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21-Jul-2017 Aggiornato alle 18:05 +0200

Il disagio dei giovani qualianesi

Natale 2011. I baluginanti addobbi conferiscono alla già pittoresca Qualiano un fascino surreale. Il Sindaco e l’Ammi-nistrazione comunale tutta; ne hanno valorizzato tutti gli aspetti territoriali, culturali e commerciali. Tramite il buonismo del Santo Natale, in prima persona mi adopero portavoce dell’unanime scon-certo delle madri qualianesi e trasferisco ai preposti assessori di competenza l’interrogativo che vige da quando l’unico cinema cittadino per supposto dolo s’incendiò e giammai ripristinato. Confidando nella clemente risposta di un “Babbo Natale” esplicitamente chiediamo: come si può essere tempestivamente operativi nel breve periodo natalizio e viceversa nei 358 giorni che lo precedono; inermi, o “succubi” del dedalo di leggi o meccanismi o chissà cosa che da anni precludono qualsivoglia iniziativa al ristoro ed allo svago degli adolescenti?
    Ai nostri giovani non è garantita alcunché sana attrattiva. Perché Qualiano è carente di strutture ricreative idonee allo sviluppo del confronto giovanile? Ancor meno ci si impegna alla possibile organizzata attività sportiva nell’ampio campo cittadino che resta solo per occasionali ospiti o di volenterosi affittuari.
    Riprovevole è il consueto scenario del sabato sera, quando gli adolescenti si accalcano nella principale piazza riversandosi negli unici bar e come unica espressione di divertimento riconoscono il canonico drink purtroppo spesso altamente alcolico; deleterio per la loro salute e talvolta fonte di comportamenti delinquenziali. Non meno grave è che i giovani patentati trasferiscano la loro vitalità in cittadine più all’avanguardia.
    Ci domandiamo dunque perché mai Qualiano deve essere solo un bel quadro paesaggistico? Con l’augurio che a qualcuno il Natale doni il coraggio di un serio impegno.

Cimitero, Antonio Cacciapuoti: «Non aumenteranno i costi»

Consigliere, ci può illustrare le sue impressioni riguardo il Project Financing?
    «In un momento di congiuntura economica particolare abbiamo deciso di adottare questa forma di appalto in quanto ci sono privati per che decidono di investire per poter, nella fattispecie, ampliare il cimitero. Non è quindi assolutamente vero che il cimitero sarà privatizzato: esso è e resterà comunale».
    Molti parlano di un aumento del costo dei loculi per i cittadini.
    «Assolutamente no. Il costo sarà fissato dall’Amministrazione tenendo conto dei parametri attuali di vendita. Non ci saranno dei rialzi importanti per i cittadini».
    Quanto le piace l’operato dell’Amministrazione? Ci sono aspetti in cui migliorare?
    «Bisogna impegnarsi molto di più. Non per ripetermi ma in un momento economico come questo che viviamo, non è stato sempre semplice poter amministrare. A volte abbiamo dovuto intervenire con sforzi personali per evitare di impegnare fondi del Comune. Ad esempio abbiamo dovuto affidare, con successo, le aiuole agli sponsor. Inoltre abbiamo ereditato debiti dal passato: in ogni modo abbiamo mantenuto un certo equilibrio e vi assicuro che non era semplice. Il futuro spero possa essere meno severo. Il patto di stabilità ci vincola per cui non possiamo pensare ad opere impegnative anche se a breve inizieremo i lavori dell’Istituto Alberghiero, abbiamo operato per sistemare lo Stadio comunale e la Grande viabilità».
    Quali sono i punti che Lei ritiene fondamentali per rilanciare Qualiano?
    «Dobbiamo ridare una denominazione al nostro paese. Qualiano non è più solo una realtà agricola. Dobbiamo rilanciare il commercio e l’artigianato che oggi sembra morto. Bisogna pianificare il rilancio adottando gli strumenti giusti come il PUC evitando, puntando sull’edilizia residenziale e non speculativa e sistemando le varie zone industriali e verdi oltre che di servizi».
    La viabilità è uno dei problemi storici che attanagliano il paese. Ci sono delle nuove iniziative a tal riguardo?
    «Siamo andati più volte a gara per dare in gestione le strisce blu. Purtroppo sono andate deserte probabilmente perché la relazione del bando non è risultata appetibile. Abbiamo, non potendo fare assunzioni, un parco vigili urbani vecchio e numericamente insufficiente per cui si dovrà fare un concorso per nuove assunzioni ma sia il patto di stabilità che la legge Brunetta rendono le cose, al momento, particolarmente difficili».

Le tante stragi del sabato notte

Ogni sabato sera i giovani si riuniscono per andare a divertirsi e questo è sicuramente un qualcosa di positivo perché ognuno ne ha il diritto, specialmente alla fine della settimana di lavoro o di studio un po’ di svago non fa di certo male.
    Puntualmente, però, ogni fine settimana i telegiornali ci riportano delle notizie sconvolgenti che ci lasciano senza fiato: parliamo della morte di persone che si “sballano” senza motivo, provocando danni a se stessi ed agli altri.
    Nulla può giustificare la morte, specie di innocenti che si trovano a camminare sul ciglio della strada e che vengono travolti da questi pirati. Negli ultimi anni la sorveglianza è aumentata.
    Spesso fuori alle discoteche si incontrano pattuglie delle Forze dell’Ordine che controllano il tasso alcolico nel sangue e sono molti i casi in cui vengono ritirate le patenti. Purtroppo il più delle volte si ha a che fare con ragazzi molto giovani che non si rendono conto delle loro reali condizioni di lucidità.
    A guidare questi ragazzi spesso c'è la loro incoscienza, poiché sarebbe sufficiente che uno di loro in un gruppo non bevesse, si potrebbe fare a turno per evitare disastri irreparabili.
    Molti insegnamenti potrebbero venire dalla scuola, mostrando ciò che può accadere a causa dell’alcol e di come può causare danni al nostro organismo oltre che rendere impraticabile la guida. Importante sarebbe anche una dura punizione da parte delle Forze dell’Ordine in modo da scoraggiare quelle persone che hanno un irresponsabile senso della vita.
    Anche noi giovani che non amiamo bere dobbiamo fare la nostra parte cercando di convincere i nostri amici ad evitare queste stragi: facendo da “Bob” come si dice in gergo e guidare al posto di chi non può farlo. Bisogna tenere bene a mente che anche un bicchiere può essere determinante.
    Se poi non abbiamo la patente, come si dice? Una chiamata a casa allunga la vita … mai come in questo caso!

Pelle nera ed integrazione, la vita dei nostri immigrati

Hagos, Kito e Malik. Tre uomini dalla pelle nera, provenienti dalla Nigeria e dal Ghana. Avete la minima idea di dove siano geograficamente collocati questi Paesi? 
    Tre uomini che hanno lasciato le loro terre natie per necessità, per quelle guerre ingiuste e lontane che sembra-no non meritare l’attenzione dei media, per quella fame che incombe minacciosa, giorno dopo giorno da decenni, su tutta la popolazione, per la quale “sarebbe troppo difficile trovare una soluzione”, per la mancanza di lavoro, per lo sfruttamento del territorio da parte del mondo “occidentalizzato”, per la non-democrazia che vige imperante nelle dittature militari governanti quelle lontane città insabbiate e vittime del sole infuocato. Hagos, Kito e Malik, tre uomini diversi per tre storie diverse, accomunati da due grandi occhi spaventati che hanno vissuto scene da colori forti; forte com’è rosso il sangue, forte com’è blu il mare profondo, forte com’è nera la loro pelle, che troppo spesso è causa di ingiustificabili discriminazioni sociali e culturali.
    Hagos viene dal Ghana, ha lasciato il suo Paese sei anni fa, fatica a parlare l’italiano nonostante viva in Italia da tanto tempo ormai e così preferisce esprimersi in inglese. Dopo un lungo peregrinare, decide di stabilirsi a Qualiano, dove ha aperto, non senza difficoltà, un piccolo bazar che gestisce da circa quattro mesi e che ha deciso di chiamare “MamaAfrica”, come se attraverso questo breve nome abbia voluto affermare non solo la sua personale identità africana, ma esprimere anche l’insopportabile man-canza della terra che lo ha messo al mondo, paragonandola alla sofferenza che deriva dalla lontananza forzata di una madre. Hagos vende prodotti tipicamente africani a poco prezzo e dice di avere il suo giro di clienti, tutti rigorosamente dalla pelle nera o mulatta.
    Kito è uno dei suoi clienti abituali, viene dalla Nigeria, parla perfettamente l’inglese e mastica bene anche l’italiano. È in Italia da quattro anni, abita a Varcaturo ed ha sposato una donna polacca: mostra fiero la foto di sua moglie con i loro tre figli; fa il barbiere, ma dice di non aver avuto la possibilità, per questioni “burocratiche”, di aprire un’attività propria, un negozio di acconciature maschili. Così prende appuntamenti e si sposta di casa in casa, munito di rasoio, forbici e pettine. A quanto pare anche la sua clientela ha la pelle nera: non ricorda di aver mai preso appuntamento con un bianco italiano.
    Infine si ferma Malik, col suo rumoroso Free che a prima vista sembrerebbe necessitare di fari nuovi. Compra da Hagos pasta, cibo in scatola e della carne che il proprietario del bazar propone come piatto del giorno. Ha lasciato il Ghana sei anni fa, è stato in Germania, in Olanda, al Nord Italia e adesso vive in una fatiscente casa sulla strada Qualiano-Marano.
    Gli piacerebbe avere un’auto, perché fa così freddo alle cinque del mattino, quando scende di casa per andare a lavoro. Malik fa il muratore sporadicamente e, quando lavora, guadagna 30€ al giorno se gli va bene.  È molto socievole, riesce a farsi capire parlando in inglese, un po’ in italiano e mostrando, col sorriso sulle labbra, di conoscere anche qualche termine napoletano.
    Complessivamente dice di trovarsi bene in Italia, ma solo perché è riuscito a trovare un lavoro che gli permette di acquistare solo ed esclusivamente beni di prima necessità, quale il cibo. In fondo di cosa dovrebbe aver bisogno? Indica un suo amico in strada, un “my friend”, come lo definiremmo noi con bonarietà (e con una velata ipocrisia…): sta parlando, attraverso un cancello, con un bambino dalla pelle bianca.
    Il bambino non può uscire a giocare nel quartiere, perché suo padre gli ha detto che è pericoloso poiché ci sono persone dalla pelle scura, diversi da loro, che potrebbero fargli del male, inculcando in lui un chiaro sentimento di timore, da cui, a lungo andare, scaturiscono inconsciamente atteggiamenti di razzismo, discriminazione e di presunta superiorità rispetto a persone che hanno un colore di pelle e tratti somatici differenti dai nostri, ma che condividono con noi lo stesso sangue, la stessa umanità. Malik fa un’osservazione: quando era in Germania e in Olanda, aveva molti amici del posto, con cui il sabato sera usciva per una birra e quattro chiacchiere. Da azioni così abituali e naturali, inconsapevolmente, faceva scaturire uno spettacolare incontro di culture e modi di vivere completamente diversi, arricchendo i suoi amici tedeschi e olandesi, e arricchendo se stesso, ghanese di origine.     Al contrario, da quando è in Italia, afferma di non aver mai intrattenuto rapporti con italiani, se non per questioni lavorative e dice che, da quanto è riuscito a capire, sarebbe inconcepibile che un ragazzo italiano della sua stessa età lo possa integrare all’interno del gruppo di familiari, amici e conoscenti. Eppure con l’aria rassegnata dice che va bene così, finché c’è lavoro. A parte sporadici episodi di forte razzismo, come la terribile strage di Castelvolturno nel 2008 e la più recente sparatoria verso due senegalesi da parte di un membro del partito neofascista di Casapound avvenuta in dicembre a Firenze, pesanti dimostrazioni razziste allo interno dei nostri piccoli paesi non ce ne sono mai stati.     Ma è chiaro, dai racconti dei tre ragazzi africani, che gli extracomunitari che vivono a pochi metri dalle nostre case, subiscono discriminazioni razziali ogni giorno da parte nostra, poiché ci ostiniamo a ghettizzarli, metaforicamente parlando, nei loro bazar, nelle loro professioni e nelle loro relazioni col territorio. Siamo semplici cittadini che si nascondono dietro i loro ridicoli luoghi comuni, dietro i loro pregiudizi incurabilmente radicati, dietro sentimenti  di sospetto se, passeggiando per strada, ci vediamo costretti a condividere il marciapiede con un nero. Ci nascondiamo dietro la nostra ignoranza per evitare in tutti i modi un confronto con una mano dal colore più scuro della nostra.     E se riuscissimo a scalfire la nostra intolleranza comple-tamente infondata, e ad aprirci verso un piccolo mondo diverso dal nostro, quale è quello di un africano immigrato che si trova nel nostro paese? Potremmo stupirci nel sentire le parole di ogni singola persona  che è nata ed è vissuta a migliaia di kilometri da noi, in contesti culturali, sociali e religiosi completamente lontani dai nostri. E magari, ricambiare il favore. C’è da rifletterci.

Musella, come può cambiare la raccolta dei rifiuti

    Più volte abbiamo sottolineato la situazione penosa lasciata dopo il mercato rionale: rifiuti sparsi un po' ovunque. Assessore come ha intenzione di intervenire?
    «Già siamo intervenuti, attraverso gli agenti di Polizia Municipale addetti al monitoraggio ambientale, che hanno intimato ai mercatari di lasciare la zona pulita così come l'hanno trovata al fine di evitare sanzioni amministrative. L'intervento è avvenuto il giorno 13 dicembre ed effettivamente dopo il mercato non abbiamo alcun rifiuto a terra».
   
    Assessore ci spieghi come funziona la “Delibera di sponsorizzazione”.
    Cosa prevede e cosa dovrebbe produrre.
    «La delibera è stata pensata per affidare la raccolta di alcuni materiali riciclabili che attualmente  i cittadini, purtroppo, non riescono a smaltire. Essa prevede un contratto stipulato tra il Comune di Qualiano e ditte specializzate che si proporranno per partecipare al servizio di smaltimento di alcuni tipi di rifiuti, che altrimenti non possiamo raccogliere; mi riferisco a: olii alimentari esausti, indumenti e scarpe usati, pneumatici dismessi e abban-donati.
    Sono sicuro di avere riscontri favorevoli come già avvenuto per le aiuole e piazze».

    Questione rifiuti abban-donati sulla grande viabilità. Come è andata a finire?
    «Quando ci incontrammo durante il controllo sul sito, rapidamente le spiegai il ritrovamento il ritrovamento di rifiuti pericolosi abbandonati.     Le dissi, inoltre, che sarebbero state comminate alcune multe perché in quella sede rinvenimmo prove inoppugnabili: ebbene oggi le dico che le multe sono state recapitate ai trasgressori.
    Volevo far presente che Qualiano è uno dei comuni più virtuosi del comprensorio, tuttavia paga lo scotto di avere strade di periferia ampie che si prestano allo smaltimento illegale dei rifiuti solidi urbani, dovendoli raccogliere per ovvi motivi sanitari e per decoro, la percentuale di  raccolta differenziata scende automaticamente perché i rifiuti abbandonati devono anch'essi smaltiti presso gli Stir, aumentando la percentuale di indifferenziato.
    Dovendo scegliere preferisco la città pulita e una percentuale più bassa».

L'anno che verrà ...

Alla fine, così come all’inizio di un nuovo anno si tirano bilanci e di conseguenza si fanno i nuovi propositi per i dodici mesi che devono arrivare.
    La crisi ha inevitabilmente monopolizzato la nostra attenzione ed i risultati, specie nel periodo delle festività, sono ben noti: drastico calo dei consumi, poca voglia anche di distrarsi anche per pochi giorni.
    Lo Stato centrale ha calato sul tavolo la bolletta, salata, che tutti dovremo necessariamente pagare per evitare il fallimento che sarebbe, a buona ragione, una catastrofe assolutamente da scongiurare; l’atmosfera che regna è molto pessimistica eppure ci sono ragioni che dovrebbero quantomeno far-ci riflettere sul futuro. Lo scenario è nero, non ci sono dubbi, ma dobbiamo cercare di vedere l’occasione che può aprirsi dinnanzi a noi. I momenti di crisi assoluta, in passato concisi anche con periodi di guerra, sono stati sempre opportunità di cam-biamento delle regole del gioco.
    Qui le regole sono abbondantemente saltate e ci siamo resi conto, a mano a mano, che non è più possibile continuare con il sistema attuale; allora c’è bisogno di un passaggio che sia non di ristrutturazione ma di proposizione di nuove regole, moderne e che possano traghettarci nel futuro quale base di partenza e non come palliativo per l’emergenza.
    Il sistema va rifondato dal basso e quindi la politica locale diventa protagonista. Abbiamo necessità di un classe dirigenziale che sia culturalmente preparata e che possa guardare con occhio completamente nuovo alle sfide che ci aspettano.
    Il Comune deve essere guidato da manager all’altez-za, che sappiano di politica, siano in grado di interloquire in lingue diverse dal “solo” italiano e che sappiano utilizzare le nuove tecnologie in ambiti diversi.
    Questi sono gli strumenti ma devono essere supportati dalla giusta preparazione culturale e non sono scolastica perché non siano chiusi o che ragionino magari come i predecessori di decenni prima. Pensiamoci bene.

Villaricca, presentazione de L'inizio del Buio: Veltroni ed i mass media

Dopo la presentazione de "L'inizio del buio", l'ultimo libro di Walter Veltroni presso l'Istituto “Don Mauro” di Villaricca, è scaturito un interessante dibattito sul ruolo dei media e la relativa programmazione.
In questa fase protagonisti sono stati i giovani che non hanno risparmiato domande allo scrittore. Veltroni ha fatto riferimento a programmi intelligenti e programmi che non accendono il ragionamento, lasciando ai ragazzi presenti l'esempio del "GF" e di "X-Factor".
Egli ha spiegato che nel primo agli aspiranti concorrenti non è richiesta alcuna dote particolare, mentre nel secondo i giovani che partecipano ai provini devono avere talento per poter essere selezionati tra moltissimi; una volta entrati dovranno sottoporsi ad una gara dove vincerà quantomeno il più bravo. Da qui, un'altra ondata di domande riguardanti i palinsesti televisivi che inseriscono i programmi più intelligenti frutto di un accurata ricerca dei contenuti in un orario dove il pubblico non sempre può sintonizzarsi per fruirne.
A questi Veltroni ha risposto che, purtroppo, i palinsesti vengono organizzati secondo una programmazione costruita per portare al massimo gli ascolti su programmi più leggeri ed adatti a tutti. Di tanto in tanto, però, sarebbe necessario portare al grande pubblico anche quelli con contenuti ricercati, molte volte celati dietro una comicità intelligente e pungente.
Ancora, l'autore spiega agli studenti del "Don Mauro" ed ai presenti che il passaggio dalla TV in bianco e nero a quella a colori segnò per la sua generazione il passaggio da una vita "in bianco e nero" ad una a "colori", testimoniata, altresì, dai colori sgargianti dei vestiti, metafora di una aspettativa di un futuro migliore. Oggi, invece, spiega Veltroni, i giovani vestono colori scuri, quasi a voler presagire un futuro nero.
Da qui la nostra domanda passando per il suo articolo "Io so che questa Italia si merita di più" pubblicato da Corriere della Sera - Radiografie pasoliniane del 7 novembre 2011.
Gli abbiamo chiesto come mai, alla luce del suo articolo carico di rivelazioni, nulla sia accaduto e se il passaggio ad un nuovo “colore” venga attraverso una sorta di risposta dalle istituzioni. Veltroni ci ha risposto spiegando di essere lui stesso sorpreso e che in Italia non c'è una volontà di venire a capo su tali vicende.

 

Vada per l'anno prossimo

Il 2011 è alle spalle ed è tempo di tirare le somme. Le sfide sono dietro la porta e la congiuntura economica sta costringendo le famiglie a tirare sempre più la "cinghia".
    Il processo che ne segue è da effetto domino: ne risente l'intera economia che stenta a trovare i ritmi che possano far riprendere la crescita dell'intera Nazione.
    Eppure momenti come questo devono far riflettere per poter ristabilire le regole del gioco onde porre nuove fondamenta all'economia. La soluzione deve partire dalla politica locale che deve essere all'altezza della situazione.

Il giovane talento di Qualiano

Si chiama Antonio Granata ed è di Qualiano. È presto per dirlo ma molti scommettono che sentiremo tra non molto parlare di lui nel grande scenario calcistico. Difensore centrale, alto ed elegante nei movimenti, gioca attualmente nei Giovanissimi Nazionali del Napoli.
    Antonio classe ’97 ha mosso i primi passi in un campo di calcio fin da piccolissimo nelle fila dell’Atletico Ardor e, dopo un’altra esperienza di due anni sotto l’occhio vigile di mister Ciccio Foggia, è approdato alla squadra azzurra. Il suo idolo è Puyol del Barcellona ed il sogno, manco a dirlo, è di giocare in prima squadra tra qualche anno, magari al fianco di Cavani, Lavezzi, Hamsik e capitan Cannavaro. Intanto di lui si è accorto mister Rocca che lo ha convocato il 10 novembre per uno stage di un giorno alla Borghesiana.
    L’unico consiglio che possiamo dare a questo giovane talento nostrano è di continuare a divertirsi come sempre, senza pensare troppo al risultato futuro ma impegnandosi nello studio e nella vita così come nello sport con la certezza e l’augurio che tutti i suoi sogni possano avverarsi.
Carmine Sgariglia

Il nuovo evento di Musica & Canto

Domenica 13 novembre alle ore 18:30 l'associazione “Musica e Canto” Onlus presso il teatro Alfieri di Marano di Napoli, ha presentato lo spettacolo canoro NAPULE DINT ‘O CORE con la partecipazione straordinaria di Ritmanima ed lo spettacolo di cabaret del bravissimo Sasà Farrara.
    Una bellissima serata di balli e ricca di colpi di scena, il tutto accompagnato passo per passo dalla splendida e brava presentatrice Alessandra Moriello. La stessa Moriello prima dell'inizio dello spettacolo, in un momento significativo, ha intervistato alcune ragazze dell'associazione chiedendo loro come si trovassero a partecipare a questo sodalizio. La prima, Nancy Iandoli risponde che si trova molto bene e che è molto felice di farne parte mentre la seconda Dorina Conte, una delle ultime entrate a farne parte ha espresso la sua gioia perché si può esibire ed esprimere attraverso la musica la solidarietà. Il tutto è stato accompagnato ed organizzato dal Direttore Artistico nonché presidente dell' associazione Massimo Gialone.
Rosario Albano

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