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24-May-2017 Aggiornato alle 19:00 +0200
Redazione

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Marano, zona PIP sodalizio tra camorra e imprenditoria 5 provvedimenti cautelari

La procura contesta agli indagati concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, minaccia, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale costruzione della Zona PIP di Marano

Questa mattina i Carabinieri del ROS (Reparto Operativo Speciale) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’ufficio del GIP del Tribunale di Napoli, dietro richiesta della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) nei confronti di 5 persone Aniello e Raffaele Cesaro, Pasquale ed Antonio Di Guida,e Oliviero Giannella tutti indagati, come riporta la nota stampa della Procura, per concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, minaccia, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, aggravati dalle finalità mafiose. Va precisato che Pasquale Di Guida, come si legge nel documento rilasciato dalla Procura, risulta indagato per riciclaggio aggravato.

Il provvedimento trae origine dalle indagini iniziate nel 2015 coordinate dalla Procura della Repubblica e operate dai Carabinieri del Reparto Anticrimine di Napoli nell’ambito delle infiltrazioni camorristiche del clan Polverino nella realizzazione della zona PIP del Comune di Marano.

L’indagine ha permesso di accertare l’esistenza di un accordo economico/criminale con i fratelli imprenditori Aniello e Raffaele Cesaro e i Polverino che, stando a quanto riportano gli inquirenti, attraverso le loro imprese, si aggiudicati e hanno eseguito i lavori per la realizzazione della Piano di Insediamento Produttivo, il progetto avviato nel 2004 che prevedeva un’area di 146mila mq nella zona periferica Nord-Ovest di Marano. La gara è stata aggiudicata nel 2005 dalla ditta Cesaro Srl Costruzioni Generali, di proprietà di Aniello Cesaro, nella forma del “Project Financing” alla quale poi è subentrata nel 2006 Iziative industriali srl creata appositamente per la realizzazione e gestione del PIP.

Il Progetto prevedeva la costruzione di 30 capannoni industriali, 20 dei quali già realizzati, e di alcuni immobili di servizio pubblico del valore complessivo di circa 40milioni di euro, 36 dei quali erano staziati dal concessionario.

Gli appalti per la costruzione della zona PIP, un infrastruttura importantissima per l’economia locale, sarebbero arrivati, secondo gli inquirenti, avvalendosi delle condizioni di forza derivanti dall’essere in società con gli esponenti apicali dei Polverino che, stando alla nota della Procura, attraverso il loro potenziale intimidatorio hanno forzato l’iter amministrativo e procedurale del progetto al fine di imporre al Sindaco di Marano dell’epoca una variante al PRG per l’approvazione del PIP e permesso di determinare la nomina di un professionista di fiducia per redigere lo studio di fattibilità del PIP e predisporre gli atti necessari per l’indizione e lo svolgimento della gara in modo da pilotarla a favore dei fratelli Cesaro; intimidire i proprietari dei terreni espropriati al fine di cedere alle pretese del cartello imprenditoriale camorristico; predisporre con l’aiuto di due professionisti, indagati in stato di libertà nel medesimo procedimento, una serie di atti falsi relativi ai permessi per la realizzazione dei capannoni, delle opere di urbanizzazione e per ottenere il collaudo tecnico-amministravo provvisorio delle opere. Tutto ciò esercitando illecite pressioni sui funzionari pubblici per attestare falsamente la conformità dei lavori.

Le indagini hanno portato alla luce anche i tentativi di inquinamento probatorio da parte degli indagati e numerose inadempienze che hanno determinato nel 2016 il sequestro preventivo delle opere di urbanizzazione, realizzate con denaro pubblico (4 milioni di euro), poste a servizio dell’area PIP  che, quanto riportano gli inquirenti, risultano essere un pericolo per l’incolumità pubblica dato che non è avvenuto alcun collaudo e vi è stata una pessima esecuzione dei lavori delle opere della rete fognaria, idrica ed elettrica, mediante l’utilizzo di materiale difformi ed inferiori di qualità rispetto a quelli previsti.

Dalle indagini, come riporta la nota stampa, è venuto fuori, anche attraverso riscontri forniti dai collaboratori di giustizia, che i fratelli Cesaro in sinergia con i Polverino, avrebbero finanziato la costruzione del PIP  con ingenti somme di denaro frutto di traffici illeciti direttamente riferibili al capo clan Polverino Giuseppe, attualmente detenuto al 41 bis.

In questo quadro gli inquirenti hanno accertato, come riportato nella nota della Procura della Repubblica, l’imponente attività di riciclaggio sia stata condotta attraverso l’acquisizione di complessi immobiliari di tipo residenziale come il “Parco dei Gerani” ai Colli Aminei a Napoli, “Parco Emanuele” a San Giovanni a Teduccio, Parco “Lago II” Lotto B a Giugliano in Campania, Parco “Villaricca 2” a Villaricca. Acquisti operati dalle imprese dei cugini di Marano Antonio e Pasquale Di Guida  con la partecipazione delli ing. Giannella Oliviero, che hanno garantito l'intestazione fittizia dei Beni. Tutti immobili posti sotto sequestro assieme ben quattro società, 41 appartamenti, 76 box auto, 29 capannoni industriali.

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Gomorra 3 la serie, monta di nuovo il set a Qualiano

Il regista di Gomora 3 la serie ha preso il gusto di girare a Qualiano per la terza volta nella cittadina a Nord di Napoli

Qualiano. Ancora una volta il set di Gomorra 3 si ferma sul territorio di Qualiano. Ad ospitare le riprese la Funeral Home Moio. Di buon mattino tutto già pronto per le riprese e la solita folla di curiosi in cerca dei propri beniamini della nota serie che ogni volta fa discutere di se ma di certo riceve sempre un notevole successo di pubblico.

Tra di coloro che si accalcano sul set anche quelli che sperano di essere notati per un ruolo di semplice comparsa all'interno della fortunata serie, ispirata al libro di Roberto Saviano.  

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Camposano, Cimitile e Qualiano, truffati due anziani: arrestato 50enne

Un 50enne di Qualiano si finge intermediario di una gioielleria e truffa due anziani di Cimitile all'ulsita di un supermercato di Camposano

Camposano, Qualiano, Cimitile. Individua le sue vittime nel parcheggio di un supermercato di Camposano, si tratta di una una coppia di anziani di Cimitile, lui di 78 anni e lei di 76 anni, intenti a caricare la spesa in auto.

Il 50enne S. D. A., di Qualiano (Napoli), già noto alle forze dell'ordine, li avvicina e si presenta come l’intermediario di una gioielliera a cui il loro figlio aveva portato dei bracciali in riparazione. L'uomo, al fine di tranquillizzare le vittime, porge loro il telefono cellulare e li fa parlare con una voce femminile; la donna, ovviamente una complice, dall’altro capo del telefono finge di essere l’artigiana che si era occupata della riparazione e spiega di dover partire per l’estero, per cui necessita il pagamento anticipato del lavoro.

Il 50enne riprende in mano il telefono e comunica di essere lui il delegato a ritirare il denaro. Dovrebbero pagare 150 euro, ma i 2 nonnini hanno appena fatto la spesa, dunque ne hanno a disposizione solo poco più di 80: il truffatore dice che può andare bene lo stesso e in cambio dà loro 3 braccialetti spacciati per i gioielli del figlio, che però sono solo bigiotteria. Si mette in tasca 85 euro e con disinvoltura sale in una Citroen grigia per poi allontanarsi.

La coppia crede a quella storia, ma di ritorno a casa si trova a parlare con il figlio e viene fuori così che era tutta una sceneggiata. I 2 anziani capiscono che non resta che denunciare la spiacevole vicenda ai Carabinieri di Cimitile.

Le indagini partono subito. Vengono passati al setaccio i video del sistema di sorveglianza del supermercato in cui le vittime erano state avvicinate e si incrociano dati, descrizioni, foto segnaletiche e numeri di targa.

I militari arrivano in questo modo a identificare S. D. A. e le vittime lo riconoscono senza dubbio: è lui ad averli truffati. Alla luce dei risultati delle indagini dei Carabinieri, condivisi anche dall’Autorità giudiziaria di Nola, il G.I.P. emette un’ordinanza di custodia cautelare a cui i militari danno esecuzione, traducendo il truffatore ai domiciliari.

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Beccato pusher davanti la villa comunale di Qualiano

Il pusher 18enne è stato sorpreso in flagranza di reato nei pressi della Villa comunale di Qualiano

Qualiano. Questa notte i Carabinieri della Stazione di Qualiano hanno arrestato in flagranzan di reato G. S., un 18enne del luogo già noto alle forze dell'ordine. Il giovane è ritenuto responsabil di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio.
Il 18enne è stato stato sorpreso in via Palumbo dai militari dell'Arma di Qualiano comandati dal Mar Bilancio, nei pressi della villa comunale, dove si intratteneva con fare sospetto.

Dalla perquisizione personale sono state rinvenute nella sua disponibilità sedici stecchette di hashish del peso complessivo di 10 grammi e sei bustine di marijuana del peso complessimo di 5 grammi e la somma in denaro contante di circa 100 euro, che è stata ritenuta provento di attività illecita.

Nello stesso contesto è stato segnalato a prefetto anche un assuntore che in quel momento "acquistato" la droga. L'arrestato attualmente è in attesa di essere giudicato attraverso il rito direttissimo


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Pago Veiano, trovato con 50 grammi di cocaina: arrestato

L'uomo è stato fermato durante un servizio di Controllo del Territorio operato dai Carabinieri nel territorio di Pago Veiano in provincia di Benevento: aveva indosso 50 grammi di cocaina

Pago Veiano, Benevento. La notte scorsa, in territorio di Pago Veiano, lungo la Strada Provinciale 58, nel corso di un servizio finalizzato al controllo del territorio, i Carabinieri della Stazione Carabinieri di Pietrelcina hanno fermato un uomo a bordo di una BMW.

Nel corso della successiva perquisizione veicolare e personale operata dai militari dell'Arma è stato rinvenuto nelle sue immediate disponibilità un involucro di cellophane che si è dimostrato contenere 50 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, posta sotto sequestro.

L’uomo D.F.A., un 30enne di Benevento con trascorsi penali, dopo i conseguenti accertamenti è stato dichiarato in arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e, su disposizione del Sostituto Procuratore di turno, è stato accompagnato presso la sua abitazione in regime di detenzione domiciliare in attesa di giudizio.

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Quarto e San Vitaliano: tentano un "cavallo di ritorno" ma trovano i Carabinieri

Avevano anche concordato l'appuntamento in un'area di servizio a San Vitaliano per il riscatto di 6mila euro trattabili a 4mila necessari per riottenere un motore nautico rubato in una officina di Quarto

Quarto e San Vitaliano. Le indagini, avviate velocemente dai Carabinieri della locale Tenenza e della Compagnia di Castello di Cisterna, sono scattate dopo il furto di un motore nautico perpetrato nella notte del 13 maggio in un’officina nautica a Quarto ed hanno portato all'identificazione e all'arresto di tre persone.

Le manette sono scattate in un’area di servizio a San Vitaliano, durante l’incontro per il pagamento del riscatto fissato in precedenza attraverso una telefonata con la vittima. Secondo gli accordi, infatti, quest’ultima avrebbe dovuto pagare 6mila euro, ma c’era la possibilità di una trattativa per far scendere la somma a 4mila.

Prima che avvenisse il pagamento sono intervenuti i Carabinieri, arrestando in flagranza T. P., 47enne già noto alle forze dell'ordine, sua moglie M. B. 40enne, anche lei già nota alle forze di polizia e G. P., il loro figlio 21enne tutti residenti a San Vitaliano.

I tre sono tutti ritenuti dagli inquirenti responsabili di tentata estorsione; Al 47enne è stato contestato anche il reato di furto aggravato mentre al figlio 21enne la ricettazione.

Dopo le formalità dettate dall'arresto l'uomo è stato condotto in carcere, mentre madre e figlio sono stati posti al regime dei domiciliari.

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Va all'ospedale di Pozzuoli per un malore: nel parcheggio compie un furto

Un 36enne di Pozzuoli era ai domiciliali per furto di un'autoradio. Esce di casa e dice di andare all'ospedale per un malore: i medici lo trovano in perfetta salute, ma ruba da un'auto nel parcheggio un brosello e lo stereo

S. B., 36enne di pozzuoli, era ai domiciliari dopo essere stato arrestato il 21 marzo dai Carabinieri di Pozzuoli per un furto di un'autoradio, ma è uscito da casa per raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale di Pozzuoli  Santa Maria delle Grazie a causa di un sopraggiunto malore.

Terminata la visita medica presso l'ospedale si è rimesso in auto sulla via del ritorno, ma lungo la via Montenuovo Licola Patria si è imbattuto in una gazzella dei Carabinieri dell’aliquota radiomobile della Compagnia di Pozzuoli.

L'uomo alla guida ha tentato la fuga spingendo il piede sull’acceleratore, ma i carabinieri di fronte a quella manovra improvvisa, insospettitisi, si sono immediatamente messi all’inseguimento della Smart.
Fermata la piccola vettura, la hanno sottoposta a perquisizione rinvenendo un car stereo e un borsello nascosti sotto il sedile conducente del veicolo.

Dall'evento è partita una rapida indagine che ha consentito di accertare che S. B., una volta uscito dal pronto soccorso, dove peraltro era stato giudicato in buone condizioni, aveva mandato in frantumi il finestrino di una Ford Fiesta parcheggiata nei pressi del presidio ospedaliero e si era impossessato dell'autoradio e del borsello rinvenuti dai Carabinieri.

L’uomo è stato quindi arrestato per evasione e furto aggravato e la refurtiva è stata restituita al legittimo proprietario. S.B. è in attesa di giudizio con rito direttissimo.

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Aggredisce due persone in piazza Enrico De Nicola a Napoli: arrestato

Un 23enne gambiano ha aggredito due giovani in Piazza Enrico De Nicola a Napoli. Si è servito di bottiglie di vetro con cui ha colpito il primo e di un coltello con cui ha colpito alla gola il secondo 

Napoli. Il fatto è avvenuto la notte scorsa quando gli agenti della Polizia di Stato dei Commissariati Decumani e Vasto-Arenaccia, hanno arrestato un 23enne cittadino gambiano D. D. perché ritenuto responsabile dei reati di tentato omicidio aggravato, lesioni aggravate, nonché porto di armi ed oggetti atti ad offendere.

Alle ore 2:00 circa, i poliziotti si sono recati presso Piazza Enrico De Nicola in seguito alla chiamata di alcuni cittadini che hanno segnalato aggressioni. Appena giunti sul posto gli agenti hanno trovato il cittadino africano con una maglietta sporca di sangue ed una bottiglia di vetro rotta tra le mani che brandiva come una spada. Nell’altra mano aveva, invece, un accendino con il quale era intento ad appiccare il fuoco ad alcune sterpaglie e cartoni nei giardinetti pubblici. Nonostante le sue resistenze gli agenti sono riusciti a perquisirlo.

Sprovvisto di qualsiasi documento, il cittadino africano aveva una vistosa ferita alla mano e pertanto lo hanno convinto a farsi portare in ospedale per le cure del caso. Al Pronto Soccorso del Loreto Mare i sanitari gli hanno medicato il taglio, giudicandolo guaribile in 7 giorni. All’ospedale, però, c’erano altre due persone gravemente ferite che alla vista del gambiano sono letteralmente sobbalzate. Entrambe hanno, infatti, dichiarato agli agenti di essere state poco prima aggredite e ferite dallo straniero senza alcun motivo.

L’accaduto è stato altresì confermato da numerosi testimoni presenti. D. D. riconosciute le vittime è andato in escandescenza minacciando di sgozzarli se avessero riferito l’accaduto alla Polizia.

Uno degli aggrediti, un 21enne del quartiere San Lorenzo, ha riferito di essere stato colpito per ben due volte alla testa con una bottiglia senza alcun motivo mentre attraversava Piazza De Nicola. Per difendersi, il 21enne, ha dato vita ad una colluttazione con l’africano che, nell’ambito della lite, gli ha morso violentemente un dito provocando una copioso sanguinamento. Riuscitosi a liberare dalla morsa del cittadino gambiano, il giovane si è dato alla fuga ma il 23enne aveva continuato a lanciargli contro delle bottiglie nel tentativo di colpirlo. Il 21 enne, riuscito a raggiungere il pronto soccorso, aveva ricevuto le necessarie cure mediche per le numerose ferite, ricoverato e giudicato guaribile in 30 giorni.

L’altra vittima, invece, è un 19enne del posto, mentre attraversava piazza Enrico De Nicola in compagnia di un’amica in sella al suo motociclo, era stato colpito da una bottiglia vagante. Il 19enne, come nella normalità delle cose, ha arrestato la corsa del mezzo per comprendere cosa stesse accadendo; non ha fatto in tempo a rendersi conto della situazione quando è stato raggiunto dall’africano che, ha continuato a colpirlo con un’altra bottiglia. Quando il 19enne ha abbozzato una reazione difensiva, il gambiano 23enne ha estratto un coltello e ha colpito il giovane alla gola. Condotto immediatamente in ospedale, il ragazzo è stato medicato e ricoverato in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. La vicenda è stata confermata dalla sua amica presente all’aggressione.

D. D., clandestino e già noto per i suoi precedenti, nonché privo di qualsiasi documento di identità, è stato pertanto arrestato e subito condotto alla Casa Circondariale di Napoli – Poggioreale.

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Rapinava studenti e pensionati nelle stazioni di Casalnuovo e Pomigliano

Le sue vittime preferite studenti e pensionati in arrivo o in partenza nelle stazioni di Casalnuovo e Pomigliano

Casalnuovo. Questa mattina eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall'Ufficio del Gip presso il Tribunale di Nola a carico di G. D. P, un 23enne di Casalnuovo di Napoli con precedenti penali. Ad eseguire il provvedimento i Carabinieri della Tenenza di Casalnuovo di Napoli.

Il 23enne è ritenuto responsabile dagli inquirenti di rapina continuata aggravata. Le indagini dei Militare dell'Arma, infatti, coordinate dalla Procura di Nola hanno accertato la sua responsabilità per ben 13 rapine; l'uomo, secondo gli inquirenti, agiva da solo armato di pistola o coltello all'interno delle stazioni della circumvesuviana di Casalnuovo e Pomigliano d'Arco avvicinava le sue vittime - in partenza o in arrivo - e sotto minaccia delle armi, le costringeva a cosegnare denaro e telefoni cellulari.

15 gli studenti e pensionati rapinati, secondo gli inquirenti: il bottino complessivo 20 smartphone e 2.500 euro in contante. Nel corso delle indagini di G. D. P. era stato già arrestato 2 volte dai carabinieri: il 23 febbraio e il 2 marzo, in esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere per rapina. Questa risulta essere la adesso il terzo provvedimento, dopo essere stato identificato come il responsabile di altre 11 rapine.
Solo in una occasione si avvalse di un complice, identificato dai carabinieri e denunciato: era un 18enne di Casalnuovo già noto anche'egli alle forze dell'ordine.

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Maddaloni, un dispositivo impediva alle auto di chiudersi: due arresti

Servendosi di un dispositico che disturbava le frequenze impedivano alle porte delle auto di chiudersi. Così due ladri hanno messo a segno due colpi a Maddaloni in via delle Forche Caudine

Maddaloni, Caserta. Eseguita questa mattina una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 59enne e di un 47enne, già noti alle forze di Polizia ed originari del Quartiere Poggioreale a Napoli. I due sono ritenuti responsabili di due furti aggravati in concorso.

Ad emettere il provvedimento l’ufficio del Gip presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Nell’ambito delle indagini, condotte dai Carabinieri di Maddaloni e coordinate dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, è stato possibile appurare in che modo gli indagati, con l’ausilio di un disturbatore di frequenze e di un grimaldello per l’effrazione del cilindretto della serratura, approfittando delle ore di punta, in due diverse occasioni nei mesi di febbraio e marzo, si sono introdotti all’interno di due autovetture parcheggiate lungo via delle Forche Caudine a Maddaloni.

I due hanno portato via dalle vetture borse contenenti oggetti personali, bancomat, documenti, computer portatile e telefono cellulare per un valore complessivo di circa 4000 euro.

Il modus operandi, stando alla nota della Procura, era quello di aspettare in auto le possibili vittime davanti all’esercizio commerciale e appena quest’ultima scendeva dal veicolo attivavano il dispositivo disturbatore di frequenze per evitare alle porte di chiudersi e uno di loro si introduceva nelle vetture per portare via beni di valore.

Le indagini che hanno consentito la cattura sono state condotte attraverso la formalizzazione delle denunce, attraverso la meticolosa visione ed analisi dei video di sorveglianza degli esercizi commerciali, la comparazione fotografica e le perquisizioni domiciliari a carico degli indagati che hanno permesso di acquisire ulteriori prove.

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