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24-Jun-2017 Aggiornato alle 8:16 +0200

Le unioni che... dividono

La tematica sull’omosessualità merita una giusta riflessione e richiede un approfondimento che vada oltre le superficiali convinzioni

Chiariamoci subito: non ho niente contro, tantomeno a favore, di nessuno/a.

Il mondo omosessuale, nella sua accezione, è un argomento più che scottante, quasi pruriginoso, che merita considerazione ed un’analisi che vada ben oltre queste poche righe; in quanto pur comprendendo alcune richieste, si fa molta fatica ad accettarne altre, che definire inopportune è dir poco.

Tutti diamo fiato alle trombe ed ognuno ha le sue rispettabilissime idee al riguardo. Sono motivo di discussione finanche al Parlamento, che si chiama così proprio in virtù del fatto che tutti parlano, ma pochi ragionano. Facciamo un passo indietro di alcuni decenni, e ritorniamo agli anni del Beatnik.

La famigerata stagione dell’amore libero e dei figli dei fiori: la Summer Of Love che tanti strascichi negativi ci ha lasciato in eredità. E più che altro si potrebbe parlare dei figli dell’erba. Ma tant’è.

In quegli anni, chi, come il sottoscritto, ancora portava i calzoni a mezze maniche ricorda sicuramente che gli omosessuali erano pochissimi e di loro se ne parlava controvento, e forse nemmeno ci si rendeva conto di cosa si stesse parlando.

Alcuni si camuffavano con spiccata maestria che neanche gli adulti scafati riuscivano a rendersene conto; altri, che giacca e cravatta proprio gli andavano stretti, uscivano allo scoperto, con abiti quasi femminili ed un leggero trucco che non lasciava dubbi; ed anche la voce subiva una metamorfosi. Di qualcun altro, velenosamente, si diceva che facessero la vita.

Quando in una famiglia ci si rendeva conto che il figlio aveva strane tendenze, si era passato un guaio serio. Non si ammetteva la visibile deviazione, e c’era pure il genitore che lo portava dalle signorine che passeggiavano. Alcuni, per non deludere il viril padre, fornivano prova di avvenuto pagamento. Altri facevano cilecca, ma incassavano la comprensione della meretrice.

E parliamo solo di uomini, non già di donne. Neanche ad immaginarselo. In ogni modo si sussurrava e poco si spifferava, se non che: poveri genitori non si meritavano un figlio de(l)genere.

Si consideravano anormali, e c’era pure chi invocava la giustizia divina. Magari si attendeva che il tempo mettesse a posto la sospetta inclinazione. Ma non sempre andava così, e se non si disprezzavano quantomeno si deridevano. Ma parliamo pur sempre di un numero esiguo. Abbiamo capito che mostrare in giro un figlio che preferiva giocare con le bambole non era il massimo.

Col tempo, come sappiamo, l’atteggiamento verso queste persone non è cambiato granché. Hai voglia a dichiararti moderno e à la page, la mentalità resta ed è difficile cambiarla.

Facciamo finta di accettarli come normali ma poi nel nostro intimo il risolino e la denigrazione restano pur sempre a livello di guardia.

Sicuramente state pensando: ma che diavolo dice questo. Io ho un sacco di amici, amiche, che usano la propria sessualità come meglio gli aggrada, e garantisco che sono persone speciali, sensibili, estroversi, dotati di un’intelligenza fuori dal comune e quant’altro, e non mi nascondo quando si tratta di stare in loro compagnia.

Sono d’accordo e condivido: ma non vi pare che così ragionando, comunque, state operando una distinzione? Non vi sembra di usare aggettivi che mai avreste tirato fuori qualora la situazione non fosse così? Mi pare una sorta di compensazione, in verità. Voglio dire che questo nostro atteggiamento, comprensivo, quasi giustificante, nasconda in essere, già di per sé, una sorta di distinzione. Parleremo in questo modo, vale a dire con enfasi e trasporto, se il nostro interlocutore fosse come noi?

Mi rendo conto che per ogni passaggio scritto occorrerebbero le virgolette; ma tutto il pezzo ne avrebbe bisogno: quindi cerchiamo di intenderci e non facciamo gli schizzinosi per ogni frase.

Dicevamo, e ne siamo convinti, che chiunque ha diritto di vivere la propria vita come meglio gli aggrada; ma spesso però facciamo finta di non vedere, proprio per eludere un problema che è serio oltremodo. Ognuno ed ognuna può scegliersi il partner che vuole; però si sta travalicando con richieste che non hanno nessun supporto teorico, tantomeno pratico.

Da un po’ di tempo, inoltre, si sta portando avanti una campagna non già per avvalorare le tesi e le convinzioni di questi, bensì per screditare chi vuol difendere ed argomentare le proprie (anti)tesi ed è ancorato ad un modo di pensare che alcuni datano come giurassico, ma che racchiude in sé gli elementi della storia dell’umanità e pertanto non si può, né si deve, alienarlo in nome di una presunta libertà. Non facciamo i moralisti, siamo seri e ragioniamo.

Si può convivere con chi si vuole, ma non si possono chiamare in causa diritti che non stanno da nessuna parte e che neanche loro, i più sinceri e lungimiranti nonché obiettivi, reclamano. Si discute di unioni civili, che hanno la loro ragion d’essere, ma da qui a chiamare famiglia due persone dello stesso sesso ce ne corre, e ce ne corre pure tanto. Il matrimonio è una commistione di maschio e femmina, così come per gli animali ed anche in elettricità: due prese o due spine che combaciano, quantunque facciano tenerezza, non possono generare corrente. Per intenderci.

Si fa grancassa mediatica quando si tratta di sbandierare la (loro) libertà ma si abbassa il volume a chi fa fatica ad accettare tali convivenze. Si parla sempre più spesso di bullismo, soprattutto cyber, ma non si spiega perché questi giovani, spesso di famiglie considerate perbene, si comportano in modo così violento. Si cercano le cause e si trovano una miriade di risposte, ma non si vuol ammettere che alcuni giovinastri hanno alle spalle famiglie dilatate; padri che hanno tre mogli ed altrettanta prole; madri che passano da un compagno all’altro con disarmante facilità. Non si vuol decifrare che spesso questi ragazzi, con problemi relazionali, sono figli di un libertinaggio che non ha più confini: morali ed etici; e senza chiamare in causa le teologie. In questo caso, però, stiamo derapando, ma non di molto, come potrebbe sembrare.

Qui non si tratta di condannare quanti/e vivono, magari in silenzio, un matrimonio disastroso e vogliono provare a ri/sintonizzarsi; si tratta di sottolineare come ai più piccoli viene trasmessa la facilità, la nonchalance, di passare da un casato all’altro per motivi soprattutto di orgoglio e di poca ricettività per quanto concerne il vivere assieme, e che pertanto alcuni ragazzini vivono nel disorientamento totale e senza stabili punti di riferimento.

I divorzi sono il pane per i matrimonialisti; gli aborti sono divenuti una pratica comune e con pochi ripensamenti. Il bigottismo non mi appartiene, ma la (s)costumatezza invece sì. E per la leggerezza dei costumi, dei nostri giorni, non vorrei rivangare Sodoma e Gomorra ma sottolineare che non c’è più limite alla (in)decenza.

Aumentano le violenze a danno dell’universo femminile, ma ciò è imputabile all’uomo che crede di esser diventato il proprietario della moglie e non tollera che i suoi selvaggi comportamenti siano posti in discussione. Diciamo che l’uomo ha deragliato sia nello spirito che nella mentalità. E anche quest’aspetto, che scatena mal di vivere nei figli, avrebbe bisogno di un retro percorso psico-sociologico.

A questo punto riaffermiamo che ognuno può vivere con chi vuole. Ma ciò non deve contribuire ad ampliare smisuratamente la classe di giovani problematici: non è accettabile che un bambino, vuoi per sincronia che per esigenze pratiche, abbia due genitori di ugual sesso e pretendere che crescendo possa tranquillamente interagire con gli altri che vivono una perfetta (o quasi) coniugazione della famiglia. Come vi credete saranno guardati due uomini quando il Sacerdote chiamerà sull’altare per il Battesimo prima il padre e dopo il padre? Come sarà visto un giovanottino che esce dalla scuola elementare e dovrà presentare ai suoi amichetti la madre prima e la madre/padre subito dopo? E potremmo proseguire a profusione.

Le risposte e le spiegazioni da fornire ai figli sono così ovvie, logiche e al passo con i tempi? Non credo.

Ma devo dire, però, che mi è sorta una domanda che non trova risposta. Ed è questa: Come mai nel terzo millennio ci sono così tante persone omosessuali? Mi si risponderà che prima quasi si nascondevano mentre oggi ricevono la giusta considerazione; non hanno più motivo di eclissarsi, e sono fieri di essere quello che sono. E ci mancherebbe. Ma comunque sono pur sempre discriminati ed invisi: forse la nostra società non è poi tanto moderna come si strombazza, e i sepolcri imbiancati sono diventati più neri dei peccati che commettiamo. Prima dell’avvento dei mezzi di comunicazione erano merce rara; adesso sono milioni, ed in ogni angolo del mondo. E sappiamo bene come alcune Nazioni trattano gli omosessuali.

Ma a cosa è dovuta questa crescita esponenziale? Sarà colpa del cibo? Dell’acqua che beviamo? Delle scie chimiche che si avvistano nei cieli in ogni parte del Globo? Sarà un complotto del Nuovo Ordine Mondiale per riportare l’umanità entro i limiti numerici stabiliti? Si vuole, cioè, ridurre la razza umana? Vi è un progetto che è stato attuato decenni or sono per creare una massa d’improcreabili? Sarà che per la legge della reincarnazione erano donne in una vita precedente ed ora si sono incarnati in un corpo maschile? E viceversa. Avanzate pure un’ipotesi. Insomma come spiegare questo boom di omosessualità?

Per concludere: ogni essere umano, che merita rispetto e sacrosanta valenza, è stato creato con uno Spirito, ed un’Anima, che poi ritornerà da dove è venuto; pertanto ritengo che siamo tutti uguali su questa Terra, aldilà dell’orientamento sessuale, religioso e tinteggiatura epidermica.

Chiudo rivolgendomi direttamente a voi che avete il cuore che batte in un corpo che non vi appartiene: se organizzate tante manifestazioni e raduni - spesso con atteggiamenti sconci, inopportuni, quasi volgari - per sbandierare il vostro modo di essere e talvolta ricorrete ad inutili smancerie che sortiscono un effetto provocatorio, allora vuol dire che siete proprio voi a sentirvi “diversi”.

E consentitemi finanche un appello: Siate obiettivi! Come lo è la maggior parte di voi: non andate a schiantarvi contro le naturali leggi della Natura e soprattutto non contribuite allo scatafascio famigliare con richieste folli ed insensate, poiché di figli disadattati ne abbiamo già abbastanza.

Brano suggerito: Charles Aznavour: Comme Ils Disent (Quel Che Si Dice).