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16-Aug-2017 Aggiornato alle 10:58 +0200

Napoli Don Guanella, dicerie di "onore violato" portano a tre tentati omicidi

Napoli Don Guanella, dicerie di "onore violato" portano a tre tentati omicidi Foto: archivio

Una presunta relazione sentimentale e le dicerie di una donna hanno portato a tre tentati omicidi nel Rione Don Guanella a Napoli, questo è emerso dalle indagini dei Carabinieri di Castello di Cisterna

Tutta la sanguinosa vicenda fatta di esecuzioni camorristiche fallite nel Rione Don Guanella partono dal classico “inciucio”. Questo è quanto è emerso da una indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna che, questa mattina, hanno dato esecuzione tra le Province di Napoli e Caserta a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Napoli a carico di 3 persone contigue al clan dei “Ciccarelli”, operante a Caivano e nei comuni limitrofi, ritenute responsabili dei 3 tentati omicidi aggravati da finalità mafiose e di detenzione e porto illegale di armi da guerra, dopo indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Nello specifico è accaduto che le dicerie di una donna sulla presunta relazione sentimentale che la compagna del capo di un gruppo criminale di Caivano, Mario Russo, avrebbe intrattenuto con un altro uomo ha innescato un meccanismo fatto di vendette incrociate non andate a buon fine, partendo dal cosiddetto “onore” messo in discussione. Quest'ultimo, stando a quanto si legge nella nota della procura, per tutelare il proprio carisma criminale messo in discussione dalle dicerie sulla mancata fedeltà della sua compagna, ordinò una punizione esemplare per la donna che fece circolare le dicerie. La scelta della punizione, secondo i classici canoni camorristici, era assasinare l'unico componente di sesso maschile all'interno della famiglia della donna non detenuto ossia il genero della stessa, Giuseppe Telese. Il Killer Nunzio Montesano incaricato dell'esecuzione, tuttavia, non riuscì nell'intento perché sul posto era presente anche la madre del Telese, Amalia Sepe che si intromise per difendere suo figlio. Furono feriti entrambi ma riuscirono a salvarsi.

L'agguato avvenuto nel Rione Don Guanella senza la preventiva autorizzazione del clan locale ha portato a serie rimostranze nei confronti di Mario Russo che hanno rischiato di far incrinare i rapporti economici legati allo smercio degli stupefacenti tra i due clan.

Da questa preoccupazione, come si legge nella nota della Procura, è nato il secondo progetto di omicidio ed il bersaglio doveva essere Nunzio Montesano autore della fallita esecuzione di Giuseppe Telese, individuato come capro epiatorio per ricomporre la frattura tra i clan. Ad incaricarsi dell'omicidio lo stesso Mario Russo classe 1983 con la collaborazione di Emilio Russo classe 1990, destinatari insieme a Terenzio Natale Lettucci classe 1979 dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ma anche quest'ultimo agguato fallì

Un video estrapolato da un sistema di videosorveglianza, che è risultato molto utile agli investigatori, ha immortalato uno degli arrestati, il 38enne che aveva partecipato sia al raid per difendere l’onore del suo capo, sia a quello mirato ad eliminare il suo complice.

Le telecamere lo riprendono mentre, pistola in pugno, entra in un bar di Caivano a minacciare clienti e titolare.

Redazione

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