Log in
27-May-2017 Aggiornato alle 11:00 +0200

Giugliano, biodigestore: un esperto individua delle criticità nelle carte

Sul biodigestore di Giugliano abbiamo interpellato il dr. Annibale Barca che ha fornito, in un incontro pubblico promosso da un gruppo di cittadini, delle motivazioni dove individua cause di nullità negli atti

Non si sono certamente tranquillizzati i cittadini di Giugliano per la futura entrata in funzione dell’impianto di biodigestione anaerobica della “Castaldo High Tech” Spa. Non sono bastati due incontri organizzati sul tema per rassicurare i cittadini sulla bontà dell’impianto e nemmeno le rassicurazioni del Sindaco Antonio Poziello che ha promesso controlli serrati sul funzionamento dell’impianto per sopire i dubbi. Nonostante l’iter sia quasi completo e l’impianto prossimo alla partenza, c’è chi vuole ancora vederci chiaro e capire se potesse esserci ancora qualcosa da fare per scongiurarlo.

In questa ottica un gruppo di cittadini di Giugliano hanno chiesto un parere sull’impianto al Dr. Annibale Barca, chimico ed esperto di fonti di energia rinnovabile. Il Dr. Barca ha prodotto per i cittadini in un incorntro pubblico degli spunti - che abbiamo deciso di approfondire - nell'ambito dei quali il dottore individua una serie di criticità; addirittura, a suo dire vi sarebbero inconguenze formali che potrebbero, a suo dire, permettere di ricorrere alla presso la Corte di Giustizia Europea.

Il Dr. Barca nelle sue osservazion ha mostrato delle criticità nel Decreto Dirigenziale della Regione Campania n° 3 del 13/01/2014 e nel Decreto Dirigenziale dello stesso Ente n° 447/2008. Il primo decreta la non assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale e il secondo decreta l’autorizzazione. Per Barca, infatti, i due atti sono nulli perché “in possesso delle figure sintomatiche dello sviamento, eccesso di potere e falsa applicazione di legge per i seguenti motivi: nel CONSIDERATO del primo decreto si attesta che la società Castaldo High Tech Spa ha trasmesso istanza di verifica di assoggettabilità a VIA ai sensi dell'art. 20 del D. Lgs. n. 4/2008, mentre la rubrica del decreto D. Lgs. n. 4/2008 non contiene alcun art. 20, in quanto il decreto stesso è composto di soli 4 articoli, evidenziando che l’atto è ricorribile presso la Corte di Giustizia Europea, per falsa applicazione di legge”.

In effetti abbiamo verificato e il decreto legislativo 4/2008 consta effettivamente di quattro articoli perché esso va a modificare il decreto legislativo 152/2006, si tratterebbe quindi di un errore formale. L’articolo 20 che si intendeva citare è contenuto appunto nella 152/2006 e successive modifiche. Alla luce di quanto detto la domanda è: i decreti dirigenziali n° 3 del 13/01/2014 sono validi? L’errore formale renderebbe in effetti nullo l’atto?

Il Dr. Barca ancora individua come secondo motivo di invalidità nel decreto n° 3 del 13/01/2014 al “punto a) del RILEVATO del citato decreto, in quanto ai sensi del comma 5 dell'art. 20 del d. lgs. 152/2006 è possibile disporre l'esclusione dalla procedura di valutazione ambientale solo se il progetto non ha impatti negativi e significativi sull'ambiente, mentre il progetto in questione, costituisce industria insalubre di prima classe essendo elencato al n. 100 dell'elenco B di cui al DM 5/9/1994.

Anche in questo caso abbiamo verificato quanto detto dal dr. Barca ed abbiamo riscontrato che il comma 5 dell’articolo 20 del decreto legislativo 152/2006 e successive modificazioni recita: “5. Se il progetto non ha impatti ambientali significativi o non costituisce modifica sostanziale, l'autorità competente dispone l'esclusione dalla procedura di valutazione ambientale e, se del caso, impartisce le necessarie prescrizioni.”. In merito alla posizione delle industrie insalubri la ritroviamo effettivamente seguendo le istruzioni di Barca: “100. Rifiuti solidi e liquami - depositi ed impianti di depurazione, trattamento”. L’impianto è annoverato nell’elenco delle industrie insalubri, quali sono le motivazione per ritenere di escluderlo dalla valutazione di impatto ambientale? Se la Regione ritiene di evitare la valutazione di Impatto ambientale, per quale motivo tali impianti sono annoverati tra le industri insalubri? Necessariamente una Amministrazione attenta come quella di Giugliano non può assolutamente evitare di verificare scrupolosamente se tutti i documenti e gli iter sono stati rispettati: solo in questo modo potrebbe rassicurare i cittadini definitivamente, quanto meno li renderebbe consapevoli della correttezza di tutte le procedure seguite per la realizzazione dell’impianto.

Ancora una volta Barca ha spiegato ai cittadini ed a noi del che è possibile intravedere un ulteriore motivo di invalidità degli atti e individuandolo nel “fatto che impianti al di sotto di 1 MW, come quello in questione, vedono come autorità procedente alla autorizzazione la Provincia”.

Barca individua quale Autorità competente per autorizzare gli impianti a Biomasse al di sotto del megawatt la Provincia. Anche in questo caso abbiamo effettuato le nostre verifiche ed abbiamo costatato la presenza di soli atti regionali che hanno fornito le autorizzazioni; in Campania la competenza in materia di Autorizzazione unica per impianti a fonti rinnovabili è della Regione, che però ha delegato alle Provincie la competenza per gli impianti fino a 1 MW di potenza con soglie fino a 5 MW per gli impianti alimentati a biomasse vegetali liquidi vergini e fino a 3 MW per gli impianti alimentati a biogas e altra tipologia di biomasse, ai Sensi della Deliberazione n. 1642 del 30 ottobre 2009 – Norme generali sul procedimento in materia di autorizzazione unica di cui all'art. 12 del D.Lgs 29.12.2003 n. 387. Per correttezza di informazione è bene ricordare che la Deliberazione 1642 del 30 ottobre 2009 è stata revocata dalla delibera di Giunta Regionale 48/2014 del 28/02/2014 che riporta la competenza alla Regione. Il Sindaco Poziello anche in qualità di Assessore all’ambiente dovrebbe controllare anche in questo caso approfondire.

Non siamo esperti di diritto amministrativo e di certo possiamo sbagliarci. Al fine di facilitare il compito delle autorità per la verifica metteremo in allegato tutto quanto usato per i riscontrare ciò ha trovato il dr. Barca. Siamo convinti che i cittadini meritino un ulteriore approfondimento da parte del Primo cittadino di Giugliano.

Barca ancora individuerebbe un “Ulteriore motivo di invalidità è che l'impianto in questione è un impianto di cogenerazione da 998 kw, come indicato dalla relazione tecnica allegata al progetto, e quindi ad esso è inapplicabile la normativa citata in premessa all'atto autorizzativo” La normativa richiamata nell’atto n° 447 del 23/06/2014, infatti, è la 387/2003, ma l’impianto ai sensi dell’art. 27 comma 20 della legge 99/2009, come suggerisce Barca e come abbiamo avuto modo di verificare, sarebbe un impianto di microcogenerazione ed è assoggettato, pertanto, alla denuncia di inizio attività ai sensi di cui agli articoli 22 e 23 del DPR 6 giugno 2001, n. 380, che rappresenterebbe una attività di competenza del Comune di Giugliano.

Non solo Barca introduce ancora un altro dubbio secondo il quale la procedura dovrebbe essere annullata: “La L. 241/90 prevede che alla CdS partecipi un unico soggetto abilitato ad esprimere in maniera univoca la volontà dell’ente, mentre risulta agli atti che le autorità partecipanti siano state rappresentate da soggetti diversi nel corso dei lavori. Tra questi soggetti, oltre al sindaco protempore, ha rappresentato il comune di Giugliano il responsabile dell'Ufficio Ecologia del Comune di Giugliano, all'epoca il geom. Antonio d'Orta”.
Ora aldilà delle vicende giudiziarie che anno colpito il tecnico del comune le cui responsabilità dovranno essere accertate presso le competenti sede ed in Italia, è bene ricordarlo, si è innocenti fino sentenza di colpevolezza passata in giudicato, il punto che analizza l’esperto - a cui hanno chiesto aiuto i cittadini - Sarebbe la presenza di due persone diverse nella Conferenza dei Servizi. Ancora Barca considera un’altra questione legata alla Conferenza dei Servizi spiegando che, ai sensi della 241/90, “la Conferenza dei Servizi servizi possa essere riconvocata una sola volta per ottenere chiarimenti, mentre risultano almeno sette sedute di quest'ultima”. In ultima analisi l’esperto ci spiega: “La cds è stata indetta da due diverse autorità procedenti, la Regione e la Provincia, come indicato nelle premesse del Decreto Dirigenziale 447/2014 di autorizzazione dell'impianto, al punto p) delle premesse, con la Regione che ha avocato a se il procedimento avviato e tenuto per ben 4 sedute dalla Provincia, il tutto in maniera illegittima in quanto come detto prima, non era soggetto alla normativa indicata.” Ad onor del vero la Regione Campania, come abbiamo fatto notare in precedenza, con la delibera di Giunta Regionale 48/2014 ha revocato la Deliberazione n. 1642 del 30 ottobre 2009, ma secondo Barca il procedimento proseguito in Regione sarebbe illegittimo perché non risponderebbe ai corretti riferimenti di legge.

Nel frattempo un gruppo di cittadini completamente indipendenti dalla politica si sta riunendo per costituire un Comitato di controllo dal basso.

Non siamo certo noi del “Punto!” a giudicare la correttezza e legittimità degli atti prodotti in merito all’impianto di Biodigestione non è il nostro compito: il nostro compito è quello di informare i cittadini, ma siamo convinti che ulteriori controlli vadano necessariamente condotti anche alla luce delle osservazioni del Dr. Barca che ha fornito, stando a quanto ci hanno spiegato i cittadini, il suo parere in maniera del tutto gratuita e disinteressata.

Il giornale come sempre resta a disposizione dei chiarimenti del Sindaco Poziello e di chiunque altro vorrà fornirne sulla vicenda al fine di informare i cittadini.

Vincenzo Perfetto

Direttore Editoriale

Sito web: www.puntomagazine.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.