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19-Aug-2017 Aggiornato alle 11:55 +0200

Piuma: il sapore del “già visto”

Piuma è un’ironica commedia del regista Roan Johnson, presentata in concorso a Venezia nel 2016.

I diciottenni Ferro e Cate scoprono di aspettare un bambino e, nonostante la giovane età, decidono di affrontare i nove mesi più emozionanti e complessi della loro vita, in una pellicola in cui l’attenzione è focalizzata non solo sui due adolescenti ma soprattutto sul mondo adulto che li circonda.

Si tratta di un film che osserva la superficialità adolescenziale, l’inattitudine dei genitori ad essere definiti tali, nonché l’incapacità generale di affrontare in maniera profonda, e quindi adeguata, la delicatezza di determinate situazioni.

Scena emblematica è quella in cui i due protagonisti nuotano in un mare immaginario posto sulla sommità dei palazzi di Roma, città in cui è ambientato il film, proprio a voler sottolineare la leggerezza dei due giovani, nonchè la spensieratezza con cui affrontano la realtà.

Il risultato finale di Piuma è quello di una pellicola in cui la forzata incoscienza e faciloneria degli eventi e dei protagonisti si trasforma in vacuità e inconsistenza, come se il film non affrontasse alcun tipo di problematica, ma si limitasse a mantenersi a galla sulle varie tematiche, senza mai andare realmente a fondo nell’analisi.

Merito indiscutibile del film è la comicità intrinseca che riesce a strappare non poche risate negli spettatori , che avranno a mio avviso la possibilità di assistere ad un film gradevole e a tratti esilarante, nonostante il sapore del “già visto” che, suo malgrado, lo contraddistingue.