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23-Aug-2017 Aggiornato alle 11:44 +0200

In arrivo la nuova SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) potrebbe sostituire il SUAP

In arrivo la nuova SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) potrebbe sostituire il SUAP Barre di Ferro - Foto: pixabay.com

La semplificazione della Scia, ovvero la segnalazione certificata di inizio attività, una delle procedure più utilizzate dalle imprese o nell’edilizia, impone alle amministrazioni non solo di dare risposte in tempi certi ma di garantire ai privati uno “sportello unico” cui rivolgersi.

Anche nei casi in cui le pratiche da mettere insieme fossero più d’una. Una volta presentata la Scia, l’amministrazione che la riceve valuta se sono necessari pareri di altre amministrazioni e nel caso convoca entro 5 giorni una Conferenza dei servizi in via telematica, che dovrà chiudersi entro 60 giorni.

In più l’amministrazione deve pubblicare sul proprio sito il modulo unificato e standardizzato con le indicazioni di ulteriori documenti richiesti. Lo “sportello unico” cui si fa riferimento nella bozza del decreto di attuazione della delega approvato ieri in primo esame dal Cdm potrebbe farci ricordare il vecchio “sportello unico per le attività produttive” (Suap) ma in veste rafforzata.

Non averlo costituisce grave inadempienza che fa scattare le procedure disciplinari. E anche l’eventuale richiesta al cittadino o impresa di documenti ulteriori rispetto a quelli previsti sarà considerata inadempienza sanzionabile sotto il profilo disciplinare. Per il privato che, presentata la Scia, apre il suo cantiere, arriva poi la certezza che la sospensione delle attività può arrivargli solo in casi gravi, come le attestazioni non veritiere e casi di pericolo per l’interesse pubblico mentre se gli errori sono solo formali arriva solo la richiesta di correzione.

Ieri la ministra Marianna Madia ha confermato che questo decreto rappresenta solo il «primo passo» per la semplificazione della Scia. Il secondo, previsto nei prossimi mesi, arriverà con la presentazione di una sorta di “catalogo dei procedimenti” per i quali serve una Scia, oppure un’autorizzazione espressa oppure ancora quelli che potranno procedere con il silenzio-assenso. Quello che, in pratica, dovrebbe diventare il passepartout per le imprese che vogliono avviare una attività con la certezza del quadro autorizzatorio richiesto.

Il decreto Scia va letto insieme con quello di semplificazione della Conferenza servizi, che come si diceva non potrà durare più di 60 giorni, viaggerà d’ora in poi in via telematica con la regola del silenzio-assenso e con un rappresentante unico per oggi amministrazione coinvolta. «Nel peggiore dei casi più sfortunato una conferenza dei servizi potrà avere una durata massima di 5 mesi» ha spiegato ieri Matteo Renzi in conferenza stampa per poi aggiungere: «vorrei essere di nuovo sindaco per vedere in funzione queste nuove regole».

Contro le decisioni assunte da una conferenza dei servizi nel limite massimo di 10 giorni possono esprimere un dissenso le amministrazioni preposte a interessi sensibili (tutela ambiente, tutela paesaggistico-territoriale o storico-artistico, o della salute o della pubblica incolumità) e lo faranno presentando un’opposizione alla presidenza del Consiglio dove, se non riesce a comporre la questione proposta da un ministro competente entro 15 giorni, si delibera direttamente in un Cdm cui possono partecipare i presidenti delle Regioni o delle province autonome interessate.

In quest’ultimo caso la durata massima di una conferenza dei servizi versione Madia potrebbe arrivare, appunto, a 5 mesi prima della chiusura. Ieri il premier ha anche posto molta enfasi sulla terza azione di semplificazione introdotta con un regolamento che punta a dimezzare i tempi per le autorizzazioni di grandi opere o grandi insediamenti ad elevato impatto economico e occupazionale ricorrendo ai poteri sostitutivi della presidenza del Consiglio.

Marianna Madia ha assicurato che l’intera attuazione della delega sarà garantita «entro la legislatura»?e che con i decreti approvati mercoledì è stato dato il via a metà delle norme necessarie: «Provvedimenti scritti con grande serietà e che hanno tutti una cogenza, sono previste sanzioni per assicurare che queste misure non resteranno sulla carta». È il caso del testo unico sulle partecipate.

A vigilare sulla razionalizzazione, con poteri ispettivi e sostitutivi fino al commissariamento, sarà una unità di monitoraggio attivata al Mef. Le amministrazioni controllanti dovranno fare una ricognizione delle partecipazioni e, entro il primo anno, eliminare quelle non necessarie, con più amministratori che dipendenti, che fatturano per 3 anni meno di un milione o che risultino in sovrapposizione con altri servizi.

Tagli anche alle poltrone: la regola è l’amministratore unico ma si potrà mantenere un Cda con 3 o 5 componenti, e arriva una disciplina sulle crisi d’impresa. In fase di prima applicazione si indicheranno le partecipate escluse dalla nuova regulation oltre alle quotate e quelle che hanno emesso titoli entro dicembre.

«Noi ci siamo dati come termine il 31 dicembre di quest’anno, ma immaginiamo già nei prossimi 90 giorni di poter portare un elenco delle aziende che avranno subito l’applicazione delle norme e quindi un primo elenco delle aziende chiuse» ha detto ieri il sottosegretario alla Funzione pubblica, Angelo Rughetti, intervistato da Radio 24.

Dott. Giovanni Esposito

Dott. G. Esposito

Membro UNAE - ANFOS Docente accreditato CEI - ISPESL - UNAE

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