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25-Jul-2017 Aggiornato alle 17:00 +0200

L come Liberazione: "Lettera al padre" di Franz Kafka

La forte confessione al padre della propria inettitudine dello scrittore tedesco

Una liberazione da quelle parole non dette, da quei silenzi tenuti dentro troppo tempo, da quello che avrebbe voluto il padre sapes­ se da sempre. E’ attorno a questo tema che ruota la lunga Lettera al padre di Kafka, il quale riflette sui sentimenti ambivalenti di odio e amore che nutre nei suoi confronti. Il testo si apre su un punto assai significativo, ovvero su una domanda che Hermann ha ri­ volto a Franz: il padre di Kafka ha chiesto al figlio come mai provi paura nei suoi confronti. Kafka, proprio per rispondere alla domanda del genitore, stende una lunga missiva di circa 45 pagine manoscritte in cui approfondisce, senza i timori e le remore del confronto diretto con il padre, tutti i turba­ menti, le ansie e le angosce della sua infanzia e della sua adolescenza. Una confessione parziale e incompleta poiché, benché adulto, lo scrittore teme ancora le “conseguenze” del suo gesto di accusa nei confronti dell’autorità del padre. Le nume­ rose accuse di mancanza di affetto che il pa­ dre gli rinfaccia assai spesso, Franz le replica sostenendo che i suoi comportamenti non sono stati generati da mera disattenzione o disinteresse, ma da un dolore maturato in anni di rapporto conflittuale, del quale Kafka incolpa il genitore, principalmente per l’educazione che gli ha impartito e per l’influenza negativa sulle sue fragilità infantili. Lo scrittore si dice convinto di es­ sere stato un bambino tranquillo e rigira contro il genitore l’accusa di mancanza di affetto; se da piccolo egli avesse ricevuto di tanto in tanto attenzioni e tenerezze, proba­ bilmente non avrebbe sviluppato quel disa­ gio e quel senso di inadeguatezza così radicato nella sua personalità. Il punto centrale del conflitto rimane comunque l’attività letteraria di Kafka, che il padre considera con disinteresse e disapprovazione totali. La rivendicazione dello scrittore a questo proposito può allora essere interpre­ tata in duplice maniera. Da un lato è la ri­ conferma del valore intrinseco che Kafka affida alla letteratura, intesa come via di fu­ ga e come “mondo protetto” rispetto ad una realtà difficile e tormentata. Dall’altro è l’implicita conferma che la figura del padre è un elemento cardine in tutta la produzione narrativa kafkiana. E’ questo, infatti, che ha fatto pensare a molti critici un vero e proprio complesso di Edipo, descritto da Sigmund Freud (1856­1939). Il legame con il padre e lo svisceramento delle tensioni nascoste nel loro rapporto attraversa tutta la Lettera, che può essere letta sia come una confessione al genitore sia come un’ammissione, molto sincera e precisa, delle proprie debolezze e della propria intima natura.

Michele Paragliola

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