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23-Apr-2017 Aggiornato alle 11:16 +0200

Con un'aria da commedia americana, sta finendo pure questa campagna referendaria

A meno di quindici giorni dal Referendum Costituzionale del 4 Dicembre, il fattoquotidiano.it pubblica delle intercettazioni in cui il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, incita 300 sindaci riuniti sotto sua indicazione a convincere con ogni mezzo i cittadini per portare voti al fronte del Sì. Il presidente spiega dettagliatamente come costruire un sistema clientelare.

Io sono fissata con le definizioni. Le definizioni quelle da dizionario, vorrei avere la capacità di impararle a memoria senza dover sempre sfogliare pagine e pagine del vocabolario. Mi piacciono perchè ti aiutano ad inquadrare le cose, a metterle nel posto giusto, a capire se quella cosa, quella sensazione che hai avuto corrisponde al vero oggettivo.

Mi piacciono le definizioni, meno i sinonimi. Però per chi scrive i sinonimi sono importanti, per evitare le ripetizioni e tutti quei fatti là. Allora ogni tanto – pure per espandere il mio registro – ne cerco un po'. Qualche volta mi soddisfano, qualche volta meno. Oggi ad esempio non mi sembrano abbastanza.

SCHIFO (s.m), sinonimi: disgusto, orrore,nausea, voltastomaco, porcheria, bruttura, infamia.

Forse non bastano tutti gli elenchi di sinonimi del pianeta per sciogliere il nodo che ho allo stomaco. Non è un semplice fastidio, è un misto tra nervosismo cosmico e costrizione. No, non sono stata lasciata dal fidanzato o cose simili. Anche perché non starei a raccontarlo sulle pagine di un periodico. Ho semplicemente riascoltato per la quinta volta in 24h le intercettazioni del presidente della regione Vincenzo De Luca, che fa propaganda - con metodi altamente discutibili - per il Sì al referendum costituzionale. De Luca, nel corso di una riunione a porte chiuse con 300 sindaci campani invita quest'ultimi ad utilizzare qualsiasi metodo per convincere i concittadini a votare a favore della modifica della Costituzione.

Il testo integrale della conversazione è riportato sul “ilfattoquotidiano.it”, cito per comodità il passaggio su cui sto rimuginando da diverse ore: “Prendiamo Franco Alfieri (sindaco di Agropoli, già decaduto perchè accusato di corruzione, ndr), notoriamente clientelare. Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella. Ecco l'impegno di Alfieri sarà di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila persone su 8mila. Li voglio vedere in blocco, armati con le bandiere, andare a votare si. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso”.

Ora, ditemi voi se questo discorsetto di De Luca non è degno della peggiore parodia di se stesso. Io lo capisco che De Luca è del Pd, lo stesso partito che riesce a mettere insieme una riforma che nei fatti rende ancora più precario il mondo del lavoro con un titolo da commedia americana- il “Jobs Act”- quindi non è che mi aspettassi esattamente un discorso di alto livello dialettico, capisco pure che tutti noi veniamo continuamente bombardati dal modello comunicativo “Gomorra” (quello per cui il pizzaiolo ti dice che devi stare “senza pensier” e per cui il Governatore di un Regione propone come strumento clientelare “duje frittur”) ma quando ho messo play non pensavo di imbattermi un monologo del genere.

Si parla di corruzione, senza mezzi termini. Si caratterizzano modi, tempi, si parla di numeri e di soldi da spartire. Eppure questo approccio mafioso, intimidatorio e comico alla campagna referendaria non finisce nei telegiornali o in televisione, dove la campagna per il Sì continua ad avere la faccia del premier Renzi e quella per il No di Zagreblesky e De Mita, che nei fatti non sono rappresentativi. Ammesso che questa intercettazione sia acquisita come elemento probatorio ed ammesso che si apra qualsiasi tipo di inchiesta per accertare, qualora vi siano, delle responsabilità.

Io lo so che essendo apertamente schierata per il No mi ero ripromessa di non parlare di questo referendum ma il mio mal di stomaco me lo impone. Io, da neo diciottenne, non posso pensare che una cricca del genere (con gente come De Luca e Verdini in primo piano) possa pensare di cambiare la Costituzione, sottraendo ai cittadini la possibilità di decidere e blindando la figura del premier e dell'esecutivo. Scusate, ma non ce la faccio proprio.
Altra cosa che il mio ragionare di stomaco mi impone è il non poter sottostare alla narrazione che i principali giornali e telegiornali – Rai in primis – propongono oramai da settimane. Fingere – che sia in buona o cattiva fede – che non vi siano differenze nell'approccio che i variegati componenti del fronte del No hanno avuto nel corso della campagna equivale a mentire.

Il No, che sta caratterizzando le piazze delle principali città italiane con cortei largamente partecipati (Vedi il corteo di cinquemila persone che venerdì scorso ha sfilato per le strade di Napoli, che è ovviamente passato sotto silenzio) è di matrice popolare e si differenzia da quello razzista di Salvini, che rappresenta solo una minuscola percentuale della popolazione (che ne dicano lui e i suoi...), e da quello, comunicativamente isterico ma di certo più rappresentativo in termini di consensi, di Grillo.

Altrettanto mendace è il tentativo – che arriva da diversi soggetti di entrambi i fronti, vedi Napolitano per il Si e Landini per il No – di sminuire il valore politico di questo voto referendario.

Il voto del 4 Dicembre non è diventato politico solo a seguito della personalizzazione fatta dal Premier, lo è sempre stato: modificando la costituzione si vanno infatti a restringere gli spazi di democrazia, si toglie ai cittadini la possibilità di incidere attivamente nell'attività politica e di governo. Si mette in pratica il dogma dell' “uomo solo al comando” che tanto piace a Renzi.

La vicenda di De Luca non fa altro che accendere la luce sulla speculazione che i partiti – il PD e la maggioranza di governo in particolare – stanno facendo su questo voto, incrementando il mio nervosismo. E indirettamente il mio mal di stomaco.
Comunque, un altro fatto che mi piace assai, oltre alle definizioni, non è propriamente un fatto, è piuttosto un persona: Bertolt Brecht, drammaturgo tedesco, anche se in questo caso la definizione è riduttiva, ha scritto che prima viene lo stomaco, poi la morale. Ora, noi tutti - cioè io che sto scrivendo e voi che state leggendo - comprendiamo che in quella frase per “stomaco” si intende l'agire d'istinto, di pancia diremmo noi, ma immaginate l'effetto che ha una frase del genere su uno sceriffo come De Luca.
Prima lo stomaco, poi la morale.

“Vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce […], ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso”.
Stomaco, morale. Fritture, voti. Referendum, No.

Imma Pepino

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