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23-Apr-2017 Aggiornato alle 11:16 +0200

Un vaccino contro il raffreddore

Un vaccino contro il raffreddore foto pixabay

Un notevole passo potrebbe essere stato compiuto nella terapia del raffreddore e forse non si sentirà parlare più di starnuti, naso colante e tosse grazie a un vaccino brevettato da un ricercatore austriaco dell'Università di Vienna, Rudolf Valenta, che potrebbe essere immesso sul mercato fra sei e otto anni se arriveranno i fondi necessari per successivi test clinici.

Il nostro sistema immunitario non sarebbe in grado di attaccare i rinovirus, che sono i principali responsabili del raffreddore, poiché si raccoglie al centro del virus con la conseguente possibilità di mutazioni. Invece l'ideatore di tale vaccino ha trovato il modo di riprogrammare la risposta immunitaria sull’obiettivo corretto prendendo alcuni frammenti del guscio protettivo del rinovirus, che si attacca alle mucose della bocca, del naso e della gola, attaccandoli a una proteina di trasporto avendo come risultato l’inibizione della malattia.

Una sfida davvero grandiosa se si tiene conto della varietà dei novantanove ceppi conosciuti di rinovirus e della loro spiccata capacità della malattia a mutare.

Tale vaccino è stato sperimentato presso l’Ospedale generale di Vienna nel 2012 esaminando cinquantanove pazienti giovani e si è analizzato la loro risposta al rinovirus con il sistema immunitario umano che cerca di neutralizzare la minaccia del virus attaccando gli anticorpi, che sono grandi proteine che aiutano a identificare i virus dannosi, in particolari aree di questi microrganismi definite, epitopi (piccole parti di antigene che lega l’anticorpo specifico) che sono esposte una volta che il suo guscio esterno è eliminato.

In tal senso il team di ricercatori ha scoperto che la particolare area epitopica che gli anticorpi usano per legarsi al rinovirus era non neutralizzata ossia inefficace, soggetta anche a probabili mutazioni.

Sulla base dei risultati ottenuti si dovrebbero progettare vaccini che consentano il nuovo orientamento della risposta immunitaria contro gli epitopi del rinovirus e siano più efficaci nel trattamento di malattie associate al rinovirus, come il comune raffreddore, l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

Con la prima proteina di trasporto si è già ottenuta una buona inibizione della malattia e finalmente si è intrapresa la strada giusta per curare o prevenire la diffusione del raffreddore comune nella sua incredibile varietà di ceppi del virus e nella loro capacità di mutare per sfuggire al nostro sistema immunitario.

I classici sintomi potrebbero ben presto essere solo un semplice ricordo realizzandosi un altro miraggio della scienza che si inseguiva da anni.

Dott. Giuseppe De Carlo

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