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23-Apr-2017 Aggiornato alle 11:16 +0200

Vuoi che il tuo bebè non pianga? Canta al pancione!

Vuoi che il tuo bebè non pianga? Canta al pancione! foto: pixabay

Da uno studio condotto recentemente dall’Università di Milano-Bicocca, pubblicato su una rivista australiana dell'Australian College of Midwives “Women and Birth”, si è dimostrato che si può avere un neonato felice e contento sussurrando una ninna nanna al pancione nei mesi di attesa. Infatti, nei mesi di attesa di questo lieto evento cantare al grembo materno delle dolci melodie dell’infanzia ha un’azione calmante e tranquillante sul bambino per cui in futuro il bebè piangerà di meno. Questa ricerca è stata condotta su circa 168 mamme, che erano alla ventiquattresima settimana di gravidanza, le quali sono state divise in due gruppi: quelle che cantano frequentemente le dolci melodie al pancione e quelle silenziose. Queste mamme incinte, che sono state seguite sia prima sia dopo il parto, hanno potuto dimostrare che i bebè nati da mamme, che hanno cantato ninne nanne sia durante la gravidanza, sia dopo il parto hanno avuto periodi molto più brevi di pianto del bebè, con un'incidenza di pianti pari al 18,5% nel primo mese della loro vita contro il 28,2% dei piccoli non accompagnati da canti materni nel pancione durante i mesi di attesa. Si è registrato anche il dato dei risvegli notturni anche se ha mostrato una piccola differenza di confronto (1,5% per le mamme “canterine” rispetto al 4,5% delle mamme “ non canterine”). Per valutare tali dati si è utilizzato il legame tra la mamma e il bebè sia prima sia dopo la nascita determinato con due particolari misurazioni scientifiche, il “Prenatal Attachment Inventory” (Pai) che indaga sull’emergere delle emozioni e dei sentimenti della madre nei confronti del bambino e la scala “Mother-to-Infant Bonding Scale” (Mibs) che è una scala di auto-valutazione ad 8 item, che descrive “ciò che una madre sente nei confronti del suo bambino. Quindi mamme incinte cantate ninne nanne fin da quando il bebè è nel pancione per avere significativi effetti positivi sul comportamento del neonato e sullo stress materno percepito.

Dott. Giuseppe De Carlo

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