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22-Jul-2017 Aggiornato alle 12:43 +0200

Giugliano, i Giovani Reporter intervistano Teresa Vitale dell'Ass. "Spazio Aspasia"

Giugliano, i Giovani Reporter intervistano Teresa Vitale dell'Ass. "Spazio Aspasia" Foto: profilo dell'Associazione

Sensibilizzare noi giovani creando le basi per farci diventare degli adulti responsabili e rispettosi “dell'altro”, rispetto dell’uomo verso la donna, “rottura” del silenzio per la violenza subita dalle donne, sono tra gli obiettivi principali dell’Associazione culturale di volontariato di donne “Spazio Aspasia”, attiva dal 1995 sul nostro territorio. La dott.ssa Teresa Vitale ci ha concesso un’intervista per farci conoscere questa realtà.

Com’è nata l’associazione Aspasia?

«L’associazione è nata grazie ad un gruppo di donne; eravamo in sei e abbiamo deciso di metterci insieme e fondare questa associazione di donne perché già nel ’95 eravamo convinte, e lo siamo ancora ora, che c’è la necessità che donne elaborassero insieme idee, proposte, che si dessero forza reciprocamente, proprio per lottare per i diritti delle donne, per la parità di genere. Eravamo convinte e lo siamo ancora che c’è bisogno della lotta delle donne per raggiungere la parità di genere».

E il nome invece?

«Il nome è stato scelto perché Aspasia è stata la prima donna greca a trasformare la sua casa in un salotto culturale e a partecipare attivamente alla vita politica del suo paese».

Qual è stato il caso più grave che avete affrontato?

«È difficile fare una graduatoria. Noi abbiamo istituito il centro antiviolenza Telerosa, che prima si chiamava Telefono rosa, nel 1997. Il centro, grazie alle proposte e alle lotte di noi donne, è stato istituito dall’amministrazione del comune di Giugliano e dato in affidamento alla gestione delle volontarie dell’associazione di donne “Spazio Aspasia”. Ci sono psicologhe, docenti, medici, avvocatesse, sociologhe, che fanno le volontarie. Casi gravi ne abbiamo avuti tanti, io ti potrei citare un caso, ecco, proprio del nostro territorio: una donna coniugata da circa 26-27 anni; forse non c’è una parte del suo corpo che non è stato maltrattato, oltraggiato dal marito. Ha ricevuto tante di quelle botte, di maltrattamenti che ci vede poco da un occhio, al fianco destro ha un tentativo di coltellata, le mandibole rotte, quasi tutti i denti le sono stati sostituiti, una gamba è più corta dell’altra a furia di essere rotta e ingessata. Eppure questa donna, ha impiegato anni per decidersi a denunciare il marito e quindi a lasciarlo. Adesso è affidata alla psicologa, perché le donne che subiscono violenza, di qualsiasi tipo, hanno bisogno anzitutto di sostegno e di un aiuto psicologico e di un percorso psico-terapeutico. Noi le aiutiamo a prendere consapevolezza di sé, a rendersi conto che sono soggetti, non sono oggetti; sono vittime della violenza e non colpevoli, quasi sempre, le donne si sentono colpevoli, credono di aver provocato l’ira del marito, del compagno, del padre, del fidanzato. Non è così, sono vittime e non colpevoli. Gli uomini le picchiano, le maltrattano, le stuprano, perché le considerano un oggetto in loro possesso».

Nell’associazione siete tutte donne oppure ci sono anche uomini?

«No, è un’associazione culturale e di volontariato esclusivamente di donne. E’ un luogo di donne: fanno rete, elaborano, pensieri, idee, esclusivamente femminili, per poi andare a confrontarsi con quelle maschili. Non vogliamo vivere separate ma vivere in un contesto sociale fatto di donne ed uomini in cui venga attuata e rispettata la parità di genere».

Le denunce alla polizia le fate direttamente voi oppure …?

«No, no. Le denunce devono farle le donne, vengono da noi e decidono di denunciare. Ci sono le avvocatesse che le sostengono, le avviano, le seguono nei procedimenti giudiziari. La donna deve recarsi presso il commissariato di pubblica sicurezza o nella caserma dei carabinieri, deve denunciare e firmare. la denuncia è personale. Se noi veniamo a conoscenza di casi di minorenni, immediatamente chiamiamo le forze dell’ordine e i servizi sociali del comune di appartenenza del minore».

Quando le donne denunciano riescono ad avere giustizia?

«Certo, oggi sì, non è vero che le donne non hanno giustizia, tutte le donne hanno il gratuito patrocinio, significa che viene messo a disposizione della donna che denuncia un avvocato pagato dallo stato; anzi la legge del 2013 sul femminicidio ha esteso ed ampliato il gratuito patrocinio a tutte le donne, indipendentemente dalla condizione economica, mentre prima era riservato solo alle donne in condizioni economiche disagiate».

Voi dell’associazione avete mai incontrato i mariti delle donne che hanno subito violenza?

«No, non possiamo, per un motivo molto semplice, nel momento in cui abbiamo costituito l’associazione di donne abbiamo fatto una scelta precisa: stare dalla parte delle donne, quindi non possiamo assolutamente incontrare gli autori della violenza, noi siamo dall’altra parte».

Dove si trova il centro?
«Si trova a Giugliano in via Aniello Palumbo 2, nel palazzo dei servizi sociali, al secondo piano. Abbiamo un numero verde 800-231277, istituito dall’amministrazione comunale. In questa sede operiamo noi volontarie. Se sentite qualche cosa, cosa dovete fare? Invogliare le donne a denunciare, prima che possa verificarsi una tragedia. Adesso la nostra psicologa vi spiegherà i vari tipi di violenza».

Le violenze sono tante, si presentano in diverso modo. Una delle prime e più importanti è la violenza psicologica, anche perché è invisibile, la violenza psicologica non si vede, ammazza l’anima di una persona che arriva a pensare ciò che il proprio carnefice vuole che lei pensi. Poi c’è la violenza fisica, è quella più perpetuata anche tra le mura domestiche, è quella visibile se l’uomo vuole, ma anche invisibile, perché ci sono uomini che picchiano laddove non si vede e donne che imparano a coprirsi, a nascondere col trucco. Per molte donne l’uomo non è il carnefice, rimane sempre il loro amore: ci sono donne che pensano che questo sia amore. “Mi picchia perché mi ama, mi picchia perché è geloso di me, solo perché mi ama”, questo è grave, non è amore. Non è amore ciò che cambia la mente della donna e che la porta in uno stato di confusione a pensare: “La colpa è mia”. Non è colpa sua, è colpa di chi le ha messo in testa che lei è sbagliata. La prima cosa che le donne riportano è “sono io che sono sbagliata”. Abbiamo poi anche la violenza assistita, la violenza subita non solo dalla donna ma anche dai minori che assistono alla violenza. Questo tipo di violenza può essere denunciato anche dagli esterni, perché il minore è tutelato, quindi qualsiasi cosa si sappia su un minore, non va taciuta.
Insomma di qualsiasi tipo sia la violenza non va aiutata, va condannata, va denunciata.

Laura Nasti
Francesco Lovino
Classe 3ª sezione Q
SMS Don Salvatore Vitale

Giovani Reporter "Don Vitale"

Il progetto si pone come continuazione di un percorso di Giornalismo ambientale che ha visto gli alunni partecipi nello studio e raccolta di documentazione affidabile per restituire valore scientifico alle notizie riguardanti la cosiddetta Terra dei Fuochi (inquinamento, falde acquifere, salubrità dei prodotti agricoli, tutela e vigilanza del territorio).

L’input è il territorio di Licola, Varcaturo e Lago Patria, nelle sue criticità, da evidenziare in vista di ipotesi risolutive e mai di sterile denuncia da scoop, e nelle sue potenzialità da valorizzare.

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