fatto che il sistema nervoso centrale non sia grado di scegliere le stimolazioni periferiche, tal caso di tipo propriocettivo, e quindi l’intensità sensoriale diventa un modo di difesa del cervello. Per quest’aspetto si consiglia quindi sempre di usare una superficie delle scarpe morbida che riduce moltissimo il comportamento sulle punte e su tale fronte vi sarebbe una soluzione tecnologica da applicare alla calzatura per avere una scarpa corretta con una terapia a lungo termine per correggere tale stigma sociale. Nei casi più gravi e soprattutto, nei casi in cui i difetti del piede siano dovuti a delle patologie neuropsichiatriche, si può intervenire solo con un intervento chirurgico di correzione.

Scienza, una proteina potrebbe predire la Sclerosi Laterale Amiotrofica

La scoperta potrebbe essere un utilissimo strumento

Scienza. Una recente scoperta condotta dal centro clinico NeMo, con la collaborazione dell’Ospedale Molinette di Torino, potrebbe predire in anticipo l'aggravarsi della malattia Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) attraverso un semplice prelievo di sangue. Infatti, questa ricerca focalizza il suo punto chiave sulle proprietà della proteina C-reattiva (PCR ossia C-reactive Protein) che è una proteina rilevabile nel sangue ed è prodotta dal fegato e dal grasso corporeo. Tale proteina fa parte della famiglia delle pentrassine, proteine pentameriche costituite ognuna da 5 subunità monomeriche identiche associate a ione Ca2+, che si legano tra di loro per formare una struttura pentagonale.

Normalmente in soggetti sani i livelli di PCR si attestano su valori bassi (8 mg/L) invece nei pazienti che si trovano nella fase più acuta di alcune patologie o dopo gli interventi chirurgici, la PCR è prodotta in misura superiore al normale, raggiungendo in tal modo una maggiore concentrazione nel sangue. L'aumento di questa proteina di fase acuta nel sangue avviene normalmente quando l'organismo è sottoposto a condizioni di forti stress e per il seguente studio, si è evidenziata una relazione univoca tra le alte concentrazioni di proteina C-reattiva e la virulenza della Sla nei diversi pazienti. Inoltre gli scienziati hanno correlato un quadro clinico grave del paziente ad alti livelli della proteina C-reattiva ma anche a una sopravvivenza della malattia più breve. Questa scoperta tutta italiana, pubblicata anche sulla rivista scientifica Jama Neurology, potrebbe diventare un utile strumento per predire precocemente tale malattia, che colpisce oltre seimila persone in Italia. Ciò è importante perché se si riesce a modulare il processo dell’infiammazione nella progressione della malattia, allora è possibile anche sviluppare strategie terapeutiche interessanti da sviluppare nell’attività clinica quotidiana.

Dal laboratorio arriva la prima carne sintetica di pollo e di anatra

Obiettivo primario una migliore produzione

Pillole di Scienza. Un’azienda di San Francisco Memphis Meats ha comunicato di aver ottenuto carni sintetiche di pollo e di anatra da cellule staminali del muscolo di animali coltivati in laboratorio con una tecnica simile a quella dell’Università Olandese di Maastricht che aveva prodotto la carne di manzo del 2013.

Questa importante scoperta è stata pure presentata sul sito della rivista scientifica Science che racconta anche le conseguenze di legalizzazione di tale prodotto non essendo ancora chiare le regolamentazioni di questo settore alimentare emergente e di quali istituzioni si occuperanno di sorvegliare la sicurezza questi prodotti. Per fare una polpetta o un hamburger, l’azienda americana ha usato impalcature speciali per formare filamenti di tessuto, ne servono almeno venti mila filamenti per realizzare una polpetta sintetica.

L’obiettivo primario di tale azienda è di produrre la carne in una maniera migliore, molto più sostenibile per l’ambiente con un importante salto tecnologico per l’umanità. Inoltre l’azienda Memphis Meats sta pensando di avviare la produzione di carne di vari tipi e spera di arrivare sugli scaffali di tutti i supermercati con i propri prodotti sintetici come polpette, hot dog, carne e salsicce tra circa cinque anni. Finora questi alimenti sintetici non avevano mai raggiunto il mercato ma molte aziende americane stanno cominciando a scommettere nel campo di questi nuovi cibi. Infatti, si stanno sperimentando anche le prime produzioni in laboratorio di latte e albume d’uovo da lieviti modificati geneticamente. Sarà solo importante regolare questo settore emergente nel modo più chiaro possibile con adeguate istituzioni alla sorveglianza e alla sicurezza di questi prodotti.

Il test del respiro per diagnosticare alcuni tipi di tumori

I test sono stati condotti su tumori all'esofago ed allo stomaco

Pillole di Scienza. Una ricerca dei ricercatori inglesi dell’Imperial College presentata durante il Congresso Europeo di Oncologia sul Cancro (ECCO) del 2017 ad Amsterdam, in questi giorni, ha dimostrato l’efficacia diagnostica del test del respiro per individuare i tumori dell’esofago e dello stomaco nei loro primi stadi di sviluppo. Questo nuovo test analizza la presenza di cinque sostanze chimiche, evidenziate nei pazienti affetti da questi due tipi di cancro, come acido butirrico, acido pentanoico ed esanoico, butanale, decanale. Mentre gli studi precedenti avevano evidenziato la presenza di sostanze chimiche specifiche come butanale, decanale, acido butirrico, acido valerico e acido etanoico. Queste sostanze chimiche specifiche sono invece assenti nelle persone sane e in quelle affette da altri tipi di malattie gastrointestinali.

I ricercatori per capire se le tracce di questa miscela di sostanze chimiche potessero rappresentare una chiave di diagnosi per i pazienti con cancro allo stomaco o esofago, hanno raccolto i campioni di respiro di 335 persone curate in diversi ospedali di Londra. Di queste persone, 163 erano affette da cancro allo stomaco o all'esofago, mentre altre 172 non mostravano neoplasie rilevanti nonostante la presenza di sintomi gastrointestinali. Poi i campioni sono stati analizzati con la tecnica della spettrometria di massa e il test ha mostrato una precisione dell’ottantacinque percento in un campione di 300 pazienti che può essere ulteriormente migliorata con altri studi più approfonditi. Ora il modo per diagnosticare questi tumori è l’endoscopia, anche se è un metodo costoso, invasivo e con alcune complicanze. Inoltre questo metodo dell’endoscopia si limita a individuare il tumore allo stomaco o esofago mediamente più tardi, quando già presenta delle metastasi. Quindi un test del respiro potrebbe essere utilizzato come test non invasivo, di prima linea per ridurre il numero di endoscopie inutili.

A lungo termine potrebbe anche essere utilizzato per la diagnosi e il trattamento precoce in modo da avere una probabilità più ampia di una prognosi positiva ed efficace per una migliore sopravvivenza. Su tale aspetto basti pensare che il cancro allo stomaco colpisce mediamente pazienti molto anziani con tassi di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi in media molto bassi, intorno al 10% dei casi. La stessa cosa avviene pure per il cancro all’esofago. Infatti, nel corso dei prossimi tre anni i ricercatori continueranno la ricerca su un campione più ampio di pazienti per pensare a un’implementazione clinica del test del respiro. Inoltre non si concentreranno solo sui tumori allo stomaco o esofago ma anche su altri tipi di cancro, come il tumore al colon-retto e del pancreas.

Vuoi che il tuo bebè non pianga? Canta al pancione!

Da uno studio condotto recentemente dall’Università di Milano-Bicocca, pubblicato su una rivista australiana dell'Australian College of Midwives “Women and Birth”, si è dimostrato che si può avere un neonato felice e contento sussurrando una ninna nanna al pancione nei mesi di attesa. Infatti, nei mesi di attesa di questo lieto evento cantare al grembo materno delle dolci melodie dell’infanzia ha un’azione calmante e tranquillante sul bambino per cui in futuro il bebè piangerà di meno. Questa ricerca è stata condotta su circa 168 mamme, che erano alla ventiquattresima settimana di gravidanza, le quali sono state divise in due gruppi: quelle che cantano frequentemente le dolci melodie al pancione e quelle silenziose. Queste mamme incinte, che sono state seguite sia prima sia dopo il parto, hanno potuto dimostrare che i bebè nati da mamme, che hanno cantato ninne nanne sia durante la gravidanza, sia dopo il parto hanno avuto periodi molto più brevi di pianto del bebè, con un'incidenza di pianti pari al 18,5% nel primo mese della loro vita contro il 28,2% dei piccoli non accompagnati da canti materni nel pancione durante i mesi di attesa. Si è registrato anche il dato dei risvegli notturni anche se ha mostrato una piccola differenza di confronto (1,5% per le mamme “canterine” rispetto al 4,5% delle mamme “ non canterine”). Per valutare tali dati si è utilizzato il legame tra la mamma e il bebè sia prima sia dopo la nascita determinato con due particolari misurazioni scientifiche, il “Prenatal Attachment Inventory” (Pai) che indaga sull’emergere delle emozioni e dei sentimenti della madre nei confronti del bambino e la scala “Mother-to-Infant Bonding Scale” (Mibs) che è una scala di auto-valutazione ad 8 item, che descrive “ciò che una madre sente nei confronti del suo bambino. Quindi mamme incinte cantate ninne nanne fin da quando il bebè è nel pancione per avere significativi effetti positivi sul comportamento del neonato e sullo stress materno percepito.

Primo caso di soggetto femminile al mondo con la sindrome dell’uomo albero

Dopo il caso più clamoroso al mondo di sindrome dell’uomo albero ossia displasia di Lewandowsky-Lutz, una rara malattia genetica, di un uomo bengalese Abul Bajandar che aveva avuto la comparsa di mostruose escrescenze sulle mani che si svilupparono fino a raggiungere l’assurdo peso di cinque chili.

Furono necessari sedici interventi chirurgici per rimuovere tali escrescenze e l’uomo è tornato a poter utilizzare di nuovo le sue mani oggi, dopo dieci anni. Arriva anche il caso incredibile di una piccola bambina di dieci anni, Sahana Khatun, nonostante i medici almeno fino a questo momento l’aveva diagnosticata soltanto su soggetti di sesso maschile.

Questa bambina ha cominciato ad avere queste protuberanze simili alla corteccia di un albero solo qualche mese fa e il primo ad accorgersi della malattia della figlia è stato il padre. Infatti, le protuberanze inizialmente non avevano scosso molto il padre di Sahana, fin a quando non hanno cominciato però a diffondersi sul viso, sul mento, sulle orecchie e sul naso della figlia.

A tal punto il padre decise di portare Sahana al Dhaka Medical College and Hospital (DMCH) dove i medici pensano che si tratti appunto di epidermodisplasia verruciforme, una rara malattia genetica meglio conosciuta con il nome della sindrome dell'uomo albero.

Se ciò fosse confermato, saremmo di fronte al primo caso di sesso femminile di tale malattia. Questa malattia è una genodermatosi rara, recessiva e autosomica, associata al rischio di carcinoma della cute.

La sua esatta eziogenesi non è ancora conosciuta dato che, infatti, alcune forme sono legate al cromosoma X, altre sembrerebbero essere autosomiche dominanti, oppure basta un solo gene mutato perché la malattia si manifesti. La malattia è caratterizzata da un'anormale suscettibilità della pelle con le infezioni croniche di alcuni tipi di papilloma virus umano (HPV) ed è associata al rischio di carcinoma della pelle.

Essa si manifesta sulla pelle, con la crescita di escrescenze anomale, simili a verruche, placche irregolari marrone - rossastre, lesioni seborroiche, che solitamente compaiono già in giovane età, prima dei vent'anni. Tutto ciò accade a quanto sembra per un difetto dell'immunità cellulare dimostrata da una modificazione inattivante a livello dei geni chiamati EVER1 ed EVER2.

Sebbene non esista al momento una terapia risolutiva per l'epidermodisplasia verruciforme, sono stati descritti trattamenti a base di crioterapia, l'uso topico di imiquimod e 5-fluorouracil, i retinoidi per via sistemica, l'interferone alfa e la terapia fotodinamica con acido aminolevulinico. Inoltre sono state descritte una serie di misure preventive come per esempio evitare l'esposizione al sole e la fotoprotezione, fondamentali per una presa in carico adeguata. La prognosi fino ad adesso è favorevole in quanto i tumori cutanei hanno un'evoluzione lenta e le metastasi sono rare.

Prevenzione della HIV con la profilassi Prep

Ci sono una serie di sperimentazioni sulla profilassi pre-esposizione (Prep) in diciassette paesi europei , compresa l’Italia, per un totale di circa novemila persone per prevedere che le persone a rischio di poter contrarre HIV possano assumere in modo preventivo un farmaco antiretrovirale che sia in grado di ridurre il rischio di infezione di questa malattia.

Dietro a queste sperimentazioni vi è un importante progetto denominato Progetto di profilassi (PrEP) del National Health Sistem dell’Inghilterra per ridurre il rischio di contagio con farmaci anti HIV per diecimila persone in tre anni. Con tale progetto si mira a capire quale possa essere la strada migliore per cercare di offrire un trattamento anti HIV in maniera più ampia alle persone e fino ad adesso il sistema sanitario inglese ha speso circa 400 sterline per questo trattamento di profilassi per ogni persona al mese.

Le evidenze scientifiche raccolte finora sono molto confortanti in quanto suggeriscono che si può ridurre il rischio di infezione fino all’86%. Quindi si sta mirando ad un utilizzo di tale profilassi pre-esposizione su larga scala e cercare di dare il farmaco alle persone giuste cioè a rischio di infezione verificando nel contempo per quanto tempo i soggetti a rischio prenderebbero il farmaco.

Un passo nella giusta direzione per cercare di ridurre il rischio di infezione del virus HIV.

Un test sangue rivela se siamo a rischio di attacco cardiaco

Arriva un rapido ed economico test del sangue per capire se siamo in realtà ad alto rischio di infarto, per adesso sperimentato solo sugli uomini dal team dei ricercatori delle Università di Edinburg e Glasgow in Inghilterra.

Secondo la versione di molti cardiologi tale esame risulterebbe più efficace del normale controllo di pressione e colesterolo. Tale test anti infarto attualmente è già utilizzato su uomini e donne per diagnosticare un avvenuto sospetto di attacco cardiaco o dei danni al miocardio.

Le Tro­po­ni­ne car­dia­che sono diver­si­fi­ca­te da quel­le sche­le­tri­che in modo da poter esse­re testa­te facilmente. Esso si basa su un test della troponina, un complesso proteico a struttura quaternaria e ad alto peso molecolare presente specialmente nel tessuto muscolare, che esamina proprio il rilascio di tale proteina quando il muscolo cardiaco ha subito un danno.

In questa ricerca il ricercatore Nicholas Mills e i suoi colleghi hanno scoperto che gli uomini che presentano alti livelli di troponina nel sangue sono più a rischio degli altri di subire un infarto cardiaco o addirittura morire per una cardiopatia dopo 15 anni dall’avvenuto attacco di cuore. Per tale ricerca si sono trattati circa 3.300 uomini ipercolesterolemici e senza una storia di cardiopatia con un trattamento preventivo di farmaci in grado di abbassare i livelli di colesterolo ( le statine), dai quali si è potuto osservare una riduzione dei livelli di troponina e quindi del rischio di infarto.

Ora gli scienziati puntano anche ad approfondirlo pure sulle donne dato che si pensa possa funzionare allo stesso modo. Quindi la proteina troponina è un vero e proprio “barometro” della salute del cuore in quanto se aumenta il suo valore nel sangue vuol dire che il rischio di avere problemi cardiaci aumenta.

Inoltre sembra essere anche in grado di identificare quali persone stiano beneficiando di più dei farmaci statinici ed è sicuramente un test che si può aggiungere agli altri tipi di analisi cardiache come il classico elettrocardiogramma ECG, la diagnosi di cardiopatia ischemica o gli olter impiantabili di 24 o 48 ore, questi ultimi utilizzati per individuare i pazienti ritenuti a maggior rischio di contrarre tale patologia.

Da qui si apre una nuova frontiera per poter individuare precocemente il rischio cardiovascolare dei pazienti con lo studio di trattamenti preventivi che siano in grado di risolvere il grave problema della cardiopatia che resta ancora una delle malattie più difficili da arrestare in persone senza alcun sintomo cardiaco.

Comunque il modo migliore per prevenire il rischio di infarto è quello pure di seguire alcuni accorgimenti fondamentali come una regolare attività fisica ossia la Medicina dello Sport, una dieta sana, un adeguato stile di vita alimentare e comportamentale (dipendenza dal fumo, alimentazione disordinata).

Ricordarsi sempre che la diagnosi precoce è il vademecum per salvarsi la vita…

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